Incidente probatorio: cos’è, quando si richiede e come si svolge

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Psicologia Giuridica

Incidente probatorio: cos’è, quando si richiede e come si svolge

L’incidente probatorio è il procedimento che consente di assumere una prova prima del dibattimento, quando attendere il processo significherebbe perderla o comprometterla. È disciplinato dagli articoli 392 e seguenti del codice di procedura penale e rappresenta un’eccezione alla regola secondo cui la prova si forma in aula. Per lo psicologo giuridico è il contesto in cui si colloca l’ascolto protetto del minore e della vittima vulnerabile, uno degli ambiti di intervento più delicati della professione.

Che cos’è l’incidente probatorio

Il diritto processuale italiano stabilisce, in via generale, che gli elementi raccolti durante le indagini preliminari non possano essere utilizzati come prova nel dibattimento. L’incidente probatorio è l’eccezione: il pubblico ministero, anche su sollecitazione della persona offesa, e la persona sottoposta alle indagini possono chiedere l’assunzione anticipata di un mezzo di prova in una fase antecedente al processo.

A differenza dei normali atti d’indagine, quanto emerge nel corso dell’incidente probatorio ha valore di prova ed è utilizzabile direttamente nel dibattimento che seguirà. È il motivo per cui si parla di prova “cristallizzata”: viene formata una volta sola, in contraddittorio fra le parti, e non è ripetibile.

Quando si può chiedere

L’articolo 392 del codice di procedura penale elenca i casi ordinari, accomunati dal rischio che la prova vada dispersa o si deteriori: testimonianze di persone in condizioni che ne rendono incerta la futura escussione, confronti, perizie non rinviabili, accertamenti tecnici irripetibili.

L’incidente probatorio “speciale” per minori e vittime vulnerabili

Accanto a queste ipotesi, il comma 1-bis dello stesso articolo prevede un regime autonomo. Nei procedimenti per i delitti indicati, fra cui maltrattamenti, riduzione in schiavitù, prostituzione e pornografia minorile, violenza sessuale e atti persecutori, il pubblico ministero o la persona sottoposta alle indagini possono chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della testimonianza di persona minorenne o della persona offesa maggiorenne, anche al di fuori dei casi di non rinviabilità previsti dal primo comma.

Due aspetti rendono questa previsione diversa da tutte le altre. L’elenco dei reati è stato progressivamente ampliato, da ultimo con la legge 19 luglio 2019, n. 69, il cosiddetto “Codice rosso”. E la testimonianza del minore può essere assunta in questa forma anche quando il minore non sia la persona offesa, ma soltanto testimone.

La condizione di particolare vulnerabilità

La vulnerabilità non è un giudizio clinico lasciato all’intuizione. L’articolo 90-quater del codice di procedura penale stabilisce che la condizione di particolare vulnerabilità della persona offesa si desume, oltre che dall’età e dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato, dalle modalità e dalle circostanze del fatto per cui si procede.

È una definizione che unisce elementi soggettivi e oggettivi e che il consulente deve conoscere perché orienta la valutazione richiesta dall’autorità giudiziaria.

Già nella fase delle sommarie informazioni testimoniali il pubblico ministero si avvale dell’ausilio di un esperto in psicologia infantile quando deve raccogliere le dichiarazioni di un minore. L’obiettivo è duplice: evitare il contatto con l’indagato e impedire che la persona offesa sia chiamata più volte a ripetere il racconto, esponendola alla cosiddetta vittimizzazione secondaria, cioè al danno ulteriore prodotto dal processo stesso.

L’audizione protetta: il comma 5-bis dell’art. 398

Quando accoglie la richiesta, il giudice stabilisce luogo, tempo e modalità particolari dell’udienza se fra le persone interessate all’assunzione della prova vi sono minori. L’audizione può svolgersi in un luogo diverso dal tribunale, in strutture specializzate o presso l’abitazione del minore, con l’ausilio di un esperto in psicologia infantile. Le domande delle parti non sono rivolte direttamente al minore, ma mediate dal giudice o dall’esperto, e le dichiarazioni sono documentate integralmente con mezzi di riproduzione fonografica o audiovisiva: la registrazione è parte del fascicolo e il modo in cui le domande sono state poste può essere verificato.

La tutela non riguarda soltanto i minori. Il comma 5-ter estende le stesse modalità all’assunzione della testimonianza di persone offese maggiorenni in condizione di particolare vulnerabilità, e la Corte costituzionale è intervenuta per ricomprendere anche il maggiorenne infermo di mente, quando le sue condizioni lo rendano necessario.

Le garanzie per l’indagato

L’anticipazione della prova non comprime il diritto di difesa. Le prove assunte in incidente probatorio sono utilizzabili nel dibattimento soltanto nei confronti degli imputati i cui difensori abbiano preso parte alla loro assunzione. Resta però ferma l’utilizzabilità quando gli indizi di colpevolezza emergono dopo che la ripetizione dell’atto è divenuta impossibile: è la ragione per cui l’istituto esiste.

Come si svolge l’udienza

L’incidente probatorio si svolge in camera di consiglio, senza la presenza del pubblico, e le prove sono acquisite con le stesse modalità previste per il dibattimento. Vi partecipano il giudice, il pubblico ministero, i difensori e i consulenti delle parti. La sequenza è questa:

  • la richiesta, con l’indicazione della prova da assumere e delle ragioni dell’anticipazione;
  • la decisione del giudice sull’ammissibilità;
  • l’udienza in camera di consiglio, con le eventuali modalità protette;
  • l’assunzione della prova in contraddittorio e la relativa documentazione.

Il ruolo dello psicologo giuridico

L’esperto interviene in due momenti distinti, con funzioni diverse. Nella fase delle indagini affianca il pubblico ministero nella raccolta delle dichiarazioni e nella valutazione della vulnerabilità. Nell’incidente probatorio assiste il giudice nella conduzione dell’audizione protetta, mediando le domande e vigilando sulle condizioni in cui il minore rende la testimonianza.

È un’attività che richiede competenze precise: la conoscenza dei protocolli di ascolto validati, la capacità di formulare domande che non suggeriscano la risposta, la consapevolezza dei limiti del proprio ruolo rispetto a quello del giudice. Un ascolto condotto male non produce soltanto un danno al minore: compromette la prova e quella prova non si può ripetere.

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Domande frequenti sull’incidente probatorio

Che cos’è l’incidente probatorio?

È il procedimento che consente di assumere una prova prima del dibattimento, in contraddittorio fra le parti. La prova così formata ha pieno valore nel processo che seguirà.

Chi può chiedere l’incidente probatorio?

Il pubblico ministero, anche su sollecitazione della persona offesa, e la persona sottoposta alle indagini.

Quando si procede con incidente probatorio per l’ascolto di un minore?

Nei procedimenti per i delitti elencati nel comma 1-bis dell’articolo 392 del codice di procedura penale, anche fuori dai casi di non rinviabilità della prova. La testimonianza può riguardare il minore anche quando non sia la persona offesa.

Che cosa si intende per particolare vulnerabilità?

Secondo l’articolo 90-quater del codice di procedura penale si desume dall’età, dallo stato di infermità o di deficienza psichica, dal tipo di reato e dalle modalità e circostanze del fatto.

Che cos’è l’audizione protetta?

L’assunzione della testimonianza con luogo, tempo e modalità particolari stabiliti dal giudice, con l’ausilio di un esperto, domande mediate e documentazione integrale con mezzi audiovisivi.

Perché la prova è detta “cristallizzata”?

Perché viene formata una volta sola, in contraddittorio, ed è utilizzabile nel dibattimento senza essere ripetuta.

 

 

 

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