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Male or Female? Complessità dolorosa dell’identità transessuale

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Psicologia Giuridica

Male or Female? Complessità dolorosa dell’identità transessuale

Maria Cristina Passanante
Psicologa giuridica

Generalmente il termine transizione indica il passaggio da una situazione o da una condizione ad un’altra. In questo breve lavoro, mi occuperò del sofferto transito da un’identità di genere all’altra che, nel transessualismo, assurge al ruolo di una vera e propria rinascita, un percorso che conduce ad una nuova vita, ad una nuova identità, ad un nuovo corpo. 

Nella persona transessuale non coincidono due componenti dell’identità sessuale: il sesso biologico e l’identità di genere. Questa condizione comporta una grande sofferenza psicologica e un immenso disagio esistenziale e personale legati al non sentirsi rappresentati dalla propria identità di genere e dal proprio corpo. Il transessualismo configura una profonda sofferenza identitaria.

(Nunziante Cesàro, Chiodi, 2006)
Identità

L’identità è un’istanza psichica che si origina nel tempo dall’integrazione di vari aspetti quali l’immagine somatica, la consapevolezza dell’essere e della psiche e la costanza di questi aspetti nel tempo (Dettore, 2005, pp.133). Per Jervis (1997) l’identità è la capacità di riconoscersi e di essere riconoscibile. La costruzione dell’identità è un processo complesso che si sviluppa gradualmente dalla primissima infanzia, quando il bambino ancora non ha la capacità di riconoscersi, fino a quando, verso i tre-quattro anni sviluppa una propria consapevolezza autoriflessiva. Successivamente, durante la delicata fase dell’adolescenza, che richiede una nuova strutturazione dell’identità, tutto viene rimesso nuovamente in discussione.

L’identità è intesa come il prodotto della corrispondenza tra rappresentazioni del Sé, inteso in senso corporeo e psicologico, ed esperienza di sé.

(Ruggieri, 1988; 1997)
Identità sessuale

Alla nascita un individuo viene identificato con un’identità sessuale attraverso il sesso, quello “anagrafico”, determinato dall’esame morfologico dei suoi organi genitali. L’equazione sesso anagrafico/sesso biologico – che caratterizza il nostro ordinamento giuridico – presuppone che il primo rispecchi fedelmente le componenti sessuali del titolare, sebbene nella realtà tale coincidenza non sempre sussiste. Accade, non di rado, che le molteplici componenti della sessualità umana – genetica, fenotipica, endocrinica, psicologica, culturale e sociale – entrino in rotta di collisione. L’emergere nel corso della vita di tendenze comportamentali e psichiche, caratterizzanti un sesso diverso da quello propriamente anagrafico, configura la propria identità di genere.

Non riconoscere il proprio corpo e sentirsi un individuo a metà, ambivalente, vivere continuamente una dicotomia tra come si è e come si vorrebbe realmente essere, tra il corpo in cui si è nati e il proprio vissuto, significa non riconoscersi come persona e ciò non può che comportare sentimenti e vissuti di inadeguatezza, di non accettazione e di malessere.

Il corpo è l’involucro, il mezzo con cui ci presentiamo e relazioniamo agli altri, percepiamo la realtà esterna, partecipiamo al mondo, esprimiamo il nostro modo di essere maschile e femminile. Il corpo è una rappresentazione di sé. Come diceva Sartre: “il corpo che vivo in prima persona sono io stesso” (Sartre, 1950).

Nella persona transessuale il corpo è estraneo, negato, non voluto, ripudiato, rifiutato, odiato, vissuto come un errore, un ostacolo, fonte di frustrazione. Il corpo è la sede del conflitto. Il corpo è uno dei principali elementi che contribuiscono a delineare la nostra identità, attraverso esso ci riconosciamo e percepiamo, il corpo siamo noi stessi.

(Bertherat, 1998)

Attraverso il corpo comunichiamo, esprimiamo valori, comportamenti e vissuti. È come se le persone transessuali non si sperimentassero come un tutt’uno, ma vivessero una scissione dicotomica tra corpo e mente, una sorta di tendenza anacronistica, che sembra riallacciarsi al dualismo cartesiano, e andare contro l’affermazione dell’unità psiche-soma.

Nella persona transessuale l’identità non è data, deve essere costruita (Galimberti). L’essere umano ha bisogno di continue conferme, di essere amato e accettato, riconosciuto per ciò che è. La persona transessuale ricerca queste conferme e questa accettazione prima di tutto in se stessa.

Identità di genere

Con il concetto d’identità di genere si sottolineano le componenti biologiche e intrapsichiche dell’identità (Stoller, 1963), distinguendole dall’identità legata al ruolo sociale.

L’identità di genere, riguarda la sensazione intima e profonda, la convinzione permanente e precoce di essere uomo o donna. Essa esprime la presenza delle strutture mentali di “mascolinità” e “femminilità” da attribuire a sé e agli altri, che, acquisite in una fase precoce dello sviluppo infantile (dalla nascita fino ai tre anni di età circa), sono il risultato dell’interrelazione tra le attitudini dei genitori (le identificazioni parentali), l’educazione ricevuta e l’ambiente socioculturale. L’identità di genere, che è una delle componenti fondamentali del processo di costruzione dell’identità, definisce non solo l’appartenenza biologica e genetica al proprio sesso, ma soprattutto il riconoscersi e l’accettazione conscia e inconscia dello stesso, sentirsi psicologicamente come maschio o femmina. Per identità di genere deve, quindi, intendersi non solo identificarsi nel sesso manifesto e attribuito alla nascita, ma anche sentirsi in armonia con il proprio corpo. Questa “concordanza” determina una non conflittualità tra la componente biologica e quella psicologica.

L’identità di genere è una connotazione psicologica, l’esperienza personale del ruolo di genere.

(Money, 1975)

Avere un’identità di genere non corrispondente al sesso anatomico è considerato un disturbo.

(Newman, 2002)
Identità di ruolo

Correlata all’identità di genere, l’identità di ruolo (o ruolo di genere) (Money, 1975), è l’insieme dei comportamenti, agiti all’interno delle relazioni con gli altri, e delle attitudini che in seno a un dato contesto storico-culturale sono riconosciuti come propri dei maschi o delle femmine. Il ruolo di genere è l’espressione esteriore dell’identità di genere (Dettore, 2005). Costruito concettualmente a partire dai due anni (Schaffer, Lo sviluppo sociale, 1996) e suscettibile di trasformazione nel tempo, il ruolo di genere esprime adattamento sociale alle norme condivise su attributi e condizioni fisiche (apparenza), gesti (manierismi), adornamenti, tratti di personalità, igiene personale, discorso e vocabolario, interazioni sociali, interessi, abitudini, definiti “tipicizzati” o inappropriati per genere. In altri termini, questo concetto racchiude in sé tutti i comportamenti, atteggiamenti, espressioni di personalità, esperienze che una persona mette in atto per manifestare a se stessa e agli altri il proprio genere, e che un contesto ritiene socialmente appropriati e opportuni, in quanto manifestazioni tipiche peculiari della femminilità e della mascolinità.

Orientamento sessuale

Componente dell’identità sessuale è l’orientamento sessuale, cioè la meta verso cui è indirizzato il desiderio sessuale, indipendentemente dal genere di appartenenza. L’orientamento sessuale di una persona può essere eterosessuale, omosessuale o bisessuale.

Come sottolineato da Stoller, l’identità di genere è un costrutto multidimensionale, la cui acquisizione dipende dall’interazione di componenti biologiche, relazionali, sociali, psicologiche, educative, durante un lungo periodo di tempo, che va dallo sviluppo embrionale alla pubertà, fino all’età adulta. Alla formazione dell’identità di genere contribuiscono differenti fattori che, se non interagiscono in modo armonico, possono determinare situazioni conflittuali e ambigue che successivamente potrebbero condurre a difficoltà nell’accettazione della propria identità di genere. Nella maggior parte delle persone identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale coincidono, ma esistono delle eccezioni di totale incongruenza, tra sesso biologico e sesso psichico, dunque identità di genere, così come sperimentato da una persona transessuale.

Transessualismo e Disforia di Genere

La transessualità, inquadrata nosograficamente nel DSM-IV come Disturbo dell’Identità di Genere (DIG) “forte e persistente identificazione con il sesso opposto accompagnata dal persistente malessere riguardo al proprio sesso ed al ruolo sessuale del proprio sesso”, trova nel DSM-5 una nuova etichetta meno patologizzante Disforia di Genere, ritenuta più rispettosa e meno stigmatizzante in quanto la persona non viene considerata “disturbata”, trovando inquadramento non più tra i disturbi di natura parafiliaca, bensì fra le condizioni di natura ansiogena.

Dal 19 Giugno 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha rimosso la Disforia di Genere dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases (ICD), inserendola in un nuovo capitolo come “condizione di salute sessuale”, a ribadire che non si tratta di una malattia mentale.

Leggi anche:
disforia di genere transessualismo DISFORIA DI GENERE, IL PERCORSO DI TRANSIZIONE DI ERICA

Commento (1)

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