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Quando ci si trasferisce all’estero all’inizio prevale la curiosità: tutto è nuovo, stimolante, diverso. È la cosiddetta fase della “luna di miele”, in cui ci si sente aperti e pieni di energia. Con il tempo, però, possono emergere difficoltà meno visibili ma molto reali: la lingua che non scorre naturale, le differenze culturali, la distanza dagli affetti. È in questa fase che può affacciarsi un senso di disorientamento, accompagnato da solitudine o frustrazione.
Uno degli aspetti più delicati è la perdita dei riferimenti. Azioni quotidiane che prima erano automatiche diventano improvvisamente complesse. Anche il senso di identità può vacillare: lontani dal proprio contesto, è normale chiedersi chi si è davvero senza i punti di riferimento abituali.
L’adattamento, però, non è un semplice “abituarsi”. È un processo graduale in cui si cerca di integrare la nuova realtà con la propria storia personale. Questo percorso attraversa diverse fasi — entusiasmo, crisi, riorganizzazione — fino a raggiungere un nuovo equilibrio. Le difficoltà, in questo senso, non sono segnali di fallimento, ma tappe naturali del cambiamento.
Durante questa esperienza è comune vivere emozioni contrastanti: entusiasmo e nostalgia, libertà e solitudine. Riconoscerle e accoglierle è fondamentale per non sentirsi sopraffatti. Al contrario, ignorarle può rendere tutto più pesante.
In questo percorso, il supporto gioca un ruolo chiave. Avere uno spazio in cui potersi esprimere liberamente, magari nella propria lingua madre, aiuta a dare senso a ciò che si sta vivendo. Oggi, grazie agli strumenti digitali, è possibile accedere a un supporto psicologico anche a distanza, mantenendo continuità e stabilità anche lontano da casa.
Nonostante le difficoltà, vivere all’estero può trasformarsi in una grande occasione di crescita personale. Si sviluppano nuove competenze, si rafforza la resilienza e si costruisce una nuova consapevolezza di sé. Col tempo, ciò che sembrava estraneo può diventare familiare.
Adattarsi a un nuovo Paese non è un percorso lineare, ma un viaggio fatto di alti e bassi. Concedersi tempo, accettare la complessità e chiedere aiuto quando serve sono passi fondamentali per viverlo in modo più autentico. Perché, alla fine, sentirsi “a casa” non dipende solo da un luogo, ma dall’equilibrio che riusciamo a costruire dentro di noi.Dott.ssa Sambugaro Luana
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A proposito di me

LUANA SAMBUGARO
PSICOLOGA CLINICO - FORENSE
Sono Luana Sambugaro, Psicologa specializzata in Psicologia Clinica, Giuridica e Forense. Laureata presso l'Università "La Sapienza" di Roma e iscritta all'Albo degli Psicologi del Veneto.
Nel mio percorso professionale ho maturato esperienza nell’ambito del supporto psicologico, della valutazione clinica e del reinserimento sociale, collaborando con servizi territoriali e realtà legate all’area penitenziaria e delle tossicodipendenze. Al momento lavoro nel servizio residenziale e domiciliare per il reinserimento di detenuti in misure alternative, cautelari o in regime di semilibertà - a stretto contatto con il Carcere di Vicenza e Padova, gli avvocati del territorio e l'Ufficio di Sorveglianza di Verona.
Le esperienze vissute all’estero, tra Stati Uniti, Inghilterra e Danimarca, hanno arricchito profondamente il mio modo di vedere le persone e le relazioni, permettendomi di sviluppare una particolare sensibilità verso le difficoltà emotive legate ai cambiamenti, all’espatrio e ai momenti di transizione della vita.
Nel mio lavoro clinico, che svolgo presso uno studio di Vicenza, credo nell’ascolto autentico e nella costruzione di uno spazio sicuro e privo di giudizio, in cui ogni persona possa sentirsi accolta, compresa e libera di esplorare le proprie emozioni. Accompagno, chi si rivolge a me, in percorsi orientati al benessere psicologico, alla consapevolezza di sé e alla crescita personale.