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Disforia di genere, il percorso di transizione di Erica

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Psicologia Giuridica

Disforia di genere, il percorso di transizione di Erica

Maria Cristina Passanante
Psicologa giuridica

“Il mio nome di battesimo è sfortunatamente Eric”. Così esordisce la giovane che mi trovo di fronte. Figlio unico, nasce dopo circa quindici anni di matrimonio. Dei genitori dice che sono due persone semplici ed umili: la madre casalinga che avrebbe anche avuto grandi potenzialità “soffre da sempre di depressione” e per via degli psicofarmaci che prende non riesce ad avere una vita molto attiva; il padre, disoccupato, percepisce il reddito di cittadinanza. Riferisce non andare molto d’accordo con loro, il rapporto con il padre è pressoché inesistente e quello con la madre è connotato da notevoli difficoltà comunicative. 

Riferisce di aver avuto uno sviluppo evolutivo nella norma senza intoppi o malattie. Ricorda essere stato un bambino sereno e tranquillo, inserito senza alcuna difficoltà a scuola materna. Il percorso scolastico sempre di successo, fino alla laurea.

Ricorda le prime vere crisi d’identità in epoca preadolescenziale durante la scuola media, allorquando sente di legare poco con i compagni e molto con le compagne “sentivo di avere con loro un’anima familiare”. Ricorda la profonda gratificazione e il piacere sperimentato quando a scuola i compagni le dicevano “sembri una femmina, ma anche la sofferenza provata “mi sentivo un pesce fuori d’acqua… e tendevo a coprirmi e ad isolarmi dai compagni… ad inibire la mia spontaneità”. 

Riferisce di non aver mai raccontato a nessuno della sua crisi identitaria, fino a quando, a sedici anni, nella difficoltà di affrontare i propri genitori, scrive una lettera alla madre, raccontando e svelando la sua vera identità. Sostiene di aver sin dall’infanzia manifestato comportamenti e atteggiamenti propri del sesso opposto a quello biologico, ma di aver iniziato a sentire di appartenere al sesso opposto a quello in cui era nata, percependo un vissuto interno psicologico di disagio e sofferenza rispetto al suo corpo maschile, solo con il raggiungimento dell’età adolescenziale. 

Ci sono volte in cui mi soffermo davanti allo specchio e penso a tutte quelle sofferenze che ho dovuto passare per diventare la persona che sono oggi; sorrido finalmente ma con un sorriso vero, senza finzioni né menzogne, senza recite che, prima di iniziare il percorso, ero costretta a fare per paura di non essere accettata. Ho nascosto per anni ciò che veramente ero sia a me stessa sia agli altri. Non ho mai avuto quell’adolescenza che ho sempre desiderato, ho odiato il mio corpo soprattutto quando iniziava a svilupparsi al maschile, non ero protagonista della vita che mi circondava ma succube e attenta ad essere spettatrice di me stessa, assumendo forzatamente comportamenti maschili nel modo di camminare e nel modo di relazionarmi con gli altri per paura che potessero accorgersi della mia vera anima, mettendo in conto anche il fatto che il pregiudizio regna sovrano. Non ho mai potuto realizzare né le uscite con le compagne di scuola con abitini che ho sempre sognato, con un trucco che ho sempre voluto, né tantomeno le prime cotte verso i maschietti in quanto, essendo esteticamente maschio, non potevo interessare minimamente. Ad un certo punto, non potendo andare contro la mia vera natura, ovvero quella femminile, il mio cuore ha iniziato a urlare aiuto e nel momento in cui ha urlato, è esploso come un vulcano, eruttando la libertà. Non sto qui a parlare di altre sofferenze psicologiche perché ciò che importa in questo momento è il fatto che io sia ormai una donna, soddisfatta, realizzata e soprattutto innamorata finalmente di un uomo che mi vuole bene e mi rispetta per ciò che sono e non per quello che avrei fatto finta di essere se continuavo a nascondere la mia vera anima”. 

Nell’impossibilità di trovare consenso da parte dei genitori quando ancora minorenne, al raggiungimento della maggiore età, Eric si rivolge al Dipartimento di Salute Mentale per sottoporsi ad una valutazione psicodiagnostica a conferma dei sentimenti di rifiuto e di conflitto sperimentati rispetto alla propria appartenenza sessuale e, successivamente ad un periodo di psicoterapia, durante il quale gli viene diagnosticata una Disforia di Genere, inizia il percorso di transizione farmacologica presso un endocrinologo di fiducia, ottenendo una buona conversione dei caratteri fenotipici in senso femminilizzante.

Alla domanda chi è oggi Eric, risponde senza alcuna esitazione “Erica!” Questo è il nome proprio femminile che si è data. È orgogliosamente una “ragazza trans”. Nulla in lei è cambiato rispetto a prima delle cure ormonali, soprattutto in ordine ai gusti sessuali: è cambiato soltanto l’aspetto estetico” e la possibilità di amare ed essere ricambiata.

I tempi lunghi per ottenere la rettificazione anagrafica di sesso e nome l’hanno costretta a vivere con documenti che non corrispondono alla sua nuova condizione di identità e di vita, determinando in lei una sorta di disagio psicologico di fondo espresso attraverso note di insicurezza, ma non inquadrabile in una sofferenza clinicamente significativa.

Erica nel suo complesso manifesta una personalità stabile e coesa, in presenza di processi identificativi tutti orientati in direzione femminile. Buono anche il suo funzionamento in ambito sociale, lavorativo, personale ed esistenziale.

Il percorso psicoterapeutico seguito parallelamente alla terapia ormonale intrapresa le ha permesso di affrontare con buon successo il periodo di real-life experience, tramite il quale è stato possibile valutare la sua determinazione, la sua capacità di funzionare nel genere sessuale femminile, nonché l’acquisizione di una maggior consapevolezza delle conseguenze familiari, professionali, interpersonali, scolastiche e legali, permettendole di raggiungere dei progressi nel padroneggiare alcuni suoi specifici problemi, così da riuscire a migliorare il suo equilibrio psicofisico e consolidare la sua identità di genere.

Al contrario, la preoccupazione per il delicato quanto complesso intervento demolitivo per il cambiamento di sessonon voglio farlo… è pericoloso… poi sinceramente non ne sento il bisogno… il mio corpo non lo richiede”, trova conforto nella consapevolezza della possibilità di poter scegliere se sottoporsi o meno all’intervento chirurgico. Ben informata sui rischi connessi in termini anche di danni irreversibili alla propria identità sessuale, in caso di sopraggiunti problemi di salute derivanti dalla non corretta esecuzione dell’intervento chirurgico demolitivo dei caratteri anatomici primari, ha scelto di non eseguirlo, desiderando soltanto la riattribuzione legale del sesso, soddisfatta del percorso di transizione eseguito e dei risultati raggiunti “mi piaccio così!

Nel caso di Erica, seguita in maniera adeguata da tutti i professionisti che se ne sono occupati, il disagio psicologico presente negli anni pre-adolescenziali e adolescenziali e il conseguente disadattamento interpersonale vissuto, come ho potuto constatare nel mio lavoro di consulenza tecnica, sono oggi, fortunatamente, un brutto e lontano ricordo, stante il pieno soddisfacimento nelle relazioni sociali così come nella vita quotidiana dato dal sentirsi pienamente a proprio agio con l’identità sessuale femminile che da sempre le appartiene.

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