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      Maria Cristina Passanante pubblicato

      3 anni, 2 mesi fa

      INTERESSANTE SENTENZA
      Bimbi incontrano il padre violento, l’Italia condannata dalla Corte europea dei diritti umani.
      E’ stato accolto il ricorso dell’avvocatessa dell’associazione Differenza Donna: “I tribunali civili italiani hanno turbato l’equilibrio psicologico ed emotivo dei bambini, costretti ad incontrare l’uomo in un ambiente in cui non è stata garantita loro protezione”
      https://www.repubblica.it/cronaca/2022/11/10/news/cedu_ricorso_padre_violento_roma-373933505/?ref=RHLF-BG-I373904911-P12-S2-T1

      5 Commenti
      • Io credo che un punto importante da approfondire sarebbe la concezione della “parte non collaborante” rappresentata dalla madre che vorrebbe tutelare i figli limitando le frequentazioni al padre. Io giuridicamente sapevo che solo davanti ad episodi di una certa entità o di pericolo reale per i figli, possa essere vietata la frequentazione di una delle due parti, ma in questo caso, al netto della poca informazione data dall’articolo dei fatti giudiziari, non si potrebbe configurare tale situazione?
          • David in generale concordo con te. Ma nel caso si specie parliamo di VIOLENZA e se la CEDU giunge a condannare l’Italia, ci saranno le prove di questi agiti violenti. Si tratta di una vera e propria vittimizzazione di madre e bambini che vengono obbligati ad incontrare il padre, tossicodipendente e alcolista, per ben tre anni.
            Inoltre, Lo Stato italiano è stato condannato per aver sospeso la responsabilità genitoriale della madre, considerata un genitore “ostile ai contatti dei figli con il padre”, in quanto si era rifiutata di partecipare alle sedute, perché temeva per la propria sicurezza e quella dei piccoli.
            Nella sentenza i giudici di Strasburgo affermano che quella di definire come “genitore non collaborativo” le donne che si oppongono ai contatti dei figli con i padri adducendo come ragione la violenza domestica subita, è una pratica molto diffusa nei tribunali italiani.
            Nel ricorso la donna aveva sostenuto che lo Stato aveva violato il diritto suo e dei suoi figli a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti, oltre che quello al rispetto della vita familiare e privata.
            La Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia solo per non aver rispettato il diritto alla vita privata e familiare della donna e dei suoi figli e ha riconosciuto alle vittime 7 mila euro di danni morali.
            Sarebbe interessante leggere la sentenza per intero. Non appena la reperisco la posto.
              • Grazie Maria Cristina, sono d’accordo con te, forse mi sono espresso male e me ne scuso ma sostenevo la stessa cosa, nel senso visto la condanna e l’evidente abuso da parte del padre, c’erano tutte le condizioni per evitare gli incontri ai figli e quindi appellare la madre come “non collaborante” fosse assurdo, se hai la sentenza mi farebbe piacere leggerla credo sia molto interessante per tutti. Grazie mille
            • Credo sia un passo fondamentale verso la civiltà! E’ giusto che i minori siano protetti sempre!

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