Iscrizione: Abbonamento PremiumHome › Forum Maria Rita Accatino Psicologa giuridico forense, Psicoterapeuta Sono molti anni che si dibatte su questa tematica, ma i tentativi di condizionare la relazione del figlio con l’altro genitore o il rifiuto espresso da un figlio nei confronti di uno dei genitori sono eventi che da sempre esistono e continuano costantemente a verificarsi. Indipendentemente da come, a seconda dei epoche, verrà definito l’evento. Oggi, come 40 anni fa… e chi lavora come CTU ne può essere testimone. Sono infatti 40 anni che mi occupo di divorzi e separazioni, sia svolgendo Consulenze Tecniche di Parte che d’Ufficio per il Tribunale di Roma, che come psicoterapeuta, e per questo mi sono confrontata nei decenni con l’avvicendarsi delle diverse formulazioni del diritto di famiglia e della psicologia giuridica sulle varie problematicità separative e divorzili. La definizione La definizione di PAS è ad esempio una definizione recente nel tempo, che è stata molto dibattuta dagli operatori del settore. In termini di una diffusa e controversa dialettica e di una prolifica teorizzazione scientifica… una definizione che è stata usata in maniera pressante e stentorea per un periodo di alcuni anni e ha comportato l’applicazione di rigide prassi d’intervento. Ma dopo tanto dibattere non le è poi stata attribuita la dignità di “Sindrome” ed è quindi stata giudicata totalmente inadeguata sotto il profilo tecnico. La sentenza della Cassazione e la pronuncia dell’ordine degli psicologi ne sono l’espressione più evidente. A volte, criticamente, penso che a noi tecnici del settore faccia comodo utilizzare un deresponsabilizzante incasellamento teorico, per avere rassicuranti luoghi comuni da citare e fare propri. Ricordo ad esempio quando venivano utilizzati gli “indicatori di abuso” per perseguire ed individuare, tout court, presunti abusi sessuali. Solo in seguito è stato valutato che non erano meccanicamente riferibili ad abusi sessuali molti di quei comportamenti che esteriormente apparivano come tali. Infatti già nella prima stesura del 1996 della Carta di Noto, l’art.9 citava Deve tenersi conto che la sintomatologia da stress riscontrabile in bambini abusati è in genere rivelata da indicatori psico-comportamentali aspecifici, che, in quanto tali, possono rappresentare risposte a stress diversi dall’abuso quali, per esempio, quelli dovuti a conflitti o disagi intrafamiliari. E numerosi errori di valutazione sono stati compiuti prima della formulazione di questa nuova concezione dell’abuso. Ho conosciuto, nel corso della professione, diverse persone che hanno vissuto drammi per addebiti di questo tipo; generati da errate oppure distorte valutazioni, quando non volontariamente adombrate a fini separativi. Infatti in particolari od aspri contenziosi familiari sono state mosse strumentali accuse di questo tipo; accuse rispetto alle quali solo una seria professionalità poteva fare chiarezza; accuse che comunque hanno implicato e implicano un coinvolgimento dannoso del minore il quale, in quanto presunta vittima, sarà valutato ed inserito in un serrato contesto giudiziario E quindi oggi anche l’acronimo PAS (Parental Abuse Syndrome) mi è apparso contenutisticamente avere questa funzione di incasellamento teorico; in una società che in maniera acritica vede nell’ultima “proposta tecnica” la rappresentazione di una nuova assoluta verità. Il dramma del genitore negato Da sempre però, e quindi da molto prima che esordisse la definizione del concetto di PAS, ho avuto modo di affrontare professionalmente il dramma di genitori che venivano rifiutati senza reali e concrete spiegazioni dai figli, senza alcuna apparente e sostenibile motivazione, sia implicita che esplicita. In modo rigido e inappellabile e senza opzioni per il futuro; come solo i bambini sanno fare. E non c’era ancora l’opzione che oggi riconosce come soluzione preferibile per la salute psicologica di un minore l’istituto dell’“affidamento condiviso”. C’era infatti all’epoca la pronuncia di un “affidamento monogenitoriale”. E agli esordi delle separazioni le “modalità di visita” erano indicate in maniera generica e spesso presupposte da un ”preavviso” di 24h prima.. con inenarrabili conseguenti difficoltà nella realizzazione degli incontri. Con il tempo pur in maniera non paritetica le modalità di visita furono ampliate nei dispositivi e furono fatti i primi affidamenti ai padri. Un percorso progressivo che ha portato fino alla attuale definizione della necessità di una condivisione della funzione genitoriale e di una paritetica suddivisione dei tempi di permanenza. Ciononostante anche oggi, come 40 anni fa, continua a verificarsi che una interpersonalità tra genitori e figli possa diventare improvvisamente nulla; spesso è circoscrivibile temporalmente con l’inizio di uno specifico e definibile periodo di crisi della storia familiare e di coppia. Un periodo ascrivibile cioè ad una peculiare interferenza a carico della realtà relazionale esistente all’interno del nucleo familiare, segnata, se non amplificata, da un allontanamento conflittuale dei genitori. Genitori i quali spesso diventano acriticamente ed irresponsabilmente mossi dal desiderio di cancellare dalla propria vita un ex partner; anche quando si cancella il genitore di un figlio. Perché l’ex interferisce con la nuova vita che si vuole vivere o perché fa ancora troppo dolore. E così viene attribuita anche alla realtà affettiva di un figlio la stessa “spigliatezza” salvifica con la quale loro stessi hanno archiviato un legame. Oltre ad intervenire anche la definizione di un meccanismo mentale che implica una sovrapposizione della figura dell’ ex partner con quella di genitore. E se, quindi, il partner è stato un partner incapace, lo diventa automaticamente anche come genitore. E per questo è bene tenerlo lontano. In questi casi le dimensioni della “relazione oggettuale”, come quella dell’affettività nella sua accezione più ampia, diventano dimensioni non riconosciute e alle quali non viene da alcuni neppure attribuita significativa importanza ai fini evolutivi. Accade perciò che i figli stessi, attraverso l’interazione con il genitore predominante, imparino ad appropriarsi di queste sovrapposizioni dei ruoli, senza riuscire a compiere una propria lettura differenziata. Arrivando così a negare e rifiutare un genitore, talvolta anche per tacitare gli echi dei conflitti di lealtà. Secondo disfunzionali dinamiche interattive che di conseguenza incideranno sulla armonica crescita emotiva ed affettiva di un minore, che indurranno anche alleanze con caratteristiche di tipo simbiotico. E’ veramente doloroso osservare in questi casi la sofferenza che vive chi esperisce una vanificata interpersonalità genitorifigli; una interpersonalità che il padre o la madre non sanno come poter ricostruire e in che […]
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