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L’adolescenza tra deserto emotivo e costruzione identitaria

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Psicologia Giuridica

L’adolescenza tra deserto emotivo e costruzione identitaria

Maria Cristina Passanante
Psicologa Giuridica Forense

Tratterò qui di un caso del quale mi sono occupata, in qualità di Consulente del Pubblico Ministero, nell’ambito di un procedimento per abuso sessuale e induzione all’uso di alcool e stupefacenti nei confronti di una minorenne.

Erminia, così la chiamerò, al momento in cui la vedo, ha tredici anni e vive presso una Comunità alloggio. Ultimogenita, resta a vivere con la madre e i tre fratelli maggiori, quando i genitori si separano. La famiglia cambia spesso residenza e città a causa dei gravi problemi economici e delle diverse relazioni affettive della madre. Vive spesso con i nonni, più frequentemente in Comunità, quando i Servizi Sociali, le Forze dell’Ordine e il Tribunale per i Minori cominciano ad occuparsi di lei e dei fratelli per sottrarli alle condizioni di marginalità nelle quali si trovano a vivere.

Erminia cresce in un vuoto affettivo e, priva di punti di riferimento stabili e sicuri, si rifugia nella strada, relazionandosi con sconosciuti che abusano di lei in cambio di cibo, riparo o sostanze. 

Viaggia da sola e fa esperienze che la rendono precocemente “adulta”, dandole una finta parvenza di sicurezza e autonomia. Appare come una nomade in cerca della terra promessa, laddove la “terra promessa” è tra tutti la madre, simbolo di famiglia, luogo sicuro, affetto, identità. Erminia la cerca e la rincorre, ogni volta in un luogo diverso, per ritrovare sempre una madre “diversa” nell’umore, nell’affetto e nella disponibilità nei suoi confronti.

Il dolore e la sofferenza che Erminia sperimenta diventano sempre più grandi e insopportabili e la portano a rifugiarsi in esperienze virtuali e reali che le offrono quel senso di continuità del Sé di cui ha bisogno. Inizia così ad avere condotte devianti e aggressive che, se pur patologiche, diventano quasi “il modo, il suo modo” per realizzare se stessa, per sperimentarsi capace, forte e sicura di sé.

Oggi, Erminia si trova inserita nell’ennesima Comunità. Attorno a lei il vuoto affettivo e relazionale: madre abbandonica, padre assente, fratelli dispersi per il mondo. Sogna di sposarsi con il ragazzo attuale (molto più grande di lei) appena compiuti “diciotto anni e un giorno”, come ulteriore fuga dalla realtà terribile alla quale è stata esposta finora, nella sua breve ma intensa vita.

Difficile portare avanti con lei un progetto educativo. Ogni proposta che preveda l’attivazione delle sue risorse viene rifiutata, rispetto al progetto idealizzato di convolare a nozze con il fidanzato. Anche l’inserimento in Comunità appare ai suoi occhi come un’imposizione contraria alla sua volontà, per tenerla lontana da casa. Casa che nella realtà non esiste e non è mai esistita, se per casa s’intende un rifugio di sane e autentiche relazioni affettive attraverso le quali crescere e sperimentarsi.

Oggi, il rischio più grande che questa giovane fanciulla corre è quello di non riuscire a trovare un equilibrio dentro di sé, con il pericolo di ripetere, nel corso della sua vita, gli stessi fallimenti di cui ha già fatto precocemente esperienza. Da un punto di vista psicologico si può con certezza affermare che, laddove la funzione genitoriale fallisce, muore anche la possibilità che un bambino cresca in maniera sana.

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