Analisi dell’attendibilità e idoneità alla testimonianza dei minori: prospettive cliniche e forensi

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Psicologia Giuridica

Analisi dell’attendibilità e idoneità alla testimonianza dei minori: prospettive cliniche e forensi

𝐒𝐢𝐥𝐯𝐢𝐚 𝐆𝐚𝐫𝐨𝐳𝐳𝐨 psicologa giuridico forense, psicoterapeuta, esperta della Rete di Psicologia in Tribunale.

L’accertamento dell’attendibilità della testimonianza dei minori rappresenta uno dei nodi più complessi della psicologia forense contemporanea, situandosi all’intersezione tra la tutela del minore e la necessità di accertamento della verità processuale. Se storicamente la psicologia considerava i bambini come testimoni intrinsecamente inaffidabili, le ricerche moderne hanno dimostrato che, se adeguatamente interrogati, i minori possono fornire prove dichiarative di elevata accuratezza.

Evoluzione scientifica e presupposti teorici

La valutazione dell’idoneità a testimoniare ha subito una profonda trasformazione. Le evidenze attuali confermano che i bambini sono in grado di riportare eventi vissuti con un alto grado di affidabilità, specialmente quando esprimono certezza nelle proprie affermazioni. La memoria infantile, in particolare quella episodica, si consolida progressivamente fino all’età scolare, momento in cui le prestazioni mnestiche iniziano a equipararsi a quelle adulte, pur mantenendo una vulnerabilità specifica alle interferenze esterne.

Fattori critici: memoria e monitoraggio della fonte

L’accuratezza di una dichiarazione è determinata dallo sviluppo della memoria, dal grado di suggestionabilità bambini e dalla capacità di source monitoring. Quest’ultima è la funzione cognitiva che permette al soggetto di distinguere se un ricordo derivi da un’esperienza vissuta direttamente o da informazioni apprese da terzi o immaginate.

  • Vulnerabilità alla suggestione: La suscettibilità a domande chiuse o ripetitive diminuisce con l’età; i soggetti più piccoli sono i più esposti al rischio di accettare falsi dettagli, se pressati dall’adulto.
  • L’effetto dello stress: Eventi traumatici possono generare una focalizzazione della memoria sugli elementi centrali, perdendo però accuratezza sui dettagli periferici.
  • Il decadimento temporale: Nei bambini il lasso di tempo tra l’evento e l’audizione influisce negativamente sulla ritenzione dei dati in modo più rapido rispetto agli adulti.
Il quadro normativo e le Linee Guida professionali

In Italia, la capacità testimoniale del minore richiede al giudice di verificare l’idoneità a testimoniare tramite esperti. Per garantire la qualità della prova, il perito deve attenersi a rigorosi standard metodologici.

Un riferimento imprescindibile è costituito dalle linee guida dell’Ordine Psicologi Lazio, che pongono l’accento sulla minimizzazione dello stress e sulla prevenzione di influenze suggestive durante l’audizione protetta. Inoltre, gli esperti del portale Psicologia in Tribunale sottolineano come la recente normativa abbia ulteriormente centralizzato l’ascolto del minore, rendendo la videoregistrazione una necessità processuale per l’analisi successiva della testimonianza e del comportamento non verbale.

Competenze necessarie e valutazione diagnostica

Perché un minore sia considerato idoneo, il perito deve accertare requisiti minimi tramite un’analisi clinica e l’uso di testistica standardizzata.

Requisiti cognitivi fondamentali

  1. Comprensione linguistica: capacità di elaborare e produrre messaggi coerenti.
  2. Orientamento spazio-temporale: capacità di collocare gli eventi in una sequenza logica.
  3. Teoria della mente: abilità nel comprendere che gli altri possono avere credenze o intenzioni diverse dalle proprie.
  4. Distinzione realtà-fantasia: capacità di discriminare tra fatti realmente accaduti, sogni o desideri.

Lo psicologo forense utilizza una batteria di test per inquadrare lo sviluppo globale, tra cui le scale Wechsler e il test di Bender-Gestalt. È fondamentale che tali accertamenti rispettino i principi della Carta di Noto, che tutela il minore dal rischio di vittimizzazione secondaria.

Protocolli operativi e gestione del trauma

L’ascolto deve avvenire attraverso protocolli validati che prediligono la narrazione libera rispetto a domande che possano orientare la risposta. Come evidenziato nelle discussioni sulla suggestionabilità, l’uso di interviste strutturate riduce drasticamente il rischio di creare falsi ricordi.

Il confine tra ruolo clinico e forense

È di fondamentale importanza mantenere una netta distinzione tra la funzione terapeutica e quella peritale. Un aspetto delicato riguarda la terapia EMDR: sebbene sia efficace per il trauma, si raccomanda di non applicarla durante procedimenti giudiziari in corso. L’elaborazione del ricordo tramite tali tecniche potrebbe ridurne la nitidezza originale, interferendo potenzialmente con le necessità investigative e la cristallizzazione della prova. Il supporto clinico deve quindi limitarsi al contenimento emotivo fino al termine delle fasi di ascolto giudiziario.

Conclusioni

Le sfide attuali riguardano i contesti di alta conflittualità, dove il minore rischia di subire inquinamenti mnestici dovuti a ripetuti interrogatori. Le prospettive future si muovono verso una maggiore integrazione delle neuroscienze per rendere la valutazione dell’attendibilità sempre più oggettiva e tutelante.

Bibliografia

  • Carta di Noto (aggiornamento 2002) – https://psicologiaintribunale.it/codici-deontologici-e-carte/.

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  • Linee Guida per le perizie in caso di abuso sui minori dell’Ordine degli Psicologi del Laziohttps://psicologiaintribunale.it/linee-guida/.

  • Linee Guida per la CTU nei procedimenti in materia di famiglia e minori. Protocollo di Romahttps://psicologiaintribunale.it/linee-guida/.

  • Valentini R.M. (2023), Minori e testimonianza: il ruolo della suggestionabilità, in Blog di Psicologia in Tribunalehttps://psicologiaintribunale.it/minori-e-testimonianza-il-ruolo-della-suggestionabilita/.

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