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Le conseguenze psicologiche del covid-19 su un bambino che fatica ad incontrare il genitore non collocatario

Psicologia Giuridica

Le conseguenze psicologiche del covid-19 su un bambino che fatica ad incontrare il genitore non collocatario

In quest’anno difficile, siamo di nuovo in emergenza sanitaria e, come in ogni emergenza, siamo anche in emergenza psicologica. Il Centro Studi del Consiglio Nazionale degli Psicologi ha stimato, in questi giorni, come il 51% della popolazione manifesti un alto livello di stress, tra 70 e 100 su una scala di 100. Nel periodo del lockdown, si erano registrati analoghi tassi di stress, ma la situazione attuale appare molto più compromessa. Se allora emergeva una forte componente ansiosa tra la popolazione, sorretta però dalla fiducia in una prospettiva positiva a breve termine, oggi, a prevalere sono la rabbia, la depressione e un forte senso di disorientamento.

In questo scenario poco roseo sotto ogni profilo, un disagio maggiore si manifesta tra i minori, impossibilitati a condurre una vita adeguata alle proprie esigenze di crescita e di socializzazione. All’interno di questo sottogruppo della nostra società, ancora più difficile appare la vita dei figli di genitori separati.

Già durante il precedente lockdown, molti di loro si sono visti preclusa la possibilità di trascorrere parte del proprio tempo con il genitore non convivente (non collocatario, in termini giuridici). La limitazione degli spostamenti, soprattutto per coloro che hanno genitori residenti in regioni o città diverse, ha fatto sì, in molti casi, che sia stato difficile, se non impossibile, mantenere la continuità relazionale. Oggi, questo problema potrebbe porsi nuovamente.

La nostra legislazione prevede il diritto alla bigenitorialità ovvero tutela la possibilità che ogni figlio mantenga un rapporto stabile con entrambi i genitori, quand’anche siano separati o divorziati. La salute di un figlio minorenne, intesa come sano ed equilibrato sviluppo psico-fisico, va sempre tutelata.

I provvedimenti presi dall’esecutivo durante il periodo di emergenza sanitaria non si sono occupati in maniera specifica del diritto di visita genitori/figli, chiarendo i dubbi interpretativi solo attraverso lo strumento delle Faq. Questo ha determinato differenti chiavi di lettura tra i vari tribunali italiani che sono stati chiamati a pronunciarsi. Alcuni si sono pronunciati a favore degli spostamenti per il prioritario diritto alla continuità relazionale genitore-figlio, altri a sfavore, per il prioritario diritto alla tutela della salute. 

Già in data 10 marzo 2020, però, il Governo chiariva che gli spostamenti per raggiungere figli minorenni oppure per condurli presso la propria abitazione erano consentiti. È auspicabile che, qualora si andasse incontro, per motivi sanitari, ad un nuovo periodo di chiusura, non si determinino simili disparità.

Inevitabilmente, infatti, l’interruzione per lunghi periodi della continuità relazionale genitore-figlio ha delle conseguenze negative sia sul rapporto tra i due che sulla crescita e il sano sviluppo del minore. I figli risentono negativamente dell’attenuazione della presenza di un genitore e spesso, se sono molto piccoli o in particolari fasi del proprio sviluppo, come l’adolescenza, possono manifestare disagi e sintomatologie.

Devono mettere in allarme modifiche sostanziali del comportamento del bambino o dell’adolescente, come chiusura e isolamento, piuttosto che rabbia e irrequietezza; disturbi del sonno, dell’alimentazione o enuresi notturna, piuttosto che dell’espressione verbale o del gioco; difficoltà scolastiche piuttosto che comportamenti a rischio o francamente devianti. Attraverso questi disagi psicologici e fisici o modificazioni improvvise del comportamento, il bambino e l’adolescente manifestano le proprie paure e le proprie difficoltà.

I genitori, per evitare simili stati di sofferenza che, se protratti possono condurre allo sviluppo di problematiche psicologiche più gravi, dovrebbero collaborare e adattare la propria reciproca presenza alle cambiate esigenze: flessibilità negli orari, a prescindere dalle disposizioni del giudice; disponibilità a consentire a telefonate e videochiamate più prolungate o extra; ecc. In molti casi, nel precedente lockdown, questa flessibilità è stata adottata da molti ex coniugi, in altri casi, al contrario, le preoccupazioni sanitarie del genitore convivente (collocatario, in termini giuridici) sono state l’espediente per acuire la conflittualità con l’ex coniuge e disattendere inconsapevolmente ai bisogni reali dei figli, accampando ipotetici rischi di contagio. 

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