Il contributo dello psicologo nelle indagini difensive, tra testimonianza e verità processuale

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Il contributo dello psicologo nelle indagini difensive, tra testimonianza e verità processuale

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Psicologia Giuridica

Il contributo dello psicologo nelle indagini difensive, tra testimonianza e verità processuale

Sara D’Angelo, psicologa giuridica e forense e CTP c/o il Tribunale Ordinario di Torino, psicoterapeuta psicoanalitica in formazione, collabora a livello divulgativo, redazionale e di formazione con Psicologia in Tribunale.

L’evoluzione del sistema giudiziario italiano ha aperto nuove prospettive per l’applicazione della psicologia in ambito forense, particolarmente nel delicato settore delle indagini difensive. L’introduzione della legge 397/2000 ha rappresentato una svolta epocale, trasformando la difesa da passiva ad attiva e creando spazi inediti per l’intervento specialistico dello psicologo forense (Gulotta, 2003). 

La rivoluzione delle indagini difensive

Il panorama processuale italiano ha subito una trasformazione radicale con l’introduzione del diritto del difensore a condurre proprie investigazioni attraverso l’art. 327bis del Codice di Procedura Penale. Questo cambiamento non rappresenta solo un adeguamento tecnico-normativo, ma una rivoluzione culturale che ha spostato l’equilibrio processuale verso una maggiore parità tra accusa e difesa. La figura del consulente psicologo si inserisce in questo contesto come figura altamente specializzata, capace di apportare competenze specifiche nell’ambito della raccolta e valutazione delle prove dichiarative. Come sottolineato da Rossi e Zappalà (2005), la possibilità per l’avvocato di avvalersi di esperti psicologi durante le indagini si configura sia come una facoltà procedurale, ma anche come una necessità strategica nei casi complessi, specialmente quando è necessario “conferire con le persone in grado di riferire circostanze utili ai fini dell’attività investigativa” (art. 391bis c.p.p.). Lo psicologo forense può infatti intervenire in diversi momenti dell’attività investigativa: dall’analisi della scena del crimine alla valutazione delle dinamiche comportamentali, dalla conduzione di interviste testimoniali alla decodificazione di dichiarazioni ambigue. Secondo la definizione di Gulotta (2008) lo psicologo investigativo è “un detective che indaga i fenomeni sociali con metodo quasi giudiziario e congettura i fatti basandosi sul paradigma indiziario“.

La  complessità della testimonianza 

Il processo testimoniale rappresenta uno dei nodi più critici dell’intero sistema giudiziario. Già nel 1939, Stern definiva la testimonianza come “la riproduzione verbale o scritta di contenuti mnemonici, che fanno riferimento ad una particolare esperienza o ad un certo evento esperito“. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la testimonianza non è mai una semplice riproduzione meccanica degli eventi osservati. 

La memoria umana funziona attraverso quattro fasi fondamentali: la fissazione, ovvero quando lo stimolo arriva al sistema nervoso centrale, la ritenzione, con la conservazione dello stimolo percepito, la rievocazione, ossia il richiamo alla memoria del materiale ritenuto e il riconoscimento, cioè l’identificazione del materiale (Lavorino, 2000). Tuttavia, come evidenziato da Schacter (1996), “ciò che viene codificato dipende da chi siamo, dalle nostre esperienze passate, dalle nostre conoscenze, dai nostri bisogni“, pertanto non tutti ricordano le stesse cose, nello stesso modo. Oltre alle variabili individuali esiste una sistematizzazione dei fattori di distorsione testimoniale a seconda della fase in cui esse intervengono. (Gulotta, ibidem).

L’arte dell’intervista investigativa 

Da ciò fin qui detto, si può dedurre come la conduzione di un’intervista investigativa efficace richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la semplice raccolta di informazioni. Lo psicologo forense porta nell’ambito delle indagini difensive una metodologia scientifica basata sulla conoscenza dei processi cognitivi e delle dinamiche comunicative. In tal senso l’Intervista cognitiva rappresenta una delle tecniche più efficaci per migliorare l’accuratezza del ricordo (De Leo, Scali, Caso, 2005). Questa metodologia prevede quattro fasi principali: la ricostruzione mentale del contesto originario, la verbalizzazione di tutti i dettagli anche apparentemente irrilevanti, la narrazione degli eventi in ordine diverso da quello cronologico, e l’adozione di diverse prospettive narrative. La gestione del setting è inoltre estremamente importante: un testimone sotto stress tenderà a fornire risposte socialmente desiderabili piuttosto che accurate. 

Il riconoscimento della menzogna 

Una delle competenze più richieste al consulente psicologo è la capacità di identificare eventuali falsificazioni nelle dichiarazioni raccolte. Tutavia, (ahinoi!) non esistono “segnali magici” per smascherare una menzogna, ma alcuni indicatori possono mettere in guardia: le dichiarazioni false sono tendenzialmente più brevi di quelle vere, più generiche, contengono pochi riferimenti spazio-temporali specifici e un uso generalizzato di termini assoluti (“tutto”, “ogni”, “nessuno”). Dal punto di vista del contenuto i racconti falsi presentano basso numero di dettagli visivi e uditivi, scarsa plausibilità e strutturazione narrativa (Rossi, Zappalà, Valentini, Monzani, 2005). Come muoversi pertanti in queste circostanze? Tecniche specializzate come la Statement Validity Assessment (SVA) e il Reality Monitoring offrono strumenti sistematici per la valutazione dell’attendibilità. 

La Statement Validity Assessment (SVA) si compone di un’intervista strutturata, di un’analisi del contenuto basata su criteri specifici (Criteria-Based Content Analysis, CBCA) e di una lista di controllo della validità. 

Il Reality Monitoring, sviluppato da Johnson e Raye, analizza le differenze qualitative tra ricordi di eventi realmente accaduti e ricordi di eventi immaginati. 

Infine anche l’osservazione del comportamento non verbale fornisce ulteriori indizi: secondo gli studi di Paul Ekman, creatore del Facial Action Coding System, esistono “microespressioni” facciali difficilmente controllabili che possono rivelare stati emotivi contraddittori o discordanti con il contenuto verbale (Rossi, Zappalà, 2005). 

Tuttavia, è fondamentale sottolineare che nessun indicatore singolo è diagnostico di per sé: è necessaria un’analisi sistemica che consideri la coerenza complessiva tra canali comunicativi diversi. 

Applicazioni pratiche e considerazioni metodologiche 

L’intervento dello psicologo nelle indagini difensive ha mostrato la sua efficacia in numerosi contesti applicativi. Nei casi di presunti abusi sessuali su minori, la competenza psicologica è fondamentale per valutare l’attendibilità delle dichiarazioni attraverso protocolli specifici come il Memorandum of Good Practice britannico o le linee guida del National Institute of Child Health and Human Development (NICHD). L’expertise psicologica si rivela cruciale anche nella valutazione di fattori contestuali che possono influenzare la testimonianza. Elementi come l’appartenenza a diversi background culturali, la presenza di dinamiche gruppali (effetto “contagio” nelle false memorie collettive), e l’influenza dei media possono alterare significativamente la percezione e il ricordo degli eventi. 

L’integrazione tra competenze legali e psicologiche rappresenta una frontiera promettente che richiede professionalità qualificate e una collaborazione sinergica tra diverse expertise. Solo attraverso questo approccio multidisciplinare è possibile aspirare a una giustizia più accurata, capace di utilizzare al meglio le conoscenze scientifiche contemporanee al servizio della ricerca della verità processuale. 

Bibliografia 

De Leo, G., Scali, M., & Caso, L. (2005). La testimonianza. Problemi, metodi e strumenti nella valutazione testimoniale. Bologna: Il Mulino. 

Gulotta, G. (2003). La investigazione e la cross-examination. Milano: Giuffrè. 

Gulotta, G. (2008). Breviario di psicologia investigativa. Milano: Giuffrè. 

Lavorino, C. (2000). Analisi investigativa sull’omicidio. Roma: Emmekappa Edizioni. Loftus, E. F. (1999). Eyewitness Testimony. Cambridge: Harvard University Press. 

Rossi, L., & Zappalà, A. (2005). Elementi di psicologia investigativa. Milano: Franco Angeli. 

Rossi, L., Zappalà, A., Valentini, D., & Monzani, M. (2005). “L’analisi del contenuto delle dichiarazioni”. In L. Rossi & A. Zappalà (a cura di), Elementi di psicologia investigativa. Milano: Franco Angeli. 

Schacter, D. L. (1996). Searching for Memory. New York: Basic Books.


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