Bullismo e cyberbullismo: prevenzione, responsabilità e tutela giuridica

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Psicologia Giuridica

Bullismo e cyberbullismo: prevenzione, responsabilità e tutela giuridica

Gabriella Toscano, psicologa clinica, giuridica e forense, psicoterapeuta, CTU c/o i Tribunali di Catania, Ragusa e Siracusa, CTP. Professionista esperta della Rete di Psicologia in Tribunale. Già docente c/o la Scuola di Formazione e aggiornamento della Polizia Penitenzia  di S.P. Clarenza (CT), docente a contratto c/o UniCT.

Il bullismo e il cyberbullismo rappresentano oggi fenomeni complessi e in costante crescita, con importanti ricadute sul benessere psicologico, sullo sviluppo identitario dei minori e sulla responsabilità degli adulti di riferimento. La Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo, che ricorre il 7 febbraio, è un’occasione preziosa per riflettere sul ruolo della prevenzione, sull’importanza dell’alleanza tra famiglia, scuola e professionisti, e sugli strumenti psicologici e giuridici disponibili per contrastare queste forme di violenza.

7 febbraio – Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo

Di fronte a questi fenomeni preoccupanti e in crescita, il compito degli psicologi clinici e giuridici è quello di collaborare attivamente con le principali agenzie educative – famiglia e scuola – per aiutare bambini, adolescenti e giovani a comprendere la pericolosità del bullismo e del cyberbullismo, promuovendo consapevolezza, prevenzione e tutela.

È fondamentale informare per permettere di conoscere e riconoscere i segnali. Bullismo e cyberbullismo sono azioni deliberate, finalizzate a fare del male o a danneggiare un’altra persona. Si caratterizzano per la loro persistenza nel tempo e per la difficoltà, da parte della vittima, di difendersi, con una conseguente percezione di impotenza.

Il bullismo è una forma di violenza che può manifestarsi ripetutamente non solo attraverso comportamenti fisicamente aggressivi, ma anche tramite insulti, offese, parole discriminatorie o razziste, fino ad arrivare all’isolamento sistematico di un compagno, ottenuto attraverso l’esclusione e la marginalizzazione reiterata.

Diventa quindi indispensabile creare, a scuola e in famiglia, spazi di accoglienza e di ascolto delle emozioni: luoghi nei quali i ragazzi possano sentire che delle emozioni si può parlare, che è legittimo sentirsi talvolta spaventati, arrabbiati, imbarazzati o provare vergogna.

Gli adulti sono chiamati a conquistare la fiducia dei ragazzi, perché solo attraverso una relazione di fiducia questi ultimi possono sentire di non essere soli. Aiutare a non restare soli è uno dei principali fattori di protezione.

Educare al valore della diversità e al rispetto dell’altro è un obiettivo centrale. Anche piccoli gesti simbolici possono trasformarsi in potenti strumenti educativi, soprattutto quando sono accompagnati dal dialogo e dalla condivisione.

È altrettanto importante far comprendere che chiedere aiuto è possibile e legittimo. Esistono strumenti legislativi, associazioni presenti sul territorio, linee telefoniche di supporto. Nelle scuole sono attivi servizi dedicati al contrasto di questi fenomeni e sono presenti figure di riferimento alle quali è possibile rivolgersi per fare una segnalazione o esprimere una preoccupazione, anche in forma anonima.

Un’attenzione specifica va rivolta all’educazione a una gestione consapevole delle interazioni sociali e virtuali. Fenomeni come il sexting – l’invio di foto, video o messaggi a contenuto sessualmente esplicito – o il catfishing – la creazione di una falsa identità online per ingannare altri utenti, spesso a fini sentimentali, economici o di cyberbullismo – rendono necessario sensibilizzare soprattutto i più piccoli e i soggetti più vulnerabili.

È fondamentale sollecitare a non diffondere in rete informazioni personali o immagini, poiché una volta condivise possono risultare difficili, se non impossibili, da controllare o rimuovere. È altrettanto importante spiegare che è preferibile non accettare amicizie online da persone che non si conoscono personalmente: dietro un profilo virtuale potrebbe esserci chiunque. Va inoltre raccomandato a bambini e ragazzi di non lasciare il telefono incustodito.

È bene ricordare che ciò che un minorenne fa con il proprio cellulare, fino al raggiungimento della maggiore età, ricade sulla responsabilità del genitore o dell’adulto a cui è intestata la SIM.

Occorre aiutare a comprendere le gravi conseguenze emotive delle parole, delle azioni, ma anche delle omissioni e del silenzio. Assistere a maltrattamenti ripetuti nei confronti di un compagno o di una compagna e non fare nulla – ad esempio confidandosi con un adulto – significa diventare, di fatto, complici di chi agisce la violenza.

A queste forme di violenza possono seguire stati ansiosi e depressivi, che talvolta lasciano tracce profonde sullo sviluppo dell’identità e dell’autostima. In alcuni casi estremi, la sofferenza può arrivare a far percepire la morte come unica via d’uscita. Una parola che non dovremmo mai associare a chi ha ancora tutta la vita davanti.

I tragici episodi riportati dalla cronaca ci lasciano con interrogativi dolorosi: perché è accaduto, e cosa si sarebbe potuto fare ancora per proteggere un figlio, un amico, un allievo? Eventi che devono spronarci a lavorare con ancora maggiore impegno, soprattutto sul piano della prevenzione primaria.

Questi fenomeni possono avere rilevanti conseguenze anche sul piano legale. Esiste, infatti, una scarsa consapevolezza del fatto che il bullismo e il cyberbullismo presentano importanti profili giuridici: alcune condotte possono integrare vere e proprie fattispecie di reato e comportare responsabilità penale e civile, coinvolgendo anche le agenzie educative, come famiglia e scuola.

È fondamentale aiutare a comprendere che bullismo e cyberbullismo possono costituire una violazione delle norme di diritto privato (illecito civile), del Codice penale (illecito penale), del Codice della privacy (D.Lgs. 196/2003) e dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione italiana.

Nel caso del cyberbullismo, esiste una legge specifica, la Legge 71/2017, che mira a contrastare un fenomeno particolarmente insidioso. Se il bullismo tende a rimanere circoscritto a determinati luoghi, il cyberbullismo si sviluppa sul web, uno spazio potenzialmente illimitato e difficilmente controllabile. Le vessazioni online possono continuare anche se la vittima cambia scuola o si isola in casa, diffondendosi rapidamente, in modo anonimo e in qualsiasi momento della giornata.

La Legge 71/2017 non introduce nuove fattispecie di reato, poiché le condotte rilevanti sono già previste dal Codice penale, ma estende al cyberbullismo la procedura di ammonimento del Questore, già prevista in materia di stalking. Tale procedura può essere applicata in caso di condotte di ingiuria, diffamazione, minaccia e trattamento illecito di dati personali.

L’ammonimento del Questore è una misura preventiva rivolta ai minori tra i 10 e i 18 anni autori di atti di bullismo o cyberbullismo. Il minore viene convocato insieme a un genitore per essere formalmente ammonito e invitato a cessare le condotte lesive. Gli effetti dell’ammonimento permangono fino al compimento della maggiore età.

La Legge 71/2017 introduce inoltre, per la prima volta, tempi e modalità precise per la richiesta di rimozione dei contenuti dannosi per i minori. L’articolo 2 prevede che il minore di età inferiore ai quattordici anni, o il genitore o altro soggetto esercente la responsabilità genitoriale, possa presentare un’istanza per l’oscuramento, la rimozione o il blocco di dati personali del minore diffusi in rete, rivolgendosi al titolare del trattamento, al gestore del sito internet o del social media.

Qualora entro 24 ore dalla ricezione dell’istanza non venga comunicata la presa in carico della segnalazione, o entro 48 ore non venga adottato alcun provvedimento, è possibile rivolgersi al Garante per la protezione dei dati personali, mediante segnalazione o reclamo. Il Garante è tenuto a intervenire entro 48 ore dal ricevimento della richiesta. Sul sito istituzionale del Garante sono facilmente reperibili il modulo e le indicazioni operative per l’invio.

La conoscenza, la prevenzione e la responsabilità condivisa restano le armi più efficaci per contrastare il bullismo e il cyberbullismo e per proteggere chi è più vulnerabile.

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