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Nuove prospettive epistemologiche, Interactional View, valutazione psico forense e intervento clinico

Psychologist
Psicologia Giuridica

Nuove prospettive epistemologiche, Interactional View, valutazione psico forense e intervento clinico

Dott.ssa Monica Savino
Psicologa giuridica e psicoterapeuta sistemico relazionale

L’identificazione di un processo introduce il concetto dell’osservatore del processo. Nessun processo avviene senza qualcuno che punteggi gli eventi in modo da descriverli in quel processo. Ogni pattern crea il suo proprio contesto ed è solo attraverso il contesto che gli eventi e i comportamenti acquistano significato. (Maturana)         

La “interactional view” diventa, nella traduzione italiana, “la prospettiva relazionale” che può essere definita in senso ampio come un modo di concepire i fenomeni umani e sociali. L’attenzione per l’epistemologia da un lato, le ricerche sulla comunicazione dall’altro generano un paradigma innovativo, che comporta trasformazioni radicali di carattere teorico e operativo. In un’ottica nuova ciò che conta sono le relazioni interpersonali, la comunicazione nei suoi aspetti verbali e non verbali, il contesto.

Il significato di un messaggio non si ricava dalle intenzioni del parlante, né dai suoi contenuti, ma dagli effetti di trasformazione che produce nel sistema. Effetti pragmatici, cioè osservabili, esperibili, concreti. I comportamenti comunicativi non sono spiegati in base a posizioni prefissate degli attori in gioco ma, in base alle regole  cioè alle ridondanze dell’interazione in una prospettiva comunicativa non solo interazionale ma, soprattutto orientativa a creare mondi possibili, oggetti e soggetti, storie, rappresentata oggi, principalmente, dalla narrazione.

La pratica sistemica si conferma relazionale in quanto tematizza come suo carattere centrale la circolarità costitutiva delle interazioni tra soggetto osservato e osservatore, tra attori e contesto, tra azioni e narrazioni. E su tale circolarità che l’operato psicoforense deve fondare la sua prassi in un surplus di attenzione epistemologica, di riflessività, di responsabilità nell’interazione, di consapevolezza del nostro essere parte integrante dell’interazione sistemica. 

L’adozione di un pensiero complesso significa riconoscere e accettare l’irriducibile molteplicità dei punti di vista, tenendo inoltre presente che i differenti punti di vista sono vicarianti, senza che uno possa dirsi privilegiato rispetto agli altri. Ogni operazione di distinzione tracciata da un osservatore ha la sua validità e significa, soprattutto, essere consapevole dell’influenza che le proprie premesse teoriche esercitano sulla propria modalità di descrivere ciò che si osserva, e che anche il soggetto osservato è un costruttore attivo della realtà, con una propria auto-organizzazione. 

La comunità scientifica è una comunità di osservatori i quali utilizzano come criterio di validità delle proprie asserzioni la spiegazione scientifica; “la scienza non è un modo per rivelare una realtà indipendente ma, un modo per costruire una realtà particolare vincolata dalle stesse condizioni che costituiscono l’osservatore come essere umano” (Maturana 1993).

L’inestricabile connessione esistente tra osservatore e osservato, tra conoscenza e azione evidenziata dalle nuove prospettive epistemologiche comportano per lo psicologo divenire consapevole del fatto che, valutazione e intervento risultano inscindibili e  gli effetti dei propri interventi fanno parte del processo diagnostico. L’attività di ipotizzazione, ovvero il processo diagnostico, è e rimane dunque il cardine del lavoro non solo del clinico ma declinato anche nell’attività psicogiuridica. Quello che è importante notare è che, in base alla nuova epistemologia, nessuna spiegazione è vera, nel senso che nessuna rappresenta ciò che effettivamente avviene. Tuttavia, non per questo si deve rinunciare a operare distinzioni e a darsi spiegazioni: anzi, queste sono e rimangono attività imprescindibili in ogni processo conoscitivo. Non bisogna dunque astenersi dal fare una diagnosi differenziale, né rinunciare a concetti unificatori: tuttavia si deve essere consapevoli del fatto che questi concetti vengono utilizzati come parametri arbitrariamente scelti, e non rappresentano una conoscenza ultima (Malagoli Togliatti, Telfener 1991).

La costruzione di spiegazioni non va quindi intesa come una ricerca di ciò che è “vero” o “più vero”, bensì come un processo che permette di formulare ipotesi che consentano di agire con efficacia: come osservato dal Gruppo di Milano, “l’ipotesi, in quanto tale, non è né vera e né falsa, ma solo più o meno utile” (Selvini Palazzoli et al.1980). In questa prospettiva, la diagnosi viene ad essere una creazione, una costruzione del clinico la quale, più che ottemperare a criteri assoluti di verità ed oggettività, deve conformarsi a criteri di utilità, deve cioè modellarsi sugli strumenti di lettura e intervento dei quali dispone il clinico (Cingolani, 1991) dal vincolo costituito sia dal carattere relazionale e interattivo e sia dal contesto della consulenza psicoforense.

Note e bibliografia di riferimento

Cingolani S. (1991), “La diagnosi della diagnosi”, in Malagoli Togliatti M. e Telfener U., Dall’Individuo al sistema, Torino, Bollati Boringhieri

Fornari U. (2018), Trattato di psichiatria forense, Torino, UTET Giuridica

Gulotta G. (2020), Compendio di psicologia giuridico-forense, criminale e investigativa, Milano, Giuffré editore 

Loriedo C., Picardi A. (2016), Dalla teoria generale dei sistemi alla teoria dell’attaccamento. Percorsi e modelli della psicoterapia sistemico-relazionale, Milano, Franco Angeli

Malagoli Togliatti M.,  Telfener U. (1991), Dall’Individuo al sistema, Torino, Bollati Boringhieri

Maturana H. R., Autocoscienza e realtà, Milano, Cortina, 1993

Selvini Palazzoli M., Boscolo L., Cecchin G., Prata G. (1980), “Hypothesizing-circularity-neutrality. Three guidelines for the conductor of the session”, in Family Process, p.19

Telfener U., Casadio L. (2003), Sistemica-voci e percorsi nella complessità, Torino, Bollati Boringhier

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