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Dallo psicologo? Non sono mica matto! I pregiudizi che minano la salute

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Psicologia

Dallo psicologo? Non sono mica matto! I pregiudizi che minano la salute

Stefania Tucci
Psicologa e Psicoterapeuta

Dall’evoluzione che ha subito negli ultimi anni il concetto di salute mentale emerge che non c’è salute senza salute mentale e che per buona salute mentale si intende qualcosa di più dell’assenza di disagio psichico.

Contrariamente a quello che comunemente si ritiene, chiunque, in qualsiasi momento della propria vita, può manifestare sintomi o disturbi psichici. Si tende, infatti, ad identificare erroneamente la malattia mentale con le sue manifestazioni più gravi, quelle psicotiche appunto. Il disagio psichico è invece qualcosa di più ampio e può svilupparsi in forme le più disparate e con intensità di gravità variabile.

Può nascondersi sotto le vesti di uno stato di inquietudine insolito, di un vissuto di ansia o attacchi di panico, di disturbi del sonno o del pensiero, di un’alterazione dell’umore o di problemi alimentari o sessuali o, più misteriosamente, attraverso l’insorgere di una malattia fisica.
Spesso fa il suo esordio in momenti di passaggio della nostra vita o a seguito di periodi di stress o eventi particolari come separazioni, traumi, lutti. Difficilmente nasce improvvisamente, più spesso ha un’incubazione lunga e cause lontane nel tempo.
Quasi sempre abbiamo la tendenza a sottovalutare quei segnali di allarme che ci potrebbero rendere consapevoli del nostro malessere. E quando ci rendiamo conto dello stato di sofferenza nel quale versiamo, è già passato del tempo prezioso e il sintomo si è aggravato e più spesso cronicizzato. A questo punto, due sono le strade che possiamo scegliere di percorrere: o diventiamo consci della necessità di chiedere aiuto ad un professionista o neghiamo la gravità del problema, illudendoci di poterlo risolvere da soli o con il passare del tempo.
Compiamo questa scelta miope, che mina la nostra salute e il benessere delle persone che vivono al nostro fianco, per il convergere di molti fattori socio-culturali e di altrettanti pregiudizi.

Chi sceglie di rivolgersi ad uno psicologo, al contrario, non è “matto”, bensì è una persona consapevole dei propri limiti e con una grande determinazione. I “matti”, come comunemente sono stigmatizzate le persone affette da gravi disturbi della personalità, non sono in grado di riconoscere il proprio disagio perché sono identificate col disagio stesso. Allo stesso tempo, raramente sono capaci di formulare una richiesta d’aiuto.

Riconoscere il proprio stato di sofferenza e il proprio bisogno d’aiuto presuppone infatti la capacità di vedersi dal di fuori e di sapersi ascoltare, caratteristiche che non che nulla hanno a che fare con la follia. Opportunamente diagnosticati e trattati, anche i disturbi più gravi hanno un altissimo tasso di risoluzione. Ma perché l’apporto degli psicologi e della psicologia possa diventare una strada considerata scontata, è necessario un cambiamento di mentalità.
Si crede erroneamente che la psicologia sia una disciplina che si occupa semplicemente di curare il disagio psicologico. Al contrario, il lavoro degli psicologi è orientato al benessere, alla prevenzione e al miglioramento della qualità della vita degli esseri umani presi sia singolarmente che nei contesti familiari, professionali e sociali nei quali si trovano a vivere.

La psicologia promuove il benessere delle persone e si occupa di alleviare e curare il disagio e la sofferenza psicologici. Gli interventi degli psicologi sono rivolti ai singoli, alle coppie, alle famiglie e ai gruppi.

Moltissimi sono i campi di applicazione di questa disciplina moderna, e sempre nuovi se ne aggiungono. Tra i principali segnaliamo la psicologia clinica, quella del lavoro e delle organizzazioni, la psicologia dell’educazione, quella forense, la psicologia di comunità, quella dello sport e la psicologia sperimentale.
Il concetto di promozione del benessere psico-fisico sta alla base del lavoro psicologico: dallo psicologo si va per stare meglio e per trovare delle strategie che consentano di migliorare la qualità della propria vita quotidiana, non necessariamente quando ci si trova già in condizioni di grande disagio.
La salute mentale è una condizione di benessere a tutto tondo grazie alla quale ogni persona realizza appieno le proprie potenzialità, affronta le normali difficoltà della vita, è in grado di lavorare in maniera produttiva e con profitto e di fornire un contributo positivo alla comunità nella quale vive.

10 ottobre: la giornata mondiale della salute mentale

La Giornata della Salute Mentale, istituita nel 1992 dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale (WFMH) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), si pone gli obiettivi di sensibilizzare i governi e le comunità e di promuovere la consapevolezza e la difesa della salute mentale contro lo stigma sociale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima, infatti, che nel mondo quasi 1 miliardo di persone conviva con un disturbo mentale e che, ogni 40 secondi, una persona si suicidi. Questi numeri, già di per sé impressionanti, sono destinati ad aumentare a causa dell’impatto stressogeno che la pandemia da COVID-19 ha sulla popolazione mondiale.

La salute mentale in un mondo diseguale

Il tema di quest’anno, la Salute mentale in un mondo diseguale, focalizza l’attenzione sulle disuguaglianze dovute a razza, etnia, orientamento sessuale, identità di genere e sull’assenza di rispetto dei diritti umani in molti luoghi della terra, in particolare in riferimento alle persone con problemi di salute mentale. A loro volta, queste disuguaglianze hanno un impatto sulla salute mentale delle persone.
Il diritto al benessere psichico, tra tutti i diritti, è probabilmente quello più disatteso. Sebbene, infatti, l’approccio alla malattia mentale sia cambiato notevolmente negli ultimi decenni, le persone affette da disturbi mentali sono tuttora fatte oggetto di discriminazione, dovendo affrontare stigma sociale, violenza, abuso, esclusione, segregazione e molto altro ancora.
Nel marzo 2016, 73 Stati hanno rilasciato una dichiarazione congiunta che sottolinea la centralità della salute mentale per la piena realizzazione del diritto alla salute. È stata riconosciuta la necessità di integrare pienamente la salute mentale tra i diritti fondamentali per ogni essere umano e far sì che i servizi si occupino di salute mentale, allo scopo di eliminare dal contesto sociale la violenza e la discriminazione, e promuovere l’inclusione e la partecipazione.
Il tema di questa giornata mette in evidenza il fatto che l’accesso ai servizi di salute mentale rimane disuguale. Tra il 75 e il 95% delle persone con disturbi mentali, nei paesi a basso e medio reddito, non ha accesso ai servizi di salute mentale, analogamente ai paesi ad alto reddito. La mancanza di investimenti nella salute mentale, sproporzionati rispetto al budget sanitario complessivo, contribuisce al divario nel trattamento della salute mentale.
Molte persone con una malattia mentale non ricevono cure adeguate cui avrebbero diritto insieme alle loro famiglie, e continuano a subire stigma e discriminazione. La pandemia da COVID 19 ha ulteriormente evidenziato gli effetti della disuguaglianza sui sistemi sanitari e nessuna nazione, per quanto ricca, è completamente si è trovata preparata. Per tutti i motivi che abbiamo elencato, è quanto mai urgente che questa situazione cambi al più presto.

La salute mentale in Italia

In Italia, circa 1 persona su 3 soffre di un disturbo mentale. A causa della pandemia, l’incidenza dei sintomi depressivi è quintuplicata, e l’incidenza dei problemi psichici è passata, nella popolazione generale, dal 6 al 32%. Stiamo parlando di 17 milioni di persone.
Il documento di sintesi emerso dal tavolo tecnico sulla salute mentale, organizzato in concomitanza con la 2° Conferenza Nazionale per la Salute Mentale, dal titolo Per una salute mentale di comunità, svoltosi a Roma il 25-26 giugno 2021 (fonte Ministero della Salute), rileva che il sistema di cura, nelle varie regioni, è centrato sulla cronicità piuttosto che sulla identificazione e sull’intervento precoce, e che le prestazioni totali sono insufficienti a garantire la continuità e l’intensità della presa in carico. Inoltre, che il personale dedicato alla cura del disagio psichico nei servizi è sottodimensionato rispetto alle necessità della popolazione.
È ormai chiaro che il diritto alla salute mentale debba essere considerato una cura primaria. In molti paesi, e come abbiamo visto anche nel nostro, le risorse umane e finanziarie messe a disposizione di servizi di salute mentale sono insufficienti e per lo più indirizzate nella cura e nel trattamento delle persone con malattie mentali gravi. La maggior parte di questi fondi vengono usati per strutture psichiatriche che hanno un approccio considerato inadeguato per la cura del disagio psichico.
Al contrario, sarebbe necessario operare nella direzione della prevenzione, al fine di aiutare le persone a tutelare il proprio benessere psichico. Un sistema realmente efficace di salute mentale richiederebbe il passaggio da un concetto di consulenza individuale, centrata sul disagio, ad un modello di interventi sistemici e indirizzati alla comunità. Sarebbe necessario inserire la salute mentale nell’assistenza sanitaria di base e organizzare servizi di salute mentale territoriali indirizzati alla comunità.

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