Iscrizione all’albo CTU 2026, la scadenza è il 31 ottobre: requisiti e come presentare domanda

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Iscrizione all’albo CTU 2026, la scadenza è il 31 ottobre: requisiti e come presentare domanda

Gli psicologi che desiderano iscriversi all’albo dei consulenti tecnici d’ufficio hanno tempo fino al 31 ottobre. Dopodiché le iscrizioni rimarranno chiuse fino a marzo 2027. Per chi esercita la professione, l’iscrizione all’albo rappresenta la via maestra per essere nominati dal giudice in una causa civile per valutazioni della capacità genitoriale, ascolto dei minori, accertamenti sulla capacità di agire: un’attività che si affianca al lavoro clinico, che porta ulteriori guadagni e costruisce un profilo professionale diverso da quello di chi riceve solo pazienti in studio. Ecco tutto quello che c’è da sapere per cogliere l’opportunità.

Cos’è l’albo dei CTU e com’è cambiato con la riforma Cartabia

L’albo dei consulenti tecnici d’ufficio raccoglie i professionisti ai quali il giudice civile può affidare un incarico peritale. Quando in una causa serve una competenza che il magistrato non possiede, e la valutazione della capacità genitoriale è l’esempio più frequente per gli psicologi, il giudice attinge a quell’elenco e nomina un consulente.

Fino a pochi anni fa ogni tribunale teneva il proprio albo su base cartacea, con criteri di ammissione, scadenze e modulistica che cambiavano da città a città. La riforma Cartabia ha sostituito quella frammentazione con un sistema unico. Il decreto ministeriale n. 109 dell’11 agosto 2023 ha istituito l’albo unico dei consulenti tecnici d’ufficio, definendo le categorie, i settori di specializzazione e i requisiti di iscrizione, mentre le domande sono confluite su un portale telematico nazionale gestito dal ministero della Giustizia. Da lì magistrati e avvocati consultano un elenco strutturato con regole e criteri uguali in tutta Italia.

L’iscrizione continua a riferirsi al tribunale del circondario di residenza, ma il dato confluisce nell’elenco nazionale, consultabile anche dai cittadini. Così un giudice di un altro distretto può trovare il nome di un consulente che non avrebbe mai incontrato con il vecchio sistema.

Nel portale convivono due sezioni distinte: quella dei consulenti tecnici d’ufficio (CTU), per l’ambito civile, e quella dei periti, per l’ambito penale. Sono governate da regole diverse e la differenza più rilevante riguarda i tempi: per i periti non sono previste finestre temporali specifiche per le nuove iscrizioni, mentre per i CTU le domande si possono presentare soltanto in due periodi dell’anno.

Quanto guadagna un CTU e i vantaggi dell’iscrizione

I compensi del consulente tecnico d’ufficio, a differenza di quanto avviene nel privato, non si contrattano: li liquida il giudice, applicando il testo unico sulle spese di giustizia e il decreto ministeriale del 30 maggio 2002. A seconda dell’incarico, l’onorario può essere fisso, variabile fra un minimo e un massimo, calcolato a percentuale sul valore della controversia oppure commisurato al tempo impiegato, con il criterio delle vacazioni.

Per le consulenze psicologiche si applica quasi sempre l’ultimo criterio ed è qui che i conti diventano impietosi. La vacazione, che corrisponde a due ore di lavoro, vale 14,68 euro, importo fermi al 2002 e mai adeguati, nonostante la legge ne preveda l’aggiornamento periodico.

Due elementi correggono il quadro: il primo è che per le prestazioni di particolare complessità il giudice può aumentare l’onorario fino al doppio degli importi previsti in tabella; il secondo è che, con la sentenza n. 14327 del 2026, il TAR del Lazio ha accolto il ricorso di un ordine professionale e imposto al ministero della Giustizia e al ministero dell’Economia di provvedere entro centoventi giorni all’adeguamento ISTAT dei compensi degli ausiliari del magistrato, rimasto inattuato dal 2002. Il viceministro della Giustizia ha annunciato una rivalutazione dell’ordine del 61%, con criteri differenziati per materia, vacazione e fascia oraria.

Il guadagno che non passa dal tribunale

In realtà, l’attività peritale ha due mercati e solo uno è regolato dalle tabelle ministeriali. Il consulente tecnico di parte (CTP) non è vincolato al decreto del 2002: il suo compenso è pattuito liberamente con il cliente. E gli avvocati, quando cercano un consulente di parte da opporre a una CTU sulla capacità genitoriale o sull’ascolto del minore, scelgono fra i professionisti che quel ruolo lo conoscono dall’interno. Poi ci sono tanti altri vantaggi considerevoli dell’iscrizione all’albo dei CTU:

  • la visibilità professionale. Con il portale telematico nazionale l’elenco dei consulenti iscritti è consultabile online e non solo dai magistrati del proprio circondario. Un professionista può essere cercato da giudici e avvocati che nel vecchio sistema cartaceo non lo avrebbero mai trovato;
  • una seconda fonte di reddito indipendente dal passaparola. Gli incarichi del tribunale non dipendono dal proprio bacino di pazienti né dalla stagionalità dello studio;
  • un profilo professionale diverso. La perizia richiede competenze che il lavoro clinico non fornisce, come scrivere per un lettore giuridico, reggere il contraddittorio con i consulenti di parte, rispondere a un quesito senza sconfinare. Sono capacità che restano e che si riflettono anche sulla pratica privata.

Come si presenta la domanda d’iscrizione all’albo dei CTU

La procedura d’iscrizione è interamente online e si svolge sul portale ministeriale dedicato agli albi dei CTU e dei periti. Il professionista si autentica tramite SPID o CNS, carica il proprio curriculum e gli allegati richiesti e, una volta registrata la domanda, effettua il pagamento della quota.

La domanda si presenta al tribunale del circondario di residenza o di domicilio professionale. Dallo stesso portale è poi possibile seguire lo stato di avanzamento della pratica e ricevere le comunicazioni del tribunale. Per i membri della community PIT c’è il nostro webinar che spiega, passo dopo passo, come fare.

Le due finestre annuali

Le nuove domande di iscrizione all’albo dei CTU possono essere presentate esclusivamente tra il 1° marzo e il 30 aprile e tra il 1° settembre e il 31 ottobre di ciascun anno. Fuori da queste date il portale non accetta richieste. Di conseguenza, chi lascia scadere il 31 ottobre attende fino al marzo successivo per potersi iscrivere, perdendo oltre quattro mesi di possibili incarichi.

I requisiti previsti dal DM 109/2023

Il decreto ministeriale n.109/2023, in attuazione della riforma Cartabia, individua le categorie dell’albo, i settori di specializzazione e i requisiti di iscrizione, ai quali è indispensabile attenersi. Nella compilazione, la scelta della categoria e del settore di specializzazione non è un semplice dettaglio burocratico: è ciò che determina la tipologia di incarichi che il giudice potrà affidare. Una collocazione approssimativa produce nomine incoerenti con le proprie competenze o nessuna nomina.

La conferma biennale, il passaggio che fa perdere l’iscrizione

L’iscrizione non è acquisita una volta per tutte. Le tempistiche e le modalità della conferma non coincidono necessariamente con la finestra prevista, ma sono stabilite nell’ambito della procedura di revisione attivata dal singolo tribunale, che comunica via PEC l’avvio del procedimento, i requisiti richiesti e il termine per presentare la domanda di conferma.

Chi non risponde perde l’opportunità: la mancata presentazione della domanda di conferma è interpretata come rinuncia e comporta la cancellazione da parte del comitato competente, salva la possibilità di presentare in seguito una nuova domanda. Per chi si era iscritto sul portale nazionale nel 2024, la prima conferma è ricaduta nel 2026, con termini fissati tribunale per tribunale.

L’iscrizione non basta: cosa fare per essere scelti dal giudice

Iscriversi all’albo dei CTU non significa necessariamente ottenere una nomina. Di solito, il magistrato sceglie fra gli iscritti leggendo il curriculum, la specializzazione dichiarata e l’esperienza documentata. Per uno psicologo, questo significa che il valore della domanda si costruisce prima di presentarla, con i titoli di formazione specifica in ambito giuridico-forense, le consulenze svolte come consulente tecnico di parte, le pubblicazioni e i percorsi di aggiornamento.

Inoltre, i giudici sono inclini a preferire i professionisti che dimostrano di conoscere a menadito le regole della riforma e le procedure. È esattamente la ragione per cui la formazione sul metodo peritale, e non solo sulla materia psicologica, è diventata la parte decisiva della preparazione.

Come arrivare preparati al primo incarico

Per consentire a tutti i professionisti di prepararsi al meglio, Psicologia in Tribunale ha creato il corso “Il Consulente tecnico d’ufficio dopo la Riforma Cartabia”, giunto alla seconda edizione aggiornata, che ricostruisce l’intero percorso del consulente alla luce delle nuove norme: la nomina, il giuramento, le operazioni peritali, il contraddittorio con i consulenti di parte, i termini e la stesura dell’elaborato.

Tenuto da professionisti che lavorano ogni giorno negli incarichi peritali, è uno dei pochi percorsi a offrire competenze pratiche e concrete ai neoiscritti che desiderano essere scelti dai giudici. Lo stesso tema, poi, è approfondito nel volume “La nuova CTU psicologica dopo la Riforma Cartabia”, edito da Pacini Giuridica.

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