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Giovani hikikomori in casa: è il sintomo di un problema familiare. Come curarli

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Giovani hikikomori in casa: è il sintomo di un problema familiare. Come curarli

Chi sono gli hikikomori e perché se ne parla tanto dopo la pandemia?

Su questo argomento Federico Cenci, giornalista del Quotidiano del Sud, ha intervistato la dott.ssa Maria Grazia Santucci, psicologa e psicoterapeuta, professionista della Rete di PsicologiainTribunale.it.

Giovani hikikomori in casa: è il sintomo di un problema familiare. Come curarli

Chiusi in casa, barricati, riluttanti a ogni pur minimo contatto fisico con il mondo esterno. Sono gli hikikomori. Il fenomeno nasce in Giappone, ma negli ultimi anni si va diffondendo anche in Italia. Sono 100mila i giovani (e anche qualche meno giovane) affetti da questo disturbo nel nostro Paese. Conosce il tema la dott.ssa Maria Grazia Santucci, psicologa e psicoterapeuta, professionista della Rete di “PsicologiainTribunale.it”.

«Me ne sono occupata anche prima della pandemia» spiega «ma dopo è diventato un fenomeno molto più diffuso». I giovani hikikomori in genere hanno molta dimestichezza con gli strumenti digitali, con i quali possono comunicare senza dover incontrare fisicamente gli altri.

«È molto rassicurante e non ci si mette in gioco con il fisico e l’aspetto esteriore, uno dei principali problemi degli adolescenti» osserva la Santucci. Lo schermo, invece, rappresenta uno scudo: «Li mette al riparo da sguardi indiscreti e permette loro di esprimere anche sentimenti forti, di rendere la realtà più accettabile per sé e per gli altri».

Esistono vari livelli di questo disturbo: c’è chi si chiude in modo ermetico, chi invece mantiene degli spazi di socialità. «Alcuni vanno a scuola e comunicano, anche se limitatamente, con compagni e insegnanti». Per l’esperta «bisogna far perno su quello spazio, tra quel le pieghe che sono rimaste in contatto con la realtà, in modo da allargare la feritoia, prima che diventi ferita, ampliando la parte sana e positiva della personalità».

Gli psicoterapeuti sistemici, racconta la Santucci, lavorano con la famiglia al completo, in quanto «l’adolescente, che viene presentato come il problema, è soltanto il portatore del problema, cioè colui che mette in evidenza gli aspetti disfunzionali del sistema familiare».

QUI L’INTERVISTA INTEGRALE

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