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Tradimento coniugale, separazione e affidamento dei figli

Tradimento coniugale
Psicologia Giuridica

Tradimento coniugale, separazione e affidamento dei figli

Dott.ssa Maria Grazia Santucci
Psicologa, Psicoterapeuta, esperta in Psicologia forense e Criminologia

L’esperienza del tradimento fa parte integrante del gioco della vita. Tutte le espressioni con le quali decliniamo questo complesso comportamento denunciano la sua pervasività in ogni aspetto della nostra esistenza: tradire le aspettative, la verità, la patria, gli ideali, un segreto, la fiducia, la memoria, le apparenze, se stessi. 

Tradire, tradirsi, essere traditi, trasgredire, da un punto di vista psicologico, rappresentano comportamenti che ci parlano della dinamica evolutiva della nostra psiche, della necessità di emanciparsi da tutto ciò che non ci corrisponde più e che ci vincola alle richieste dell’ambiente sociale nel quale viviamo. 

Il tradimento è una rottura di quel patto di lealtà che ci lega ad un’amicizia, ad una persona, alla nostra famiglia, alla patria.  Ma, spesso, è un passaggio necessario, inevitabile. 

Senza tradimento non si dà possibilità di un’esistenza autentica, e tradire è imprescindibile, quando viviamo la necessità di affrancarci da schemi e modelli collettivi o quando non ci sentiamo più rappresentati da una situazione o in una relazione.

Perché tradiamo anche chi ci ama?

L’infedeltà coniugale è il tradimento per antonomasia, una delle esperienze più temute all’interno della coppia e tra le cause più frequenti di rottura di una relazione o di divorzio.

Ma perché tradiamo chi ci ama? A questa domanda non c’è, come nella maggior parte dei nostri comportamenti, una risposta semplice. Molte possono essere le cause e i fattori coinvolti.

In primo luogo, la dinamica relazionale della coppia può essere insoddisfacente per uno o per entrambi i partner, sia da un punto di vista emotivo che sessuale. In questi casi, il partner che soffre maggiormente agisce il tradimento.  

Altri fattori possono riguardare il sistema di valori di una società, che può fornire un’approvazione al tradimento. Per esempio, nella nostra cultura, fino a pochi decenni fa, il comportamento infedele del marito veniva tollerato e considerato ineluttabile rispetto a quello della moglie, invece altamente disapprovato e punito per legge. 

Esistono anche fattori psicologici come lo stile di attaccamento o alcuni tratti della personalità che possono influire su comportamenti come quello dell’infedeltà coniugale, per indagare i quali servirebbe una trattazione che esula dagli scopi di questo scritto. 

Ma chi è il vero colpevole?

Non c’è mai un vero colpevole. Il tradimento è sempre il risultato di una dinamica relazionale divenuta disfunzionale, nella quale entrambi i partner hanno un ruolo collusivo. 

In genere, chi agisce il tradimento, a differenza di quello che comunemente si crede, è la persona che si sente maggiormente tradita dal rapporto. Intessere una relazione adulterina consente, paradossalmente, di tenere in piedi la relazione con il coniuge, compensando nel nuovo rapporto le carenze che si vivono nel primo. 

Allo stesso tempo, chi tradisce si apre a qualcosa di nuovo e diverso che manca nella relazione coniugale. Quando questo aspetto diventa predominante, la coppia entra in crisi e il legame si rompe.

Come si fa a smettere di soffrire dopo che si è stati traditi?

Il tradimento ci ferisce in maniera molto profonda, e ci coglie sempre impreparati. Come dicevo sopra, il tradito è indirettamente responsabile del tradimento che subisce, ma difficilmente ne è consapevole. Per questo motivo, può essere incapace di reagire in maniera adattiva agli eventi e può sviluppare una depressione reattiva.

In questo caso, il tradimento viene vissuto come un trauma che è impossibile superare. E le reazioni all’evento sono sproporzionate. 

Il tempo e l’elaborazione psicologica di quanto è accaduto riescono a curare la ferita, normalmente. Ma nel caso in cui la persona entri in una condizione di depressione reattiva, l’elaborazione di quanto è accaduto è difficile o addirittura impossibile. 

È possibile tornare ad avere la fiducia di prima?

Affrontare una condizione di infedeltà è un’impresa complessa, ma necessaria. È fondamentale rivedere il proprio ruolo all’interno della dinamica di coppia, per capire quanto il nostro comportamento, la nostra storia o la nostra personalità abbiano contribuito a determinare dinamiche relazionali disfunzionali all’interno della coppia.

E se non riusciamo a farcela da soli, possiamo provare a chiedere aiuto. E anche se non siamo abituati a farlo, vale la pena di tentare. Possiamo scegliere di chiedere l’aiuto di uno psicologo sia individualmente che come coppia. Il legame ferito, portato dalla coppia o dai singoli partner in terapia, può diventare uno spazio di incontro per tutti coloro che siano interessati a riflettere sulle cause di un tradimento, affrontarne le conseguenze e, soprattutto, trovare la strada per superarlo. 

Molte relazioni soccombono all’infedeltà, altre sopravvivono e diventano addirittura più salde di prima.

Se ci si separa, il coniuge infedele ha diritto all’affidamento dei figli?

Nelle valutazioni che uno psicologo giuridico si trova a fare, nei casi di separazione e divorzio, si osserva spesso come la tematica del tradimento determini nel coniuge tradito una mancanza di fiducia nei confronti del partner infedele.

In questi casi, quando ci sono figli, il coniuge tradito può tendere a credere  che il partner infedele possa essere inadeguato a svolgere anche il ruolo di genitore.

Da un punto di vista clinico e giuridico, però, il comportamento infedele con il coniuge non incide sulle capacità di un genitore di prendersi cura della prole. Al contrario, in molte situazioni, è il coniuge tradito a mettere in atto comportamenti che possono determinare l’esclusione dall’affidamento dei figli.

Chi tradisce ha gli stessi diritti sui figli rispetto all’altro coniuge. La norma che guida  chi deve decidere con quale genitore debbano vivere è sempre quella dell’affidamento condiviso.

Il giudice dispone l’affidamento esclusivo a uno dei due coniugi solo se uno dei genitori abbia messo in atto nei confronti dei figli dei comportamenti tali da potere incidere negativamente sulla loro educazione e crescita.

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