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Come la diagnosi di autismo può influenzare la percezione di credibilità del soggetto

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Psicologia Giuridica

Come la diagnosi di autismo può influenzare la percezione di credibilità del soggetto

Bianca Milocco
corsista del corso di alta formazione Ruolo e Funzioni del Consulente Tecnico Psicologo in Ambito Minorile

I Disturbi dello Spettro dell’Autismo fanno parte dei Disturbi del Neurosviluppo. Essi sono caratterizzati da deficit persistenti nella comunicazione sociale e nell’interazione sociale, oltre che da comportamenti e interessi ristretti e ripetitivi (DSM-5).

La letteratura è concorde nel confermare che i bambini con disabilità hanno un maggior rischio di essere maltrattati (Sullivan & Knutson, 2000), di subire esperienze di abuso e di negligenza (Cicchetti & Valentino, 2006). Spesso però, le indagini e i processi sugli abusi sessuali sui minori sono caratterizzati da prove limitate e da un forte coinvolgimento emotivo, maggiormente se si tratta di un bambino con una diagnosi di disturbo neuropsichiatrico (NPD). Inoltre, vige la preoccupazione che tale patologia possa influenzare la capacità del bambino di percepire, comprendere, ricordare e comunicare l’abuso.

Quando si analizza come una diagnosi di NPD possa influenzare l’iter processuale in un caso di presunto abuso, emergono tre questioni principali (Lainpelto, 2016):

  • in che modo la patologia influenza la capacità di un bambino che è stato vittima di abuso di comunicare l’abuso stesso?
  • i bambini con un NPD sono meno affidabili?
  • in che modo essere a conoscenza di diagnosi di NPD influenza il processo decisionale?

In un articolo pubblicato da Barbara Doyle (2004) vengono forniti suggerimenti per aiutare operatori sociali e famiglie nella comunicazione di informazioni chiave circa la patologia autistica al personale del sistema giuridico. Innanzitutto la Doyle afferma che sia sempre rilevante riportare la diagnosi, e non nasconderla, anche nei casi più lievi. Inoltre è importante che i genitori e/o gli operatori sanitari che conoscono il bambino forniscano informazioni su come l’individuo pensa, comunica, interagisce e comprende gli altri.

Le persone con ASD hanno spesso problemi nella comunicazione sia verbale che non verbale, per comprenderli nel modo migliore bisogna fare attenzione ad alcuni aspetti:

  • potrebbe succedere che il bambino con ASD non risponda prontamente alle domande a causa del ritardo nell’elaborazione delle informazioni che gli vengono comunicate. Questo rallentamento solitamente aumenta con lo stress o quando il bambino si trova in circostanze non familiari.
  • è possibile che le espressioni facciali e il linguaggio del corpo non siano coerenti con gli stati interni e le autentiche emozioni dell’individuo, alcuni di loro infatti possono mostrare un’espressione “piatta” oppure “fissa”: ciò non deve essere interpretato come disinteresse o scarsa preoccupazione per quello che sta accadendo.
  • persone affette da autismo possono interpretare ciò che viene detto alla lettera, non riuscendo a comprendere l’informazione implicita sottostante la frase.
  • l’individuo può avere problemi a distinguere ciò che è noto ora da ciò che era noto in passato. Se gli viene chiesto se “sapeva” cosa avrebbe fatto un’altra persona, ad esempio, la risposta potrebbe essere affermativa perché “ora sa”, anche se all’epoca non ne aveva effettivamente conoscenza. Una volta che l’individuo con ASD è al corrente di cosa è successo, potrebbe non essere in grado di considerare che in un momento precedente non aveva quella stessa conoscenza.

Secondariamente, le persone con ASD hanno problemi significativi nell’interazione sociale e nella reciprocità:

  • potrebbero non utilizzare le convenzioni sociali tipiche oppure inconsapevolmente violarle, ad esempio facendo domande troppo personali.
  • potrebbero presumere che la persona con cui stanno parlando sappia già quello che sanno, portandolo a non fornire informazioni rilevanti.
  • possono avere un livello di “ingenuità sociale” che non corrisponde alla loro intelligenza in altre aree.
  • potrebbero non essere in grado di prevedere il comportamento degli altri; è improbabile che riescano a cogliere i segnali come tono di voce, gesti, informazioni implicite, al pari degli individui con sviluppo tipico.

Inoltre, persone con diagnosi di ASD hanno spesso interessi, comportamenti e attività limitati, ripetitivi, stereotipati e insoliti. Ciò può farli tornare sullo stesso argomento di loro interesse molte volte o possono, al contrario, dare l’impressione di evitare altri argomenti, mostrandosi in questo caso evasivi. Possono essere inoltre molto ligi alle regole, anche quelle sociali, sembrando talvolta bizzarri.

Infine, possono avere una sensibilità eccessiva per input di tipo visivo, sonoro, o olfattivo. Possono essere turbati da rumori, luci, odori o altri elementi dell’ambiente che sono tollerabili per tutti gli altri, ma che loro sentono fastidiosi. A volte invece compiono movimenti ripetitivi e stereotipati, come dondolarsi o sfarfallare, perché al contrario sentono la necessità di maggiori input sensoriali e tali atteggiamenti possono aumentare con lo stress (Doyle & Iland, 2004).

Rispetto al secondo interrogativo un numero crescente di studi ha esplorato le prestazioni degli individui con autismo (nella maggior parte dei casi senza diagnosi di disabilità intellettiva) al momento di testimoniare in contesti giudiziari.

Una notevole quantità di lavoro sperimentale suggerisce che potrebbero incontrare alcune difficoltà quando cercano di ricordare informazioni su un crimine a cui hanno assistito. Ad esempio, mostrano deficit nel riconoscimento dei volti (Blair et al. 2002) e nel ricordo episodico di eventi vissuti personalmente (Bowler et al. 2000). A volte faticano anche a ricordare dove, quando, come o da chi hanno appreso qualcosa (Bowler et al. 2004) e gli studi sia neurali che teorici suggeriscono che gli individui con ASD hanno difficoltà a legare insieme elementi di un’esperienza nella memoria (es. Bowler et al. 2008). In generale, bambini con ASD tendono a ricordare meno informazioni rispetto ai loro coetanei con sviluppo tipico quando rievocano liberamente informazioni su un evento (Mattison et al. 2015).

Quello che si evince da questa breve panoramica è che esistono diverse ragioni per cui ci si potrebbe aspettare che le persone con ASD abbiano difficoltà nel ricordare gli eventi di cui sono testimoni, ma questo avviene perché vengono interrogati con le stesse modalità degli individui con sviluppo tipico. Gli standard di pratica nelle interviste forensi, infatti, si basano sull’utilizzo di domande aperte progettate per suscitare narrazioni libere (Cronch et al., 2006).

È stato dimostrato invece che la quantità e la qualità delle risposte corrette tra un gruppo di bambini con autismo e un gruppo di bambini con sviluppo tipico non è differente, se si conduce il colloquio utilizzando uno schema di intervista più strutturato (es. Henry et al. 2017; Maras e Bowler 2010). Performance analoghe si hanno infatti quando soggetti con autismo possono scegliere la risposta tra una serie di opzioni (Bowler et al. 2004), o in compiti di completamento di parole appartenenti a elenchi visti in precedenza (Gardiner et al. 2003). Inoltre, risultati simili si hanno quando vengono forniti aiuti aggiuntivi al momento della rievocazione (es. domande più specifiche e non aperte, ausili nel recupero del contesto, o strumenti visivi concreti) (es. Maras e Bowler 2012; Maras et al. 2012; Mattison et al. 2018).

Questi bambini quindi sono in grado, con specifiche modalità di intervista, di fornire testimonianze accurate e utili dal punto di vista forense. Nonostante ciò, troppo spesso trovano ancora la loro credibilità messa in discussione (Lamb et al. 2011), probabilmente per l’inadeguata formazione degli operatori in questo specifico ambito.

In uno studio simulato condotto da Bottoms (2003), sono stati mostrati estratti videoregistrati di un processo penale, ma a una parte dei soggetti è stato indicato che la vittima dell’aggressione sessuale aveva un “leggero ritardo mentale” mentre ad altri che la vittima aveva “un’intelligenza media”. Nel primo caso i giurati erano più propensi ad accusare l’imputato perché consideravano la vittima come meno capace di costruire una falsa accusa di abuso.

Risultati contrastanti sono stati trovati da Lainpelto e colleghi (2016) che hanno presentato a degli studenti di giurisprudenza una trascrizione di una testimonianza di abuso di una ragazza di 11 anni. Solo metà dei soggetti erano stati informati che la ragazza era affetta da un disturbo da deficit di attenzione/iperattività e da Sindrome di Asperger. Dalla ricerca è emerso che coloro che erano stati informati della diagnosi avevano ritenuto la ragazza meno credibile e avevano considerato le sue affermazioni meno veritiere.

Anche DiSciullo (2018) ha esaminato le percezioni dei giurati di una testimonianza di un bambino con ASD in un caso di maltrattamento sessuale, trovando che i partecipanti percepivano la vittima con ASD come più suggestionabile, meno accurata e credibile rispetto a una vittima con sviluppo tipico.

Questi esempi sono riportati per dimostrare che la mera presentazione della diagnosi può portare a pregiudizi circa le capacità di questa categoria di bambini, sia nella direzione di maggiore attendibilità, che viceversa. Da questi risultati si evince infatti che le possibilità di un’indagine legale oggettiva sono inferiori per i bambini con NPD rispetto ai bambini con sviluppo tipico, affermazione che ha particolare valore alla luce del loro maggiore rischio di essere vittime di maltrattamenti e abusi.

In conclusione, si ritiene importante che gli operatori che si trovano a lavorare con questa tipologia di persone in ambito giudiziario sia formato in modo adeguato sulla patologia e sulle migliori modalità di conduzione del colloquio, al fine di sviluppare strategie efficaci per aumentare la quantità di informazioni richiamate dai minori testimoni con ASD, senza una corrispondente diminuzione della qualità di tali informazioni. Lo scopo è di permettere ai bambini affetti da autismo di testimoniare nel modo più accurato possibile, in una modalità che favorisca i loro punti di forza e limiti i loro punti di debolezza.

Bibliografia

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