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Covid-19: un’occasione di riflessione!

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Psicologia

Covid-19: un’occasione di riflessione!

Dott.ssa Stefania Tucci
Psicologa Psicoterapeuta, Psicotraumatologa

Potrebbe sembrare un paradosso parlare di “occasione di riflessione” in riferimento alla pandemia che sta colpendo il mondo da circa un anno, ma quando i fenomeni si osservano con la lente della psicologia, tutto appare sotto una luce meno scontata. 

Sosteneva Hillman, uno tra i più autorevoli psicologi analisti contemporanei, che la nostra vita è psicologica, e che “lo scopo della vita è quello di fare di essa psiche, di trovare nessi tra vita e anima” (1). Perché la psicologia è un’attività necessaria della nostra psiche, “che costruisce contenitori e li infrange allo scopo di approfondire e intensificare l’esperienza” (2) .

In virtù di queste considerazioni, perciò, il compito della psicologia e degli psicologi è prima di ogni altra cosa quello di “riflettere sulle cose che accadono” e “approfondire” le esperienze che si trovano a vivere, individualmente e collettivamente, fornendo un punto di vista nuovo, che sovente non coincide con il senso comune.

La pandemia, come stiamo scoprendo nostro malgrado in questi mesi, è un’epidemia che ha la tendenza a diffondersi ovunque, a invadere rapidamente territori e continenti. E purtroppo, ha già lasciato dietro di sé una scia di dolore e di morte.

La pandemia ci ha reso vulnerabili, ci ha fatto scoprire la nostra fragilità, ci ha esposto alle nostre paure e alle angosce più ataviche. 

La pandemia ci ha posto e ci pone di fronte al limite, all’inattività, alla lentezza.

La pandemia ci rende tutti uguali, indipendentemente dalle nostre origini e dalle nostre appartenenze sociali, economiche, geografiche, culturali.  Siamo tutti potenzialmente esposti di fronte al Covid-19, il virus misterioso che si prende gioco di noi!

Veniamo tutti da un mondo, quello pre-covid, che negli ultimi decenni e negli ultimi anni, in particolare, ha preso un’accelerata mai vista nelle epoche che ci hanno preceduto. Tutto correva intorno a noi: gli eventi, le notizie, la tecnologia. E noi, insieme, come trottole a rincorrere eventi, notizie, tecnologia.

E improvvisamente, puff!, tutto si è fermato, il mondo si è fermato e con il mondo, anche noi.

Quando, durante un’analisi, un paziente si lamenta della sofferenza che un sintomo gli procura, chiedo spesso di soffermarsi ad ascoltare cosa il sintomo gli consenta di fare e cosa invece gli impedisca. È da questo semplice riconoscimento dei bisogni profondi della propria anima, di cui il sintomo è espressione, che nasce il cambiamento e la risoluzione del problema.

Se immaginiamo il Covid-19 come un sintomo, un sintomo nato in seno ad un’umanità tutta presa a correre all’impazzata, senza porsi domande, senza tener conto dei bisogni profondi delle persone che la compongono, senza tener conto degli effetti del proprio correre, senza prendere fiato, allora possiamo cogliere nel Covid-19 e nella pandemia che stiamo vivendo un’occasione per porci delle domande e “riflettere su”.

Riflettere sul destino di un’umanità che, nella sua corsa eccessivamente estroversa, ha perso il senso del limite, della lentezza, della fragilità, della morte. Un’umanità che ha perso il senso della vita. Quel senso che il tempo sospeso che ci troviamo a vivere ci impone di ritrovare.

E allora, questo tempo senza corsa e senza orizzonti, se lo sapremo vivere intensamente, ci fornirà l’occasione per immaginarla di nuovo questa vita, immaginarla per noi, per gli altri, per il mondo, prima che sia troppo tardi.

Perché ogni sintomo, come insegna il lavoro psicologico, è il problema ma anche la soluzione al problema.

Bibliografia

  1. J. Hillman (1975), Re-visione della psicologia, Milano, Adelphi, 1983, p.14.
  2. Ivi, p. 18.

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