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Giovani e violenza nelle relazioni affettive: confusione, stereotipi e educazione al consenso
25/11/2024 2025-01-24 23:08Giovani e violenza nelle relazioni affettive: confusione, stereotipi e educazione al consenso
Giovani e violenza nelle relazioni affettive: confusione, stereotipi e educazione al consenso
Alessia Mensurati, psicologa giuridica, formata in Neuropsicologia clinica e riabilitativa, con background in Neuroscienze Cliniche. Appassionata di Psicologia Giuridica e Neuropsicologia Forense, collabora con la redazione di Psicologia in Tribunale.
La percezione della violenza, della discriminazione di genere e dello stalking nelle relazioni tra i giovani è ancora intrisa di pregiudizi e fraintendimenti. Di fondamentale importanza è la comprensione e l’analisi approfondita di questi comportamenti problematici che vengono spesso normalizzati non solo dai più giovani, ma anche dagli adulti.
Uno studio del 2023 condotto in Spagna, realtà non troppo distante dalla nostra, evidenzia come, pur allentandosi alcuni stereotipi sul ruolo delle donne in ambito domestico, questi rimangano ancora radicati in contesti lavorativi. A pari competenze, uomini e donne, vengono valutati diversamente, spesso in base a pregiudizi di genere. Questo alimenta comportamenti auto-limitanti fin dalla giovane età, ad esempio scoraggiando le bambine ad avvicinarsi a materie STEM e ostacolando la presenza femminile in ruoli di leadership.
Dei dati illuminanti sono stati presentati il 28 Ottobre 2024 allo STEP FuturAbility District di Milano, durante la presentazione della Survey Teen 2024 da parte della Fondazione Libellula. Questa indagine, disponibile gratuitamente sul sito della Fondazione, mette in luce un fenomeno che ha un peso culturale e sociale grandemente sottostimato, richiedendo interventi urgenti e mirati.
Violenza nelle relazioni tra i giovani: i dati sono allarmanti
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla raccolta dati effettuata in 161 paesi, il 24% delle adolescenti che hanno avuto una relazione subisce violenza fisica o sessuale nell’arco della vita, con un 16% che la subirà nell’arco dell’anno. Le percentuali variano significativamente in base al contesto culturale: i paesi con leggi più eque e con un accesso più elevato all’istruzione femminile mostrano tassi di violenza più bassi rispetto a quelli a basso e medio reddito, dove vi è anche una più alta prevalenza di matrimoni contratti in giovane età.
In Italia, secondo una ricerca di Save the Children, è emerso che:
- il 30% degli adolescenti considera la gelosia una riprova d’amore;
- il 21% crede che la condivisione di password per controllare i social ed i dispositivi del partner sia un segno di affetto;
- il 43% degli adolescenti (di cui il 46% sono maschi), ritiene che le donne possano sempre evitare i rapporti sessuali non desiderati, se realmente lo volessero, alimentando la colpevolizzazione della vittima.
Questi dati mostrano una grave confusione tra quello che è controllo e affetto, così come tra amore e violenza, aggravata da stereotipi che giustificano atteggiamenti pericolosi.
Un esempio di quanto è stato espresso finora, è un fenomeno che a partire dal 2004 coinvolge i giovani sui social: l’Happy Slapping. Si tratta di una forma di aggressione fisica videoregistrata e condivisa sui social per divertimento o per ricerca di notorietà. Nato come “scherzo” divenuto virale, questo comportamento rappresenta una violazione dei diritti della persona che ne è vittima. Viene descritta dal Ministero della Giustizia come una condotta deviante, nei casi in cui le aggressioni siano recitate, e condotta criminale, nel caso in cui siano vere, andando a violare in quest’ultimo caso norme giuridiche quali le percosse, le lesioni personali e l’abuso di immagini altrui. In questo tipo di video i giovani si riprendono, ad esempio, nell’atto di schiaffeggiare i propri partner per “regolare” il loro comportamento all’interno di una relazione.
Questo tipo di fenomeni vanno a normalizzare la spettacolarizzazione della violenza fisica, tramutandola in contenuto mediatico. Pressione sociale e desiderio di approvazione spingono molti giovani a partecipare attivamente sia nella produzione dei video che nell’interazione attraverso likes e commenti, senza comprendere le implicazioni legali ed emotive di tali gesti.
La sensibilizzazione verso questa confusione tra amore e violenza, visti i dati, è necessaria per far sì che venga arginata. Sono indispensabili interventi educativi mirati che vadano a coinvolgere le famiglie, le scuole e la società civile, poiché è essenziale che i giovani siano guidati nella comprensione di dinamiche di genere, consenso, violenza e relazioni non tossiche, proprio in un’ottica preventiva.
Riferimenti
https://doi.org/10.1016/S2352-4642(24)00145-7
https://doi.org/10.3390/ijerph20032439
https://www.fondazionelibellula.com
https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2024-05/01._i_giovani_e_la_violenza_di_genere.pdf
https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_2_5_12_1.page?contentId=GLM1144718
La valutazione della capacità del minore a rendere testimonianza richiede competenze specifiche da parte dello Psicologo Giuridico e Forense, che dovrà basarsi su precise aree di indagine come suggerito dalle Linee guida nazionali.
Il consulente tecnico dovrà anche valutare il modo in cui la giovane vittima ha sperimentato e rielaborato la vicenda vissuta, al fine di fornire strumenti di analisi al Giudice per le sue deliberazioni.
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