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Amministrazione di sostegno: cos’è?

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Psicologia Giuridica

Amministrazione di sostegno: cos’è?

Quando si applica e perché è centrata sulla persona?

L’amministrazione di sostegno è una misura di protezione giuridica pensata per tutelare le persone che, a causa di una menomazione fisica o psichica, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

Il suo obiettivo non è sostituire automaticamente la persona nelle decisioni, ma offrirle un sostegno proporzionato alle sue concrete difficoltà, preservandone per quanto possibile autonomia, capacità di autodeterminazione e dignità.

È proprio questo uno degli elementi che caratterizzano l’amministrazione di sostegno: proteggere senza comprimere più del necessario la capacità della persona di decidere e di partecipare alle scelte che la riguardano.

La Corte costituzionale ha sottolineato questa funzione della misura, evidenziando la necessità di un intervento calibrato sulla situazione concreta della persona e rispettoso della sua dignità e della sua autonomia (Corte costituzionale, sent. n. 144/2019).

Quando si può ricorrere all’amministrazione di sostegno?

L’amministrazione di sostegno può essere disposta quando una persona, per effetto di una menomazione fisica o psichica, non è in grado di provvedere, anche solo parzialmente o temporaneamente, ai propri interessi.

Non è quindi la presenza di una determinata diagnosi o di una particolare condizione clinica a determinare automaticamente la necessità dell’amministrazione di sostegno.

Ciò che rileva è la concreta incidenza della condizione della persona sulla sua capacità di provvedere ai propri interessi e la necessità di una misura di protezione.

La situazione può essere stabile oppure temporanea. Può riguardare, ad esempio, persone con una compromissione cognitiva, una patologia psichica o neurologica, una disabilità che incida concretamente sulla gestione dei propri interessi, ma anche persone che attraversano una fase temporanea di particolare vulnerabilità.

In questa prospettiva, non è sufficiente valutare la gravità della condizione in astratto: occorre chiedersi quale sia il bisogno concreto di protezione e quale intervento sia realmente necessario.

L’amministrazione di sostegno dovrebbe quindi essere costruita, per quanto possibile, sulla specifica situazione della persona, evitando limitazioni più ampie di quelle necessarie.

Chi può chiedere l’amministrazione di sostegno?

Il procedimento si avvia con un ricorso al giudice tutelare competente, individuato in relazione alla residenza o al domicilio della persona interessata.

La legge attribuisce la possibilità di presentare il ricorso alla stessa persona interessata e ad alcuni soggetti individuati espressamente, tra cui il coniuge, la persona stabilmente convivente, i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo grado, oltre al tutore o curatore e al pubblico ministero.

Un ruolo specifico è inoltre riconosciuto ai responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e nell’assistenza della persona.

Quando vengono a conoscenza di fatti tali da rendere opportuna l’apertura del procedimento, questi soggetti sono tenuti a presentare il ricorso al giudice tutelare oppure a informare il pubblico ministero.

Il procedimento si svolge quindi nell’ambito della giurisdizione volontaria e ha come finalità principale la protezione della persona, non l’accertamento di una generica incapacità.

Il beneficiario deve essere ascoltato?

Sì. L’ascolto della persona interessata rappresenta un passaggio centrale del procedimento.

L’art. 407 del Codice civile prevede che il giudice tutelare debba sentire personalmente la persona cui il procedimento si riferisce, recandosi, quando necessario, nel luogo in cui questa si trova.

Il giudice deve inoltre tenere conto, compatibilmente con gli interessi e le esigenze di protezione della persona, dei suoi bisogni e delle sue richieste.

Questo aspetto assume particolare rilievo anche in una prospettiva psicologico-giuridica: la persona non dovrebbe essere considerata esclusivamente attraverso la propria diagnosi, la propria menomazione o le informazioni fornite da familiari e servizi, ma deve essere coinvolta, per quanto possibile, nel procedimento che riguarda la sua vita.

L’ascolto consente infatti di raccogliere direttamente il punto di vista della persona, comprendere i suoi bisogni e le sue preferenze e acquisire elementi utili per individuare una misura realmente adeguata alla situazione concreta.

La Corte di Cassazione ha evidenziato il rilievo dell’audizione anche rispetto alla necessità di individuare la soluzione maggiormente rispettosa della persona e di calibrare le eventuali limitazioni secondo lo stretto necessario (Cass. civ., sez. I, ord. n. 1667 del 19 gennaio 2023).

L’amministrazione di sostegno non significa perdere automaticamente la propria autonomia

Uno degli aspetti più importanti da chiarire è che l’apertura di un’amministrazione di sostegno non comporta, di per sé, una generale perdita della capacità di agire.

La persona conserva infatti la capacità di compiere tutti gli atti per i quali non sia necessaria la rappresentanza o l’assistenza dell’amministratore di sostegno, secondo quanto stabilito dal giudice nel decreto di nomina.

Questo principio riflette la natura stessa dell’istituto: l’obiettivo non è sostituire la persona nelle decisioni, ma sostenerla nelle aree in cui ne ha effettivamente bisogno.

Per questo motivo, l’amministrazione di sostegno dovrebbe essere considerata una misura personalizzata e proporzionata, costruita intorno alle esigenze concrete del beneficiario.

Una misura centrata sulla persona

L’amministrazione di sostegno si colloca quindi in una prospettiva nella quale protezione e autodeterminazione devono trovare un equilibrio.

La valutazione non dovrebbe fermarsi alla diagnosi o alla presenza di una condizione di fragilità, ma considerare il funzionamento concreto della persona, le sue risorse, le difficoltà che incontra e il tipo di supporto di cui necessita.

È proprio in questo spazio che la prospettiva psicologico-giuridica può offrire un contributo significativo: comprendere la persona nella sua complessità, distinguendo la presenza di una condizione clinica dalla concreta necessità di protezione e valorizzando, per quanto possibile, capacità, risorse, volontà e autodeterminazione.

L’amministrazione di sostegno, in questa prospettiva, non è quindi semplicemente uno strumento per “decidere al posto di qualcuno”, ma una misura che dovrebbe consentire alla persona di continuare a partecipare alle decisioni che la riguardano, con il sostegno necessario e con il minor sacrificio possibile della sua autonomia.

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