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La Francia apre la strada in Europa: social network vietati ai minori di 15 anni.
La Francia apre la strada in Europa: social network vietati ai minori di 15 anni.
Con l’approvazione della nuova legge, la Francia diventa il primo Paese dell’Unione europea a vietare l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, affidando alle piattaforme il compito di verificare l’età degli utenti attraverso sistemi dedicati. La riforma si accompagna inoltre a un rafforzamento delle misure volte a limitare l’utilizzo degli smartphone negli istituti scolastici.
A livello internazionale, un precedente è rappresentato dall’Australia, che già alla fine del 2025 ha introdotto un analogo divieto per gli under 16. La normativa francese, promossa dalla deputata Laure Miller, dovrà ora affrontare l’eventuale controllo di costituzionalità da parte del Conseil constitutionnel.
Il dibattito, tuttavia, coinvolge ormai gran parte dell’Europa. Regno Unito, Spagna, Danimarca e Italia stanno valutando misure analoghe, anche se nel nostro Paese le proposte di legge sono ancora all’esame del Parlamento e il percorso verso un’eventuale approvazione appare lungo.
Anche le istituzioni europee hanno manifestato un orientamento in questa direzione. Con una risoluzione approvata il 26 novembre 2025, il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri a fissare a 16 anni l’età minima per l’accesso ai social media, alle piattaforme di condivisione video e agli assistenti virtuali basati sull’intelligenza artificiale, prevedendo il consenso dei genitori per gli utenti tra i 13 e i 16 anni. La risoluzione sollecita inoltre l’eliminazione, per impostazione predefinita nei profili dei minori, delle funzionalità progettate per incentivare un utilizzo prolungato delle piattaforme, come lo scorrimento infinito dei contenuti e la riproduzione automatica dei video.
Si tratta di una scelta destinata ad alimentare un ampio dibattito. Le difficoltà applicative non mancano e sarà il tempo a dirci quanto il sistema di verifica dell’età sarà realmente efficace. Tuttavia, il provvedimento francese ha il merito di riportare al centro una questione che riguarda tutti i Paesi: quale livello di tutela deve essere garantito ai minori che crescono immersi in un ambiente digitale progettato per catturare e mantenere costantemente la loro attenzione?
Negli ultimi anni il confronto pubblico si è concentrato soprattutto sul tempo trascorso davanti agli schermi. Oggi, invece, emerge con sempre maggiore chiarezza che il tema è più ampio e riguarda il modo in cui gli ambienti digitali influenzano lo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale di bambini e adolescenti.
Oltre il tempo di utilizzo: i principali rischi della nuova infanzia digitale
La letteratura scientifica evidenzia alcuni aspetti particolarmente rilevanti.
Il primo riguarda la deprivazione delle relazioni sociali dirette. La comunicazione mediata dagli schermi tende progressivamente a sostituire una parte significativa delle interazioni in presenza, fondamentali per lo sviluppo delle competenze emotive, dell’empatia e della capacità di leggere il linguaggio non verbale. È stato osservato, inoltre, che la semplice presenza di uno smartphone durante una conversazione può ridurre la qualità dello scambio e il senso di vicinanza percepito tra gli interlocutori.
Un secondo profilo riguarda la privazione del sonno. L’utilizzo serale dei dispositivi digitali, le notifiche continue e la difficoltà di interrompere la navigazione incidono sulla durata e sulla qualità del riposo. Eppure il sonno rappresenta una componente essenziale dello sviluppo: preadolescenti e adolescenti necessitano di un numero di ore significativamente superiore rispetto agli adulti. Dormire poco significa compromettere attenzione, memoria, capacità di apprendimento, regolazione emotiva e processi decisionali, oltre ad aumentare irritabilità e livelli di ansia.
Un ulteriore elemento riguarda la frammentazione dell’attenzione. L’alternanza continua tra notifiche, messaggi, video, immagini e contenuti brevi abitua il cervello a frequenti cambi di focus, rendendo più difficile mantenere una concentrazione prolungata su attività scolastiche, lettura o studio.
Infine, vi è il tema della dipendenza comportamentale. Le piattaforme digitali sono progettate per favorire un coinvolgimento costante attraverso notifiche, ricompense variabili, like, commenti e meccanismi di interazione che stimolano i circuiti della ricompensa cerebrale, nei quali la dopamina svolge un ruolo centrale. L’obiettivo è incentivare il ritorno frequente dell’utente sulla piattaforma e prolungarne il tempo di permanenza.
Come funzionano i meccanismi di coinvolgimento
Molte applicazioni seguono schemi di progettazione ormai ben conosciuti dalla psicologia comportamentale.
Il processo prende spesso avvio con uno stimolo esterno, come una notifica o un messaggio. A questo segue l’azione dell’utente, che apre l’applicazione per verificare il contenuto ricevuto. L’eventuale ricompensa — un like, un commento, una nuova interazione — rafforza il comportamento e aumenta la probabilità che venga ripetuto. Con il tempo, il meccanismo può essere interiorizzato: non è più la notifica a richiamare l’attenzione, ma il pensiero stesso di controllare se siano arrivate nuove interazioni.
Questi sistemi non agiscono nello stesso modo su tutti i ragazzi. L’età, il genere, la personalità, il contesto familiare e sociale, le fragilità individuali e le differenze psicologiche incidono profondamente sul modo in cui ciascun adolescente vive l’esperienza digitale. Per questo motivo, ogni riflessione sul rapporto tra minori e tecnologia richiede un approccio multidisciplinare che coinvolga psicologia, neuroscienze, pedagogia e diritto.
Una questione educativa, giuridica e culturale
La decisione della Francia dimostra come il tema non possa più essere affrontato esclusivamente sul piano tecnologico. La protezione dei minori nell’ambiente digitale implica inevitabilmente scelte normative, responsabilità delle piattaforme, educazione digitale, sostegno alle famiglie e una riflessione sul ruolo della scuola.
Il punto, dunque, non è stabilire se vietare o meno i social network rappresenti la soluzione definitiva. È comprendere come costruire un ecosistema digitale capace di rispettare i tempi di crescita di bambini e adolescenti, evitando che le logiche dell’economia dell’attenzione prevalgano sulle esigenze di sviluppo della persona.
Un contributo al dibattito
Da vari anni Psicologia in Tribunale si occupa dei fenomeni correlati all’utilizzo dei social e, in generale, del digitale da parte dei minori.
L’ultimo convegno nazionale, il 7 Novembre 2025 presso il Tribunale per i Minorenni di Roma, Minori sospesi tra reale e virtuale. Benessere, devianza e implicazioni giuridiche nell’era digitale, è stato incentrato su questi temi.
Sempre questo argomento è al centro del nuovo progetto editoriale di Psicologia in Tribunale, “Vulnerabilità e tutela dei minori nell’era digitale. Profili psicologici e implicazioni giuridiche”. Il libro, a cura di Maria Cristina Passanante e Stefania Tucci, edito da Pacini Giuridica di Pisa, 2026, affronta il fenomeno attraverso un dialogo tra diritto e psicologia.
Il volume analizza le nuove forme di vulnerabilità dei minori nell’ambiente digitale, le responsabilità degli attori coinvolti, gli effetti psicologici dell’esposizione precoce alle piattaforme online e gli strumenti giuridici oggi disponibili per garantire una tutela effettiva dei diritti dei bambini e degli adolescenti.
In un momento in cui sempre più Paesi iniziano a interrogarsi su come regolamentare il rapporto tra giovani e tecnologie digitali, comprendere questi fenomeni diventa indispensabile non solo per gli operatori del diritto e della psicologia, ma anche per educatori, insegnanti, genitori e decisori pubblici.
Bibliografia/sitografia di riferimento
Articoli
- Adolescenza e smartphone: un divieto per promuovere il benessere
https://psicologiaintribunale.it/adolescenza-e-smartphone-un-divieto-per-promuovere-il-benessere/
- Adescamento dei minori online: come funziona il grooming e quali sono le implicazioni giuridiche
- Social media e salute mentale dei minori: la sentenza che cambia le regole del gioco
- Hikikomori. Ritiro sociale e conseguenze criminologiche
https://psicologiaintribunale.it/hikikomori-ritiro-sociale-e-conseguenze-criminologiche/
- Quali pericoli per i giovani e le persone vulnerabili nell’utilizzo di Instagram e TikTok?
- Intelligenza artificiale, realtà virtuale e realtà aumentata nel contesto sociale economico. Utilizzo eccessivo ed impatto sull’apprendimento e sullo stato emotivo dei giovani.
- Web, violenza online, danno psichico ed esistenziale
https://psicologiaintribunale.it/web-violenza-online-danno-psichico/
Video tematici
- Hikikomori: il futuro in una stanza
https://psicologiaintribunale.it/hikikomori-il-futuro-in-una-stanza/
- Adolescenti, interrealtà e cyberdevianza. Tra prevenzione e recupero
https://psicologiaintribunale.it/parliamo-di-psicologia-giuridica-con-maria-pia-fontana-2/
Convegno
- La videoregistrazione del convegno nazionale – 7 Novembre 2025 presso il Tribunale per i Minorenni di Roma – Minori sospesi tra reale e virtuale. Benessere, devianza e implicazioni giuridiche nell’era digitale è visibile a questo link: https://psicologiaintribunale.it/iii-convegno-nazionale-di-psicologia-in-tribunale-7-novembre-2025/
Vulnerabilità e tutela dei minori nell’era digitale. Profili psicologici e implicazioni giuridiche
Maria Cristina Passanante e Stefania Tucci (a cura di)
Crescere oggi significa abitare un mondo in cui reale e digitale si intrecciano continuamente, ridefinendo identità, relazioni e confini della responsabilità. In questo scenario emergono nuove forme di vulnerabilità: dal cyberbullismo all’adescamento online, dal ritiro sociale alle dipendenze digitali.
Questo volume offre una chiave di lettura per comprendere come tali fenomeni trasformino i percorsi di sviluppo e interroghino profondamente il diritto e la psicologia.
Rivolto a professionisti dell’area giuridica, sociale ed educativa, il libro propone strumenti interpretativi per orientarsi nella tutela dei minori nell’era digitale.


