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Test d’ingresso in magistratura. Facciamo chiarezza!

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Test d’ingresso in magistratura. Facciamo chiarezza!

La recente proposta governativa di introdurre dal 2026 per la selezione dei magistrati prove psicoattitudinali ha riscosso plausi, ma ha anche scatenato non poche critiche. C’è chi si è spinto fino ad affermare che si voglia delegittimare un potere dello Stato. 

Come è noto, per i magistrati in carica esiste da tempo quella che è definita la “valutazione della professionalità”, valutazione che il Consiglio Superiore della Magistratura, ordine che regolamenta e decide circa l’operato dei magistrati, prevede in base all’art. 10 del d.lgs. 160 del 2006, indagando qualità quali: l’indipendenza, l’imparzialità ed equilibrio; la capacità; l’impegno; la diligenza e la laboriosità.

Con la nuova proposta legislativa, e per la delicatezza degli incarichi ricoperti, si  ipotizza che la personalità del magistrato possa influenzare la sua capacità decisionale.

Senza voler entrare in sterili polemiche, né in questioni di ordine politico, abbiamo pensato, nel nostro ruolo di addetti ai lavori, di fare un po’ di chiarezza.

Innanzitutto, riportiamo una dichiarazione del proponente, il Ministro Nordio, il quale ha sostenuto che “l’esame psico-attitudinale è previsto per tutte le funzioni più importanti del Paese: medici, piloti aereo, forze dell’ordine. Una domanda vorrei fare a chi polemizza fra i miei ex colleghi e vorrei una risposta logica: il pm è il capo della polizia giudiziaria e la pg è sottoposta a test psicoattitudinali, quindi se lo facciamo a chi obbedisce a un comandante perché non sarebbe possibile farlo con chi guida la pg? Ditemi se è razionale polemizzare”.

Effettivamente, a sostegno di questa ipotesi, è noto che in paesi come l’Austria, l’Olanda, il Portogallo, l’Ungheria, la Francia, la Germania, il Belgio, sia pure in modalità e forme diverse, gli organi della magistratura vengono sottoposti a verifiche d’ingresso e formazione che prevedono anche colloqui e valutazioni psicologiche.

Inoltre, motivo di riflessione ce lo fornisce anche una recente inchiesta australiana (2019) che ha sottoposto ad indagine il benessere di giudici e magistrati, rivelando come il sistema giudiziario sia a rischio costante di burn out o traumatizzazioni come conseguenza diretta e indiretta del dover affrontare nel proprio lavoro, analogamente ai soccorritori, carichi elevati di stress e dettagli orribili di crimini efferati. Preso atto dei risultati della ricerca, molti tribunali australiani hanno inserito programmi e iniziative per la gestione dello stress giudiziario e per supportare i magistrati nel loro lavoro quotidiano.

Se è vero, come ha sostenuto di recente Sarantin Thanopulos, presidente della Società Psicoanalitica Italiana (peraltro contrario, insieme ad altri autorevoli esponenti del mondo della psicologia, all’introduzione dei test), che “la sofferenza quando non diventa destrutturante… può favorire il senso di responsabilità, perché aiuta a capire le ragioni degli altri” (questionegiustizia.it, 3/4/24), è anche vero che in alcune circostanze può inficiarlo. Quindi, sicuramente, in una società moderna, sarebbe importante che ogni persona, indipendentemente dal lavoro che svolge, fosse consapevole delle proprie modalità di funzionamento psichico, senza che questo voglia dire aderire ad una presunta “normalità” che ovviamente, quella sì, diventerebbe una modalità conformista non auspicabile e una forma di controllo sociale. 

Detto questo, certamente il lavoro del magistrato è un lavoro complesso che richiede non solo una grande preparazione teorica, ma anche un grande spessore umano e una formazione che, come sostiene Edith Van Den Broeck (2024) facendo riferimento all’esperienza belga, addestri gli aspiranti al ruolo che dovranno assumere.

Allora, ci siamo chiesti quali sono le caratteristiche che un magistrato dovrebbe auspicabilmente possedere?

Sempre in Belgio, ad esempio, è stato previsto un test che valuta le nove competenze che ci si aspetta da un magistrato: 

  1. Decisione
  2. Integrità
  3. Facoltà di adattamento
  4. Capacità di pianificare e organizzare/capacità di stabilire le priorità
  5. Empatia e Socievolezza
  6. Resistenza allo stress
  7. Collaborazione e Collegialità
  8. Dominanza ovvero corretta gestione del potere
  9. Autoriflessione ovvero capacità di autocritica

Ma cosa si prospetta nel panorama italiano?

In realtà, ben poco si sa su quello che effettivamente verrà introdotto alla prova dei fatti. Una valutazione psicologica implica tanti aspetti che non si esauriscono nell’applicazione di uno o più test, ma sono il frutto dell’analisi di tante variabili. Inoltre, cosa si cela dietro la parola psicoattitudinali? Di fatto, finora si è parlato principalmente della somministrazione di un test particolare, l’MMPI, che invece misura delle variabili di personalità, valutando le principali forme di psicopatologia.

***

Abbiamo perciò chiesto a Daniela Ajovalasit,

psicologa, psicoanalista di gruppo, psicologa forense, specialista in psicodiagnosi, psicologia ospedaliera, neuropsicologia, e professionista della Rete di Psicologia in Tribunale

di spiegarci di cosa si sta parlando, quando facciamo riferimento ai test psicoattitudinali?

Daniela Ajovalasit: Alla luce dei diversi dibattiti scaturiti dalla proposta dell’introduzione dei test nelle selezioni per aspiranti magistrati si è creata, a mio avviso, molta confusione. 

Innanzitutto è infatti necessario chiarire la differenza tra test psicoattitudinale e test di personalità dal momento che, pur proponendo la riforma la valutazione “psicoattitudinale”, il dibattito fa riferimento alla valutazione della personalità mediante il Minnesota, test già in uso in ambito militare.

In psicologia per attitudine si intende “un complesso insieme di caratteristiche psicofisiche innate che, in relazione alle circostanze ambientali e alle altre caratteristiche dellindividuo, possono svilupparsi o potenziarsi in misura più o meno ampia”, tali attitudini vengono comunemente suddivise in spaziale, numerica, verbale, precisione motoria, ragionamento, capacità mnesiche e intelligenza emotiva. 

La descrizione così riportata a mio avviso è ben collegata con l’idea che il magistrato nel corso del suo operato debba avere delle “attitudini professionali” specifiche per garantire che il proprio compito venga realizzato nel migliore dei modi. 

I test psico-attitudinali mirano pertanto a valutare quali attitudini possiede il soggetto sottoposto ad esame anche in relazione alla mansione che la persona andrà ricoprire. Questi test vengono largamente utilizzati dalle forze dell’ordine che hanno introdotto un regolamento (aprile 2022) che prevede la somministrazione di test psicoattitudinali e psicologici volti alla individuazione delle capacità cognitive, di comportamento e di assunzione di ruolo.

Che cos’è invece l’MMPI, e cosa valuta?

Daniela Ajovalasit: Il Minnesota, a cui di contro si fa riferimento rispetto a questa proposta di legge, in realtà non è un test psicoattitudinale, bensì un test di personalità multifattoriale che indaga la presenza di eventuali disarmonie caratteriali e personologiche fino alla possibile presenza di veri e propri disordini psicologici di natura grave. 

E’ un test ad ampio spettro costruito per valutare le più importanti caratteristiche strutturali della personalità e disturbi emozionali

Questo test, molto utilizzato in diversi contesti di valutazione anche in ambito peritale, attualmente esiste in due versioni: 

  1. il Minnesota Multiphasic Personality Inventory – 2 (MMPI-2. Hathaway S.R. e McKinley J.C, ed. italiana 1995, 2011)  
  2. il Minnesota Multiphasic Personality Inventory –  2 – Restructured Form (MMPI-2-RF. Ben-Porath Y.S. e Tellegen A., ed. italiana 2012).

Il costrutto scientifico alla base di entrambe le versioni di questo test è che la personalità sia il frutto di diversi aspetti e tratti che si intrecciano fra loro in una organizzazione multi-fattoriale, le risultanze al test devono comunque essere integrate da informazioni provenienti dalla anamnesi e dall’osservazione clinica.

L’MMPI-2 è adatto ad una popolazione adulta con un grado di istruzione di scuola superiore. La prima versione, più conosciuta e diffusa, presenta un numero elevato di domande (567) e pertanto richiede almeno un’ora per l’esecuzione. La versione RF, migliorata anche da un punto di vista psicometrico, presenta anche un numero inferiore di domande (360) ed un ampliamento delle scale. Le domande poste sono state individuate in base a delle popolazioni di riferimento per i tratti psicopatologici gravi a cui si riferiscono, pertanto, elevati punteggi ad una scala, con molta probabilità, indicano la presenza di quel tratto specifico anche in senso psicopatologico.

Le domande del test, a cui è possibile rispondere con “vero”, “falso” o “non so”, consistono in affermazioni positive o negative alle quali l’esaminando deve rispondere sinceramente, in base a ciò che ritiene più vicino al suo modo di comportarsi o sentire. La particolarità del test risiede nella presenza di scale di controllo che permettono di monitorare la tendenza a mentire su di sé o a tentare di dare una immagine migliorativa di sé. La presenza di queste scale di controllo rappresenta un ulteriore ausilio alla valutazione della personalità in contesti non clinici, cioè in quei contesti in cui il test è utilizzato a scopi selettivi o peritali.

Che correlazione esiste tra attitudine e personalità? Sono due parametri interconnessi fra loro oppure no?

Daniela Ajovalasit: Premessa e spiegata la differenza tra i test psico-attitudinali e quelli di personalità, è necessario riflettere sul collegamento, anche da un punto di vista teorico, tra attitudine e personalità. 

La personalità, in generale, può essere descritta come “uno schema di comportamento organizzato, distintivo e durevole nel tempo, costituito da elementi cognitivi, affettivi, motivazionali e volitivi dellindividuo” che, direi, ne caratterizzano l’esistenza. Come tali tratti e strutture della personalità si organizzino in attitudini dipende da diversi fattori tra cui, come si è visto, quello ambientale, che determina il modo e i tempi attraverso cui determinate attitudini si esprimono. 

In questa ottica l’indagine sulla personalità del professionista è utile al fine di conoscere qual è la struttura di base della personalità in funzione delle attitudini richieste dal ruolo che andrà a ricoprire. Tutto ciò per garantire l’autenticità e anche la tenuta in situazioni ben specifiche. 

Pertanto l’idea che il magistrato possa essere valutato anche rispetto alle proprie doti personologiche si può connettere alla necessità di individuare caratteristiche di stabilità emotiva e assenza di tratti psicopatologici, affinché nel suo operato possa garantire un corretto processo decisionale.

Una valutazione della personalità non solo richiede una competenza specifica e la necessità di integrare, come descritto, punteggi dei test con osservazioni di altra natura, ma implica, nella mia opinione, anche una chiara e definita strategia di valutazione dei risultati.

Una valutazione, per essere attendibile ed esaustiva, ovvero sufficientemente descrittiva e veritiera rispetto al quadro di personalità osservato, deve sempre prevedere oltre all’utilizzo di un test di personalità, come ad esempio il Minnesota, l’utilizzo di una batteria di test, in associazione ad anamnesi e osservazione clinica; e deve essere effettuata da personale altamente specializzato. La ragione di individuare una metodologia complessa per la valutazione della personalità deriva dalla necessità di non sminuire il quadro di personalità osservato e di tenere conto di tutte le sfumature caratteriali che ciascuna persona presenta, la storia di vita, e le vicende che lo hanno vista protagonista in un’ottica complessa.  

In quali rischi si può incorrere con questo tipo di valutazioni?

Daniela Ajovalasit: Il problema però più delicato dell’uso che può essere fatto di una valutazione della personalità e delle caratteristiche psico attitudinali è anche quanto i risultati siano determinanti per l’idoneità allo svolgimento dell’incarico, in altre parole, una volta individuato il profilo del candidato ed esclusa la presenza di franchi disturbi di personalità, in base a quali criteri è possibile stabilire che una personalità sia in grado di poter sostenere le capacità professionali di cui sopra e chi no?

Questa domanda rappresenta probabilmente l’ostacolo più complesso da superare, non solo perché non è semplice rispondere, ma anche perché la personalità comunque è in divenire, in ogni persona: pur essendoci tratti stabili nel tempo per ognuno di noi, esistono margini di crescita e superamento anche delle problematiche psicopatologiche.

***

Sentiamo adesso cosa ci dice nel merito un magistrato, il dr. Massimo Moriconi

 magistrato ordinario in servizio dall’estate 1979 all’estate 2022, in pensione per raggiunti limiti di età.

Quali motivazioni hanno portato il Consiglio Dei Ministri ad estendere l’applicazione dei test psicoattitudinali anche alla categoria dei magistrati?

Massimo Moriconi: Premettiamo che l’obiettivo del Governo (al quale si ispira tutta l’azione dell’attuale Guardasigilli, notoriamente un ex Magistrato, Pubblico Ministero di grande spessore culturale, e di stampo garantista), è quello di garantire maggiormente la collettività rispetto all’esercizio dei poteri straordinariamente forti e penetranti dei magistrati e in particolar modo dei titolari dell’azione penale, cioè i Pubblici Ministeri.

I magistrati amministrativi hanno poteri che non sono neppure lontanamente comparabili a quelli in dotazione ai magistrati ordinari. Rientrano, in quest’ultima categoria, i pubblici ministeri, i giudici delle indagini preliminari (appartengono a costoro i poteri più incisivi e immediati relativi alla libertà personale delle persone), i giudici dei tribunali dei minorenni, il giudice titolare, i giudici penali e civili dal primo grado fino alla cassazione, i giudici del lavoro, dell’esecuzione….

I magistrati ordinari hanno il potere di togliere alle persone la libertà, le imprese, le aziende, i beni (con i sequestri e i commissariamenti), di distruggerne la reputazione (con perquisizioni, provvedimenti cautelari e altri atti fortemente incisivi sulla sfera privata, spesso e anche involontariamente, spettacolari), privare dei figli un genitore, allontanarlo dalla casa di abitazione, sottrargli parte del reddito…

Elenco solo le cose più importanti ma potrei andare avanti a lungo nel descrivere quanto siano “spaventosi” oggettivamente i poteri dei magistrati ordinari …

Premesso che la scelta, fra i tanti possibili temi e obiettivi da affrontare, selezionare e perseguire da parte di un governo, appartiene alle caratteristiche e alla “mission “di ogni raggruppamento politico (e a dire il vero la connessione aree politiche-temi di interesse è soggetta a notevoli mutamenti nel corso degli anni), è innegabile la costante (sia pure discontinua) crescita di sensibilità verso i valori, cioè la sempre maggiore esigenza di tutelare la collettività in ordine ai diritti fondamentali e ai possibili fattori critici che vi possono attentare.

E’ sufficiente ricordare che fino ad alcuni decenni fa si poteva rimanere (come nel famoso film di Alberto Sordi, sfortunato protagonista), indefinitamente detenuti in attesa di giudizio.

Poi venne introdotto il Tribunale del Riesame (delle misure coercitive, o come si dice comunemente, cautelari personali e reali) che entro un brevissimo termine perentorio dal ricorso contro la misura dell’arresto, la conferma o meno.

Alla luce della sua esperienza, come si svolge la carriera di un magistrato, attualmente?

Massimo Moriconi: Una volta la carriera di un magistrato ordinario era costellata da concorsi interni difficilissimi.

C’era quello per aggiunto giudiziario, che dopo pochi anni dall’entrata in servizio, si doveva sostenere e che si poteva ripetere solo una volta, dopo di che, in caso di bocciatura, si veniva mandati via dalla magistratura (disoccupati a quarant’anni !) e poi per l’appello, per la cassazione, per le funzioni direttive superiori….

Un PM che portava a giudizio un processo importante finito poi nel nulla si rovinava la carriera (oggi suscita protesta anche l’introduzione, promossa dal Governo e assolutamente da condividere, di una verifica dei risultati. Intendiamoci, il fatto che un imputato venga assolto in dibattimento, dopo che il PM lo ha mandato a giudizio non significa granché, ma se nove imputati su dieci, di quel PM, vengono assolti, non è forse giusto chiedersi se quel PM non abbia un problema… mandare a giudizio qualcuno, a proposito di effetti dell’esercizio del potere, non è cosa da poco, può avere già di per sé effetti devastanti, da vari punti di vista…)

I magistrati, per farla breve, erano caratterizzati da un stile di vita dove prevalevano il riserbo, la prudenza, la discrezione, insomma, la continenza era uno stile comune oltre che necessario (anche nel loro stesso interesse).

Tutto questo da molti decenni è venuto meno e la carriera dei magistrati, sia dal punto di vista giuridico che da quello economico, è praticamente automatica.

Si progredisce agevolmente. Non per merito, ma per assenza di (particolare) demerito. La legge Castelli (anche in questo caso un governo dello stesso segno di quello attuale), promuoveva una riforma volta a contenere questo assoluto automatismo. Ma i risultati sono stati e sono praticamente inconsistenti.

Il Ministro Nordio ha con ironia evidenziato che a leggere i giudizi delle valutazione di professionalità che ogni magistrato affronta ogni quattro anni per sette volte nella sua carriera, si ha l’impressione di trovarsi al cospetto di una compagine popolata da geni e santi.

Orbene, purtroppo il potere senza controlli (veri e seri) non va bene. Il CSM fa quel che può, nei limiti delle norme vigenti.

Come è illusorio lasciare (solo) alla coscienza del singolo magistrato stabilire cosa è opportuno e cosa non è opportuno fare.

Sento ripetere a volte : “sono un magistrato, ho gli stessi diritti costituzionali degli altri cittadini”. Be’, non sono d’accordo. Un magistrato sulla carta ha senz’altro gli stessi diritti di chiunque altro, ma se vuole compiere al meglio il suo lavoro, deve volontariamente limitarsi, essere più continente di un quisque de populo, si deve ricordare che uno dei valori essenziali della sua professione è come appare, e non solo com’è. Deve essere prudente ed equilibrato, nelle parole e nelle condotte.

Secondo lei, quali benefici potrebbero derivare per la società dall’introduzione di test di personalità e psicoattitudinali nell’ambito giudiziario?

Massimo Moriconi: Questo Governo, a mio avviso condivisibilmente, ha come obiettivo, nell’ambito della Giustizia, di introdurre interventi volti a elevare le garanzie dei cittadini, a dare più corpo al rispetto della dignità e della reputazione delle persone (non si tratta di questo quando, ad esempio, si vuole evitare, con una norma che spero sia varata, che una pattuglia di CC in divisa, suoni al citofono di un condominio di una persona per consegnargli una notifica della Procura o del Tribunale ? Non mi pare difficile trovare altro modo per svolgere una siffatta modesta attività in un modo meno spettacolare e dannoso).

E non è forse salutare per la collettività ciò che sostengo da anni, tanto da essermi talvolta meravigliato che non si sia fatto nulla prima, e cioè attribuire non ad un sola persona (cioè al giudice delle indagini preliminari), ma ad un collegio di tre magistrati la decisione di ordinare l’arresto di una persona?

Perché l’introduzione dei test psicoattitudinali in questo campo professionale ha scatenato un così acceso dibattito?

Massimo Moriconi: Il CSM, in questo caso, come in quello dei TEST, sbraita agitando, more solito, l’attentato all’indipendenza della magistratura (l’Organo di Autogoverno dei Giudici non è diverso, in questo, dal resto della P.A. avendo la forte propensione a conservare le cose come stanno, non favorevole a qualsiasi cambiamento, a prescindere dal contenuto), ma la riforma si farà, sarà utile ai cittadini, e non sarà pregiudizievole per nessuno.

Vorrei anche ricordare che una volta il PM poteva ordinare la cattura di una persona, e quando questo potere fu abolito, anche allora molti evocarono l’apocalisse… che non c’è stata, naturalmente.

Polizia e Forze dell’Ordine sono da molti anni sottoposti a test psicoattitudinali d’ingresso e non si vede perché mai dovrebbe destare scandalo che lo siano anche soggetti, come i magistrati ordinari, che hanno poteri-doveri ben più drastici e invasivi, nella gestione della vita delle persone.

Questa riforma (a differenza dell’altra poc’anzi menzionata) è un intervento che di per sé ha portata parziale e limitata. In quanto limitata all’ingresso in carriera.

Ma di una portata, anche simbolica, importante, riassumibile nel principio che per amministrare bene la Giustizia non è sufficiente essere ottimi conoscitori del diritto.

Ricordo di magistrati che erano affetti da più o meno gravi problemi psichici ma che, per quella resistenza innata presente nella P.A. che non premia né punisce nessuno, dovevano per forza restare in servizio e allora si cercava di collocarli dove potessero fare meno danni possibili.

Mi è capitato in epoca abbastanza recente, dirigendo un Ufficio ed è andata esattamente così.

E’ accettabile questa cosa per un funzionario pubblico che è un magistrato ?

Avrei molto da raccontare in proposito, ma non è questo (e forse non esiste proprio) il contesto dove parlarne.

A livello europeo, sono in atto procedure simili? In caso affermativo, negli altri paesi quali sono le prove che un magistrato è tenuto a sostenere?

Massimo Moriconi: I Test psicoattitudinali si fanno in alcuni Paesi e in altri no. Ma questo non ha grande significato.

Dire che in Francia non si fa, che significa ? In Francia il PM dipende dall’esecutivo, in Italia il PM che può ordinare perquisizioni, sequestri, che può ordinare alla Polizia Giudiziaria di mettere i sigilli ad un’azienda non dipende da nessuno, è libero esattamente come il giudice.

Magistrato il primo, magistrato il secondo. CSM unico per entrambi.

Unica differenza, che il PM ha la gerarchia (si dice “sostituto” procuratore, il giudice no).

Sarà poi sempre e comunque il CSM a decidere, organizzare, applicare (o non applicare) le disposizioni relative ai Test. A scegliere i professionisti specialisti che dovranno somministrarli. A trarre le conseguenze che riterrà dai risultati.

Note

Edith Van Den Broeck (2024), “La formazione giudiziaria in Belgio. I magistrati come managers”, in QuestioneGiustizia.it: https://www.questionegiustizia.it/rivista/articolo/la-formazione-giudiziaria-in-belgio_i-magistrati-come-managers_328.php

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