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La nascita dei genitori

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Psicologia

La nascita dei genitori

Sonia Ruggieri

Psicologa ad indirizzo clinico, psicoterapeuta sistemico relazionale e terapeuta EMDR, specialista in Psicologia giuridica e forense, professionista della Rete di Psicologia in Tribunale.

Il “Global Day of Parents” è stato introdotto dall’Assemblea delle Nazioni Unite il 17 settembre 2012, per sottolineare come i genitori di qualsiasi razza, religione, cultura e nazionalità siano i primi autentici educatori dei figli. 

La complessificazione nel tempo del lavoro educativo dei genitori, ai quali l’evoluzione della società ha richiesto l’assunzione di compiti e responsabilità sempre maggiori, in linea con la crescente attenzione ai bisogni di mantenimento, educazione, istruzione, assistenza morale del figlio, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali, delle sue aspirazioni, ai fini del pieno sviluppo della persona umana, ha fatto ritenere opportuno l’istituzione di una ricorrenza che riconosca appieno ai genitori la rilevanza sociale del loro ruolo.

Il padre della psicoanalisi, Freud, riteneva che i mestieri più difficili fossero nell’ordine il genitore, l’insegnante e lo psicologo.

Un genitore nasce con la nascita del primo figlio, sia esso naturale, affidatario o adottivo. 

Quando nel mio lavoro clinico con le coppie genitoriali formulo la domanda: “Quanti anni avete come genitori?”, di solito ricevo in risposta sguardi perplessi o sorpresi, come se la domanda fosse di difficile comprensione. 

Il passaggio alla genitorialità rappresenta nel ciclo vitale della famiglia una transizione da una condizione data a una condizione nuova, dalla diade alla triade, dalla coppia coniugale alla coppia genitoriale, la quale comporta una riorganizzazione delle relazioni in corso e l’attribuzione loro di nuovi significati, nonché la costruzione di nuove narrazioni. 

Il passaggio alla genitorialità costringe a una ridefinizione della struttura e dei confini familiari e a un rimaneggiamento delle alleanze. 

Tale transizione non riguarda inoltre solo la famiglia nucleare, ma coinvolge il ramo parentale di ciascun genitore e tutte le figure di riferimento di ciascun partner, inclusi partners e figli di precedenti unioni. 

La genitorialità non è dunque un fatto “privato” della coppia che mette al mondo un figlio, ma diventa un fatto “pubblico”, che travalica i confini della famiglia e riguarda diversi contesti di matrice non solo affettiva, ma anche istituzionale. 

Si pensi ad esempio alle genitorialità fragili e al contenitore mentale e istituzionale di cui hanno bisogno, o al transfert sulla giustizia operato dalle coppie in separazioni giudiziali o divorzi contenziosi che falliscono nell’elaborazione della separazione, sviluppando un blocco evolutivo e cronicizzando il conflitto.

Quando nasce un figlio, tale nascita non riguarda solo i genitori, ma un’intera società, così perlomeno sarebbe auspicabile che fosse in una società evoluta, che rispetti le convenzioni internazionali sui diritti del fanciullo e che sia in grado di garantire una reale tutela del minore, quale soggetto vulnerabile per sua stessa natura.

Nella realtà assistiamo purtroppo a un processo di “fragilizzazione” della genitorialità, legato ai profondi cambiamenti socioculturali interni ai ruoli materno e paterno, alla diversificazione e complessificazione degli scenari familiari, cambiamenti che sembrano aver inferto un’accelerazione evolutiva cui non è corrisposta una reale capacità maturativa della struttura familiare e sociale.

Il maggior smarrimento in questo senso si osserva in fase adolescenziale, in cui i genitori fanno fatica a tollerare il venir meno dell’idealizzazione dei figli nei loro confronti, alla cui ribellione spesso rispondono con la patologizzazione di comportamenti che invece appartengono alla fisiologia dell’adolescenza, o con la demonizzazione dell’uso di cellulari e PC.

Mai la genitorialità è stata fluttuante come nella società liquida postmoderna, in cui la rapidità dei cambiamenti spesso lascia confusi e frastornati i genitori e privi di riferimenti affettivi-normativi i figli.

Come ben sappiamo, ogni crisi contiene in sé il seme di significative possibilità evolutive, ma perché tali potenzialità possano realizzarsi, è necessario uno sguardo attento e profondo, da parte di noi addetti ai lavori e delle istituzioni preposte alla tutela delle famiglie e dei minori, alla sofferenza della genitorialità, nelle multiformi modalità in cui si manifesta, nella piena consapevolezza che un genitore fragile nasconde dentro di sé un bambino sofferente, che da figlio non è stato visto nei suoi bisogni fondamentali.

Il passaggio prezioso da una società adultocentrica a una bambinocentrica potrà esprimere appieno il proprio potenziale solo nella misura in cui riesca a non perdere di vista la rilevanza sociale della centralità della genitorialità, alla quale va riservata la massima attenzione in termini di risorse politiche, economiche e socio-sanitarie.

Se è innegabile che i genitori sono i primi autentici educatori dei figli, è evidente che non possono essere lasciati soli in un ruolo così complesso e che ha un impatto così significativo sul contesto sociale, ponendosi le basi della salute mentale della popolazione in una genitorialità attenta, sensibile e responsiva.

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