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    Fili spezzati. L’amore e la sua dissoluzione

    Iscrizione: Abbonamento Premium Gabriella ToscanoPsicologa giuridica, psicoterapeuta Per arrivare all’alba non c’è alcuna via che la notte. E’ con questa frase del poeta  Khalil Gibran, che veniamo introdotti al libro di Francesco Berto e Paola Scalari, “Fili spezzati. Genitori in crisi, separati e divorziati”, un testo che consente ai tecnici – consulenti e terapeuti –  di addentrarsi nell’Ombra,  e nell’oscurità che i genitori affrontano nella fase di separazione. Francesco Berto e Paola Scalari Fili spezzati. Genitori in crisi, separati e divorziati  Edizioni La Meridiana, 2016 RIVEDI IL WEBINAR DEDICATO ALLA TEMATICA: Separazione, divorzio e crisi della convivenza “Fili spezzati” affronta con un linguaggio chiaro e profondo il tema dell’amore coniugale e del suo dissolversi;  ripercorre le tappe che conducono dall’amore al divorzio e successivamente ad un nuovo matrimonio. Ci mette a contatto con il coraggio di lasciarsi, di sciogliere un patto,  e con la consapevolezza di quanto è importante salvaguardare i figli da unioni che non reggono più.   Strutturato in due parti, il libro ci fa accostare ai Problemi e ai Dubbi  delle coppie con la consapevolezza che, per sciogliere un nodo si  deve percorrere un travagliato percorso nel proprio mondo interiore…  in silenzioso ascolto di se stessi o con il supporto di un terapeuta e una rete di servizi. Nel testo ci sono diverse  esperienze narrate che consentono al lettore di addentrarsi nel mondo familiare che può essere disfunzionale e pericoloso. Il libro ci sollecita su dinamiche complesse  quali i casi in cui  il figlio – avvertendo la paura di far andare in pezzi madre e padre ed avvertendo  la responsabilità, la necessità di compiacerli –   si sdoppia, si scinde e si disintegra.  Ci sollecita sull’impossibilità di  costituire un proprio nucleo familiare quando non ci si è svincolati dalla famiglia d’origine al quale si rimane incollati intrappolati replicando dinamiche relazionali distruttive e traumi non elaborati.  Queste sono alcune delle complesse situazioni delineate nel libro e nelle quali ci imbattiamo come consulenti e  terapeuti durate il nostro lavoro con le famiglie in crisi. Sappiamo quanto  queste dinamiche possano compromettere la serenità e salute psichica dei minori coinvolti. E su queste  dobbiamo continuare a interrogarci,  formarci e aggiornarci.  Invito alla lettura del libro proprio perché ci fornisce una rivisitazione del senso dell’amore coniugale da cui si può partire per affrontare gli  aspetti patologici.  Ci offre spunti di riflessione e approfondimenti sulle sofferenze, i rischi, ma anche sulla speranza; sulle scelte sofferte e le nuove possibili storie personali che ridanno senso alla vita e rendono nuovamente  possibile apprezzare l’altro.  Dalla notte ad una nuova alba. Nuovo corso in partenza PREVENZIONE PRIMARIA DELLA VIOLENZA DI GENERE. La Comunicazione ad Alto Impatto

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    Test di Wartegg, strumento prezioso per la diagnosi psicologica

    Iscrizione: Abbonamento Premium Gabriella ToscanoPsicologa, Psicoterapeuta, Consulente giuridico, Docente a contratto presso l’Università degli Studi di Catania Il test di Wartegg è un test di personalità. È uno strumento grafico proiettivo semi strutturato composto da diversi segni stimolo che possiedono una loro precisa identità: ogni segno stimolo può essere ricollegato a specifiche aree della personalità e richiamare alla mente la proiezione di determinate categorie di concetti.  TEST DI WARTEGG E CRISI WARTEGG SYSTEM – IL CORSO IN PARTENZA Si presenta come uno strumento semplice che richiede al soggetto di disegnare prendendo spunto dai piccoli segni già presenti all’interno di otto riquadri. Nell’eseguire il test concorrono sia le motivazioni prossime legate ad aspetti percettivi governati dalle leggi della Gestalt, sia motivazioni remote, altamente individualizzate, che si collegano alla psicologia del profondo. Il test quindi ci consente di giungere anche a dinamiche psico affettive del soggetto completamente inconsce grazie al meccanismo della proiezione. Di questo strumento antico – inizialmente proposto nel secolo scorso dallo psicologo psicoanalista Ehrig Wartegg –oggi esistono diverse versioni, ma la versione ampiamente studiata – e a cui faccio riferimento in questo articolo – è la versione internazionalmente distribuita dall’editore scientifico Hogrefe, che ripropone il test in Italia assieme all’apparato di siglatura e scoring del Crisi Wartegg System (CWS). Si deve alla dedizione e allo studio del Prof. Alessandro Crisi, psicologo psicoterapeuta e psicodiagnosta, lo studio e l’approfondimento delle potenzialità dello strumento fino alla messa a punto di una nuova metodica ideata dal professore già negli anni ’80, costantemente applicata in ambito clinico, sottoposta a continue verifiche statistiche ed a confronti con alcuni tra i maggiori strumenti psicodiagnostici. Soprattutto dal 1998, la tecnica di impiego del test si è quindi potuta arricchire di un nuovo metodo di somministrazione, siglatura ed interpretazione denominato appunto CWS (Crisi Wartegg System), descritto nella prima edizione del Manuale del Test di Wartegg (Crisi, 1998) e oggi tradotto in diverse lingue. Il CWS ha subìto, nel tempo, varie modifiche ed aggiornamenti ed il test si è andato sempre più sviluppando nel contesto teorico della Psicologia Dinamica e nel contesto della psicologia analitica di C. G. Jung. Questo strumento vanta oggi una elevata profondità diagnostica che, grazie alla nuova metodica, ci consente di giungere ad una descrizione globale della personalità, ed è anche in grado di calcolare specifici indici (per esempio delle tendenze suicidarie, tipo di attaccamento e di psicopatologia) di altissimo valore psicodiagnostico. Va sempre utilizzato all’interno di una batteria di test: nessun test da solo può permetterci di fare valutazioni o diagnosi. Se usato con altri strumenti quali il Rorschach test, il Wartegg test mostra un’alta validità incrementale. Il Wartegg test può essere impiegato sia con i bambini che con gli adulti e sono diversi i suoi campi di applicazione: clinico, peritale, della selezione e dell’orientamento sia scolastico che professionale. Ciò ha permesso di apportare nuovi sviluppi nella nuova metodica d’uso ed elaborare nuovi indici diagnostici.  Il test di Wartegg e la psicodiagnostica forense In ambito giuridico, il Wartegg test fornisce un prezioso contributo all’esperto chiamato a formulare un parere tecnico. Lo psicologo che esprime una valutazione si assume una grande responsabilità e ha bisogno di avvalersi di strumenti attendibili che abbiano una elevata validità. Il CWS ha dotato lo strumento di un diverso e più solido sistema teorico di riferimento, lo ha reso più agevole restituendogli tutto l’enorme potenziale diagnostico e valutativo riconosciuto oggi dalla comunità scientifica. Validità e attendibilità del test sono comprovate da numerose ricerche. Meta-analisi (Gronnerod & Gronnerod, 2012) hanno riconosciuto al Wartegg Test caratteristiche di validità e attendibilità pari al Rorschach e al MMPI-2. È inoltre l’unico test proiettivo a possedere un ampio campione di riferimento recente, composto da circa 2300 soggetti. Va inoltre sottolineata la praticità di utilizzo di questo strumento: la somministrazione è facile ed agevole; il Wartegg test risulta di immediata comprensibilità per l’esaminato e lo rende indipendente dal suo livello culturale. Nella fase di somministrazione e analisi dei dati, va tuttavia prestata molta attenzione e importanza al contesto e all’età del soggetto da esaminare. L’impiego del test richiede una specifica preparazione al fine di svolgere una corretta siglatura ed interpretazione di tutti gli indici che il test consente di rilevare. Nel contesto giuridico e forense, questo test va inserito all’interno di una batteria di strumenti, ragionata e armonica, di supporto al colloquio, che è l’elemento centrale della valutazione psicologica. È particolarmente indicato per l’analisi dei soggetti in età evolutiva nei casi di affidamento, di abuso e di violenza. Nell’adulto, concorre, somministrato con altre prove, alla valutazione della capacità genitoriali e alla valutazione psicodiagnostica complessiva. È uno strumento che si mantiene vivo grazie ad un sistema di siglatura online sempre aggiornato dalla commissione scientifica dell’IIW, Istituto italiano Wartegg, che tiene conto dell’evoluzione delle conoscenze psicologiche e dei cambiamenti della società in cui il test viene applicato.  SUL TEST DI WARTEG SECONDO IL CRISI WARTEGG SYSTEM E SUL SUO UTILIZZO IN AMBITO PSICOFORENSE È IN PARTENZA UN CORSO CON IL PROF. ALESSANDRO CRISI E LA DOTT.SSA GABRIELLA TOSCANO tutte le informazioni Riferimenti bibliografici Crisi A. (1998), Manuale del test di Wartegg, Roma, Ed. Scientifiche Magi, 2007 Crisi A., Carlesimo S., Maio S., Manuale di siglatura del test di Wartegg secondo il CWS – Crisi Wartegg System, Roma, Ed. Scientifiche Magi, 2018 Crisi A. (2003), “Nuovi indici diagnostici nel test di Wartegg”, in Babele, Rivista di Medicina, Psicologia e Pedagogia, anno VII, n. 24  Crisi A., “Il test di Wartegg alla luce della teoria Psicoanalitica di C. G. Jung”, Roma, in Babele, Rivista di Medicina, Psicologia e Pedagogia, anno III, 1998 Soilevuo Grønnerød, J., Grønnerød, C. (2012), “The Wartegg Zeichen Test: A Literature Overview and a Meta-Analysis of Reliability and Validity”, in Psychological Assessment, 24(2), pp. 476–489, https://doi.org/10.1037/a0026100 Wartegg E. (1937), Il reattivo del disegno, Firenze, Edizioni OS, 1972

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    La famiglia ricomposta dopo la separazione

    Iscrizione: Abbonamento Premium Gabriella Toscano Psicologa Giuridica e Forense, Psicoterapeuta Il termine famiglia ricomposta è entrato nel lessico giuridico e psicologico per indicare un nuovo nucleo familiare che riunisce un uomo e una donna e figli nati da loro precedenti unioni. La legge sul divorzio risale al 1974. In Italia, prima di allora, nella famiglia tradizionale solo in caso di vedovanza si poteva portare in casa un altro partner e far convivere figli e figliastri.  Sono passati quasi 50 anni ma, ancora oggi, la costituzione di una nuova famiglia è una realtà complessa, resa ancor più difficile da giudizi e pregiudizi, dovuti alla convinzione che le persone non siano in grado di attenersi alle decisioni prese o che violino giuramenti e sacramenti. Divorziare e separarsi significa sperimentare due eventi emotivi luttuosi: la perdita di un compagno e la perdita di un modo di vita, di un progetto comune. La Scala che misura lo stress in termini di cambiamenti di vita – The Social Readjustment Rating scale di Holmes e Rahe – li elenca infatti tra gli eventi più stressanti che possano capitare nel corso della vita di una persona. Dalle ceneri di una famiglia, può sorgere una nuova famiglia: quella ricomposta, appunto. La famiglia ricomposta è una nuova tipologia di famiglia che, sebbene diversa da quella tradizionale, mette in evidenza la vitalità dell’istituto familiare e la sua capacità di risorgere.  La famiglia ricomposta è un luogo dove si crede ancora nella famiglia intesa come condivisione di intimità, di spazi e di valori sulla base dei quali gli adulti possano dedicarsi all’accudimento dei figli e, perché no, all’accrescimento dei suoi membri con il concepimento di nuovi figli. La nuova famiglia, nonostante precedenti fallimenti e delusioni, permette di recuperare un senso di appartenenza e di solidarietà, fornisce una base sicura e un rifornimento emotivo ai suoi componenti. Di solito è portata avanti da persone che hanno sofferto e che, anche per questo, hanno raggiunto una maggiore maturità e consapevolezza di sé e dell’importanza di prestare attenzione alle esigenze dei suoi componenti, anche di quelle emotive. È importante che gli adulti facciano della loro sofferenza un’esperienza di crescita e che non ricadano in errori del passato, sviluppando una maggiore consapevolezza dei propri bisogni, limiti, valori e aspettative. È importante chiedersi cosa si è appreso dalla relazione precedente? Ed essere consapevoli delle proprie emozioni, tenendole distinte da quelle dei figli. Cosa è necessario elaborare, per riuscire a ricostruire un nucleo familiare sereno? I sentimenti che la persona separata deve elaborare, ancor prima di ricostituire una nuova famiglia, sono molteplici. Ne elenco alcuni a titolo di esempio:  restare ancorati emotivamente al precedente rapporto di coppia – È importante che le precedenti relazioni coniugali siano state adeguatamente rielaborate in modo da poter iniziare un nuovo rapporto, diverso da quello passato e non motivato da rancori, insicurezze, sensi di colpa o altri nodi relazionali non-risolti. Il rischio di andare incontro ad una seconda separazione, facendola subire nuovamente ai figli, è infatti molto alto. È fondamentale  creare una nuova famiglia solo quando il rapporto può essere considerato solido e ci si conosce da tempo. senso di colpa – per ciò che si è fatto, per ciò che non si è fatto, per non poter garantire una famiglia normale al figlio, per aver deluso i propri genitori, le proprie aspettative, ecc. rabbia e collera – può essere utile capire che ciò che è successo può servire per crescere; che è importante accettare di poter fare degli errori, ammettere di essere imperfetti o che non dipende tutto da noi vergogna mancanza di fiducia negazione dei problemi Capiamo bene quindi come la ricostituzione della famiglia possa essere soltanto un processo graduale, prudente, rispettoso del ritmo e dei tempi interni di ciascuno. Il fattore tempo è molto importante. Bisognerà saper attendere e tollerare le incertezze del primo periodo: all’inizio tutti devono trovare un nuovo adattamento!  Ci vorrà una sana ed alta motivazione negli adulti per ridisegnare un progetto così complesso, dove si mescolano due culture familiari in una sola casa e dove è necessario mettere insieme valori, abitudini, regole, stili di vita, modalità di relazione e miti, contemperando il vecchio con il nuovo. Bisognerà riuscire a vedere le cose anche dal punto di vista degli altri. Per esempio, quello dei figli. Fino a quando, infatti, i figli – bambini o adolescenti – non avranno elaborato il loro lutto e trovato il loro spazio all’interno della nuova famiglia, potranno continuare a mettere alla prova gli adulti con provocazioni di vario genere. I figli si trovano a dover fare i conti con cambiamenti che richiedono adattamenti dal punto di vista cognitivo ed emotivo. Sono bambini e ragazzi a cui chiediamo inizialmente di convivere con estranei. Soprattutto per i bambini più piccoli non è facile comprendere che la seconda moglie di papà è stata a sua volta sposata e ha già dei figli nati da un’altra precedente unione. Anche i nuovi rapporti di parentela possono presentare intrecci complessi, a volte incomprensibili (Chi è il vero nonno di chi? Siamo fratelli? Chi è cugino di chi?). È importante dare loro la possibilità di esprimere le emozioni. Molti bambini o adolescenti non riescono a esternare il proprio disagio, lo tengono dentro di sé’ o lo esprimono in modo diverso dalle parole, per esempio con disegni o con giochi, in alcuni casi, con disturbi psicosomatici o depressivi. Quali sono le emozioni con le quali si rapportano i figli in questa situazione? paura  cambiamenti d’umore improvvisi, senza spiegazioni paura dell’abbandono senso di colpa conflitto di lealtà (Cosa penserà papà, se divento amico del fidanzato di mamma? A chi appartengo? Perché non riesco ad essere allegra quando sono con mamma? Faccio bene o faccio male a parlare di papà con la nonna? ecc.). gelosia vergogna depressione (per esempio, per fantasie di riunificazione non soddisfatte o reazioni all’infelicità del genitore) Quali sono i bisogni dei figli di cui un genitore deve tener conto? È fondamentale, in queste particolari circostanze, prendere in seria considerazione i loro bisogni di crescita. I figli devono sentirsi capiti e accettati per […]

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