Temi del Blog
SCOPRI I NOSTRI CORSI
-
-
Psicologo esperto ausiliario della Polizia Giudiziaria (PG) in fase di indagini preliminari
Rated 5.00 out of 5€129,00 -
PAI, Personality Assessment Inventory. La valutazione della personalità e dei tratti psicopatologici
Rated 5.00 out of 5€79,00
Capacità di agire e amministrazione di sostegno: la competenza che fa la differenza per lo psicologo giuridico
Capacità di agire e amministrazione di sostegno: la competenza che fa la differenza per lo psicologo giuridico
Un ambito in crescita per lo psicologo giuridico
Nei procedimenti di amministrazione di sostegno, il giudice tutelare si trova spesso davanti a una questione complessa: quanta autonomia conserva concretamente una persona e in quali ambiti necessita invece di protezione?
Non è una domanda esclusivamente clinica e non è nemmeno una questione puramente giuridica.
È proprio in questo spazio che può assumere un ruolo importante lo psicologo giuridico, chiamato a tradurre la valutazione psicologica in elementi utili alla decisione giudiziaria.
Ed è una competenza che richiede una preparazione specifica.
Non basta una diagnosi
L’amministrazione di sostegno riguarda la persona che, a causa di una menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.
Ma questo non significa che la valutazione debba limitarsi a individuare una diagnosi o a stabilire la gravità di una patologia.
Il punto centrale è il funzionamento concreto della persona.
La domanda non è semplicemente “quanto è compromessa?”, ma:
“In quali ambiti la sua condizione incide sulla capacità di provvedere ai propri interessi e quali autonomie possono essere preservate?”
La giurisprudenza ha chiarito che l’amministrazione di sostegno deve essere calibrata sulle esigenze concrete della persona, assicurando la massima tutela possibile con il minor sacrificio della sua autodeterminazione. (Corte costituzionale)
Per lo psicologo giuridico questo significa saper andare oltre la diagnosi e individuare capacità residue, vulnerabilità, autonomie e bisogni di sostegno.
Dalla valutazione psicologica alla decisione del giudice
Il giudice tutelare deve stabilire quali siano gli interventi realmente necessari e quali poteri attribuire all’amministratore.
Il decreto di nomina deve infatti individuare gli atti che l’amministratore può compiere in nome e per conto del beneficiario e quelli che il beneficiario può compiere solo con la sua assistenza.
La valutazione tecnica può quindi avere un ruolo importante nel fornire al giudice elementi utili per graduare e proporzionare la misura di protezione.
Ma attenzione: lo psicologo non deve sostituirsi al giudice.
Il suo compito è fornire una valutazione tecnicamente fondata, specifica e traducibile in informazioni utili al quesito giudiziario.
È proprio qui che emerge la differenza tra una competenza psicologica generale e una vera competenza psicologico-giuridica.
Proteggere senza sostituire
L’amministrazione di sostegno nasce con una logica precisa: proteggere la persona senza comprimere inutilmente la sua autonomia.
Il beneficiario conserva infatti la capacità di agire per gli atti che non richiedono la rappresentanza o l’assistenza dell’amministratore.
Per questo una valutazione centrata esclusivamente sui deficit rischia di essere incompleta.
Occorre considerare anche ciò che la persona è ancora in grado di fare, le sue preferenze e le risorse che possono essere valorizzate.
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha richiamato l’importanza di garantire che, nell’applicazione delle misure di protezione, siano adeguatamente considerati i diritti, la volontà e le preferenze della persona. (Ministero della Giustizia)
Per lo psicologo giuridico, questo significa saper valutare la persona non soltanto per ciò che non riesce più a fare, ma anche per ciò che può ancora decidere e gestire autonomamente.
La domanda non è “quanto è incapace?”, ma “di quale sostegno ha bisogno?”
È forse questa la prospettiva più importante da portare nella valutazione.
L’obiettivo non è costruire una fotografia della persona in termini di deficit.
È comprendere quali capacità conserva, quali difficoltà incontra e quale livello di protezione sia necessario per tutelarla senza limitarne inutilmente l’autonomia.
Per uno psicologo giuridico, questa è una competenza specifica.
Richiede conoscenze giuridiche, competenze psicologiche e, soprattutto, la capacità di integrare questi due piani senza confonderli.
Perché nell’amministrazione di sostegno la domanda decisiva non è soltanto:
“Che cosa non riesce più a fare questa persona?”
Ma:
“Che cosa è ancora in grado di fare, quali decisioni può assumere autonomamente e quale sostegno può consentirle di mantenere la massima autodeterminazione possibile?”
È su questa capacità di leggere la persona nella sua complessità che si gioca, oggi, una parte importante della competenza dello psicologo giuridico.
Una competenza che diventa sempre più importante
Il quadro normativo è inoltre in evoluzione.
La legge 10 novembre 2025, n. 167 ha delegato il Governo a intervenire sul sistema degli istituti di protezione, prevedendo una rimodulazione dell’amministrazione di sostegno e poteri graduati e proporzionati alla condizione del beneficiario.
In questo scenario, la capacità di valutare il funzionamento della persona e di individuare le sue effettive autonomie può diventare una competenza sempre più rilevante per lo psicologo giuridico.
Non basta quindi conoscere l’amministrazione di sostegno.
Occorre saper rispondere a una domanda molto più complessa:
Quale livello di protezione è realmente necessario, e quale autonomia può e deve essere preservata?
È su questa competenza che si concentra il nostro corso dedicato alla valutazione psicologico-giuridica nell’amministrazione di sostegno.
Un percorso pensato per gli psicologi giuridici che vogliono acquisire strumenti concreti per comprendere il quesito, impostare correttamente la valutazione e trasformare le proprie competenze psicologiche in un contributo realmente utile al procedimento giudiziario.
Cosa ti serve davvero sapere (e cosa ti offre il nostro corso)
Il corso “Valutazione peritale in tema di capacità di agire e amministrazione di sostegno” è costruito per colmare esattamente il divario tra sapere clinico e domanda giudiziaria.
Cosa imparerai:
✅ Il quadro normativo essenziale — artt. 404-413 c.c., L. 6/2004, L. 219/2017, e la riforma in arrivo con la L. 167/2025
✅ Come leggere il quesito del giudice o del difensore e tradurlo in obiettivi valutativi operativi
✅ La distinzione tra piano clinico e piano giuridico-funzionale — l’errore più frequente nelle perizie deboli
✅ Come mappare le capacità residue, non solo le compromissioni
✅ La valutazione in ambito sanitario, dove il consenso informato dell’amministratore va espresso «tenendo conto della volonta’ del beneficiario, in relazione al suo grado di capacita’ di intendere e di volere»
✅ Come scrivere una relazione tecnica chiara, difendibile e realmente utilizzabile nel decreto del giudice ex art. 405 c.c.
✅ Il rispetto delle garanzie convenzionali, alla luce della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e della giurisprudenza CEDU
A chi è rivolto
- Psicologi giuridici e forensi che vogliono specializzarsi in un ambito in espansione
- Psicologi clinici che ricevono incarichi di CTU o CTP e vogliono lavorare con metodo
- Professionisti dei servizi che collaborano con l’autorità giudiziaria e devono redigere relazioni tecnicamente solide
- Chi vuole differenziarsi in un mercato professionale sempre più competitivo
Tre buone ragioni per iscriverti oggi
1. Un posizionamento professionale distintivo. Pochi psicologi padroneggiano davvero il criterio funzionale e qualitativo affermato dalla giurisprudenza . Chi lo padroneggia diventa un riferimento.
2. Un ambito con domanda strutturale crescente. La riforma delegata dalla L. 167/2025 spingerà verso misure graduate e proporzionate: serviranno valutazioni tecniche fini .
3. Un lavoro che ha senso. Perché una buona perizia non toglie diritti. Li protegge, calibrandoli. È il modo più concreto di applicare il principio del «minor sacrificio possibile della capacità di autodeterminazione» .
Il punto, in una frase
La differenza tra una perizia che il giudice utilizza e una perizia che il giudice archivia non sta nella profondità clinica. Sta nella capacità di rispondere alla domanda giuridica giusta.
Quella capacità si può imparare. E questo corso serve esattamente a questo.
👉 Iscriviti ora
Valutazione peritale in tema di capacità di agire e amministrazione di sostegno
Posti limitati · Materiali didattici inclusi · Attestato di partecipazione
SCOPRI IL PROGRAMMA E ISCRIVITI →
Hai domande sul corso? Scrivici: ti risponderemo entro 24 ore.
Capacità di agire e amministrazione di sostegno: la competenza che fa la differenza per lo psicologo giuridico
Lo psicologo giuridico può essere amministratore di sostegno?
Amministrazione di sostegno: cos’è?
Il metodo che fa la differenza in tribunale. La valutazione psico-forense
La Francia apre la strada in Europa: social network vietati ai minori di 15 anni.


