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La forza della rabbia. Navigarne le profondità con strategie efficaci
La forza della rabbia. Navigarne le profondità con strategie efficaci
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Viviana Loffredo
Psicologa, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Campania. Si occupa di consulenza e supporto psicologico. Esperta in disturbi dell’umore e crescita personale, autrice del volume Trasforma la rabbia in forza: Guida pratica per canalizzare l’energia della rabbia
Quante volte ci siamo chiesti “ma cosa solo le emozioni e a cosa servono?” Le emozioni hanno un ruolo cruciale nelle nostra sopravvivenza, ci consentono di prendere decisioni, di metterci in contatto con il mondo e di comunicare con gli altri.
Le emozioni si distinguono in primarie e secondarie, le primarie sono sei: paura, disgusto, gioia, tristezza, rabbia e sorpresa.
Le emozioni secondarie derivano dalla combinazione delle primarie e si apprendono e si sviluppano con la crescita personale, come l’invidia, la vergogna, la colpa.
In questo articolo ci occuperemo di una delle emozioni meno piacevoli da vivere, la rabbia.
La rabbia, come accennato prima, è un’emozione di base (innata), primordiale e universale, cioè appartenente all’esperienza umana a prescindere dall’età, dalla cultura o dall’etnia di appartenenza. Possiamo dire che ha una funzione adattiva perché deriva dall’istinto di difendersi. E’ un emozione potente e intensa che può manifestarsi come una reazione immediata a una situazione percepita come ingiusta, frustrante o minacciosa. Si manifesta attraverso una serie di reazioni fisiche come sensazione di tensione, aumento del battito cardiaco, tensione muscolare. Questa emozione può variare in intensità, da un leggero fastidio a una furia travolgente.
A livello psicologico, la rabbia può sorgere quando ci sentiamo sfidati, minacciati o incapaci di controllare una situazione. Può essere diretta verso noi stessi, gli altri o verso eventi esterni. La sua espressione può manifestarsi attraverso comportamenti verbali, fisici, possiamo essere portati a urlare, insultare o addirittura agire in modo violento, o tramite una serie di reazioni fisiologiche, come il rossore del viso o una sensazione di calore nel corpo. Da un punto di vista cognitivo la rabbia può portare a pensieri negativi, irritabilità o difficoltà di concentrazione.
La rabbia non è di per sé un’emozione negativa, è una reazione normale e utile in situazioni di pericolo. Con il tempo, però, il sistema sociale, gli aspetti culturali, la famiglia, la scuola possono condizionare e alimentare sentimenti di rabbia.
Queste influenze, determinanti nella vita di un individuo, possono rendere l’idea che la rabbia debba essere considerata un’emozione negativa, da reprimere, un segno di debolezza e insicurezza.
Di fronte alle manifestazioni di rabbia dei ragazzi, capita di sentir dire “non ti arrabbiare, calmati!”, “stai reagendo in modo esagerato, non è niente”. Queste affermazioni non fanno altro che aumentare lo stato di tensione accumulando rabbia. E’ importante eliminare il pregiudizio secondo cui “è sbagliato arrabbiarsi” ma piuttosto porsi la domanda “come aver un buon rapporto con la rabbia?”.
Reprimere la rabbia può essere molto dannoso, favorendo atteggiamenti passivo-aggressivi o di sottomissione in cui prevale l’incapacità di riconoscere i propri diritti, mettendo i bisogni altrui davanti ai propri. Questo col tempo può portare a un senso di frustrazione. Questa rabbia può essere dannosa per la salute a lungo termine, poiché può contribuire allo sviluppo di problemi come quelli depressivi.
Se pensiamo al momento attuale, i giovani (generazione Z) sembrano non mostrare una maggiore predisposizione alla rabbia, sembrano più orientati alla tristezza e alla infelicità, ma certamente anche la rabbia può essere l’espressione del loro disagio, un modo per affermare i propri bisogni e per rivendicare il loro diritto a crescere. Stiamo assistendo ad un boom di disturbi del comportamento, aggressività e iperattività, oltre ai disturbi d’ansia e quelli depressivi. La pandemia da Covid-19 ha, poi, avuto un impatto significativo sulla società e sulla salute mentale delle persone, soprattutto degli adolescenti, in quanto di fronte a restrizioni, chiusi tra le mura domestiche, sono loro mancate occasioni per fare esperienze, mettersi alla prova nella loro identità sociale, sono stati bloccate le loro possibilità di fare esperienze sentimentali. A causa dell’isolamento sociale, si sono verificate reazioni di rabbia, comportamenti autolesivi, disturbi alimentari, aumento della violenza filo-parentale e delle risse tra i giovani, non hanno avuto possibilità di esplorare l’autonomia, la vita di gruppo, le esperienze sentimentali.
E’ necessario diventare consapevoli di provare rabbia, possiamo aiutare i giovani a notare i cambiamenti nel corpo (sentire caldo, tensione muscolare, ecc.), osservare quali pensieri popolano la mente in quel momento. Il primo passo è quindi la consapevolezza perché aiuta ad esprimere questa emozione.
Ricordo, come detto prima, che nella maggior parte dei casi la rabbia è un campanello d’allarme per la nostra sopravvivenza, che si attiva in caso di minaccia. Quando ci si sente stressati, nervosi, irritati possiamo allentare la tensione con attività fisica, come fare un po’ di sport, una passeggiata all’aperto, yoga o meditazione. Affermazioni positive, soluzioni costruttive (cercare di trovare modi pratici per trovare soluzioni anziché rimanere bloccati nella rabbia), visualizzazione guidata (immaginare una situazione/luogo che ci calma), scrittura terapeutica (scrivere i nostri pensieri/emozioni senza giudizio), ci porteranno ad una maggiore comprensione sulle cause della rabbia.
Quando, invece, la rabbia diventa in qualche modo cronica e quindi dominante nella vita quotidiana della persona, questa può avere effetti negati sulla vita psichica compromettendo un buon funzionamento personale e relazionale. In questo caso è consigliabile l’intervento di uno psicologo che possa aiutare a supportare la persona nella conoscenza e nel processo di gestione di questa emozione.
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