Iscrizione: GratuitaHome › Forum Elena Dianacorsista del corso di alta formazione Ruolo e Funzioni del Consulente Tecnico Psicologo in Ambito Minorile Sempre più le pagine dei nostri notiziari s’infittiscono di titoli di cronaca nera come quelli citati qui sotto, tratti dalle maggiori testate giornalistiche: Milano, le violenze a Capodanno in piazza Duomo e la Generazione zeta del branco: le «bande fluide» tra il web e la vita di strada Il Corriere della Sera 11/01/2022 Risse, molestie e rapine. La paura di Milano: “Ostaggio delle gang giovanili” La Repubblica 23/01/2022 Un fenomeno di particolare allarme sociale che punta i riflettori sul mondo della devianza minorile è la dilagante realtà delle Baby Gang, nella quale la trasgressione e la sfida all’autorità, che fisiologicamente s’inscrivono nella fase evolutiva adolescenziale, oltrepassa il confine configurando l’illecito penale. Accresce la preoccupante efferatezza dei reati che sempre più vedono protagonista il minore, trattandosi, nel caso di specie, di reati contro la persona agiti in gruppo. Giovani affiliati in contesti di criminalità organizzata che danno espressione a svariate forme di “devianza minorile” che si materializzano in condotte antisociali di rilievo penale favorendo un’escalation di violenza che vede protagonisti gli adolescenti, capaci di tenere sotto scacco il mondo degli adulti, congelati in una sensazione di pericolo e di impotenza. Qual è il compito a cui sono chiamate le Istituzioni e la Società per contrastare un fenomeno tanto allarmante quanto diffuso? Per “Baby Gang” s’intende un gruppo di soggetti minorenni costituito spontaneamente senza una formale affiliazione, che agiscono in maniera organizzata e sistematica, mosso da uno spirito di emulazione che potrebbe richiamare il codice mafioso, a cui il giovane accede sovente anche mediante riti di iniziazione, differenziato per nome e segni distintivi di appartenenza che attribuiscono chiare connotazioni identitarie, con significativi riferimenti alla fratellanza e ai legami di sangue. Tali gruppi assumono comportamenti devianti perpetrando crimini di diversa natura, hanno al proprio interno una struttura gerarchica con regole di condotta predefinite, rendendosi protagonisti di comportamenti elicitati da un sentimento diffuso di rabbia che si sprigiona con particolare ferocia e violenza nei confronti di persone o cose, avvalendosi di vere e proprie tecniche criminali. Tra loro sono molto diffusi l’ascolto della musica trap (una variante di quella rap) e l’uso di sostanze stupefacenti ed alcoliche. I delitti commessi dai gruppi di minori comprendono alcune fattispecie di reati contro il patrimonio, quali il danneggiamento (art. 635 c.p.), la rapina (art. 628 c.p.) e l’estorsione (art. 629 c.p.), e delitti contro la persona, quali la violenza sessuale di gruppo (art. 609 octies c.p.), la violenza privata (art. 610 c.p.), la minaccia (art. 612 c.p.) e le percosse (art. 581 c.p.), spesso accompagnate alle lesioni (art. 582 c.p.) e talvolta all’omicidio sia preterintenzionale (art. 584 c.p.) che volontario (art. 575 c.p.). Scopo principale dell’attacco della Baby Gang è generalmente lo sfogo della violenza e il messaggio di controllo del territorio, che conferisce al giovane componente del gruppo un senso di potere e di superiorità nei confronti dei suoi coetanei, e di rivalsa nei confronti degli adulti. La violenza non è il solo mezzo che accompagna l’azione criminosa, ma diventa lo scopo stesso dell’aggressione, mentre la res da sottrarre alla vittima (generalmente il denaro o lo smartphone), diviene solo il pretesto per compiere l’aggressione. Quella delle Baby Gang è stata definita, nella risoluzione approvata dal CSM in data 11/9/2018 a Napoli, una criminalità “epidemica”, «che si distingue per l’operare in gruppo degli autori dei reati, anche se al di fuori dei contesti di criminalità organizzata e per il tasso di violenza utilizzato nei confronti delle vittime, generalmente elevato (dalle lesioni all’omicidio) e, comunque, del tutto sproporzionato rispetto al movente, futile (la sottrazione di beni di modesto valore) e persino degradante a mero pretesto (così come quando vengono evocati atteggiamenti – anche solo sguardi – asseritamente provocatori)». Accresce l’allarme sociale in relazione a tali reati, per la percezione distorta dell’illecito a causa di esempi mutuati dalla criminalità adulta, per la chiara esternazione di autocompiacimento degli autori attraverso la divulgazione di immagini sui social network delle gesta compiute, per l’appartenenza al gruppo criminale e per il senso di appagamento e divertimento che sorge nell’aver compiuto gli atti delittuosi: tanto più le aggressioni sono efferate, quanto più i componenti del gruppo ne fanno motivo di vanto ed ostentazione finché la diffusione mediatica delle attività criminose diviene motivo di orgoglio e un incentivo ad intensificare le azioni delittuose per far parlare di sé. Da un punto di vista strettamente criminologico a destare maggiore preoccupazione non sarebbe unicamente l’espansione dilagante del fenomeno, ma la maggior pericolosità del gruppo e la tendenza all’abitualità e professionalità degli assalti. Ciò provocherebbe una crisi della sfera normativa, orientando il giovane verso obiettivi antisociali dove il gruppo diventa la cassa di risonanza dei bisogni individuali che trovano “legittima” espressione. Per mettere a fuoco il fenomeno della devianza minorile di gruppo, che etichetta le bande giovanili con il termine di “Baby Gang”, e comprenderne l’eziologia occorre immaginare una realtà che colpisce l’universo adolescenziale connotato da tipiche sfaccettature e che trae origine da una pluralità di fattori concomitanti che concorrono nel dare vita a gravi episodi di criminalità tra i più giovani. L’adolescenza è l’età di mezzo dominata dalla trasformazione e dal cambiamento, etimologicamente indica il passaggio dall’infanzia all’età adulta. Si tratta di una “stagione” della vita contraddistinta da una travolgente tempesta emotiva, dalla fiducia smisurata nelle proprie capacità, dal desiderio di valicare i confini sperimentandosi nella trasgressione della norma, etica e sociale. Il percorso che accompagna la costruzione della propria identità passa attraverso diverse esperienze in cui s’intrecciano eccessi, grandi idealismi, tristezze infinite, rabbia distruttrice e creatrice, addii e grandi inizi. Alle soglie della pubertà, il corpo che cambia e che assume sembianze che progressivamente si avvicinano a quelle adulte, le spinte irresistibili che conducono l’adolescente a separarsi ed allontanarsi dal “nido” per avvicinarsi sempre più al gruppo dei pari, la perdita del mondo fatato dell’infanzia e la definizione della propria identità che prende forma attraverso lo sguardo dell’altro e che trova nel senso di […]
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