Esplorazione clinica della folie à deux

pexels-anaitttttt-14932161-1024x685
Psicologia Giuridica

Esplorazione clinica della folie à deux

Angela Dinardo, psicologa clinica e giuridica in ambito civile e penale, adulti e minorile. CTP e CT della Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Velletri e della Procura della Repubblica c/o il Tribunale Ordinario di Roma, sotto incarico fiduciario del Pubblico Ministero. Collabora con la redazione di Psicologia in Tribunale.

Folie à deux

Il termine folie à deux (“follia a due”) fu introdotto nel 1877 dagli psichiatri francesi Lasègue e  Falret, i quali descrissero come il nucleo di questa condizione clinica risiedesse nella creazione di  un mondo condiviso che rafforza l’illusione delirante e isola la coppia dalla realtà esterna.  

Con l’espressione folie à deux si fa riferimento a una condizione clinica in cui due o più persone  giungono a condividere lo stesso sistema delirante. Questo fenomeno si fonda su una dinamica  relazionale in cui uno dei soggetti, caratterizzato da una personalità più forte e dominante, assume il  ruolo di “induttore” o “paziente primario”. L’altro individuo, invece, con una struttura più fragile,  viene identificato come “indotto”. 

In questo tipo di relazione, l’origine del delirio si trova nella persona che esercita maggiore  influenza all’interno della coppia, e che finisce per trasmettere le proprie convinzioni patologiche  all’altro. Quest’ultimo, in un atteggiamento di accondiscendenza e conferma, finisce per accettare e  interiorizzare il delirio, fino a farlo proprio (Arnone et al., 2006; Mastronardi et al., 2012). 

Nel 1949, è stata proposta una classificazione che distingue quattro forme principali di  manifestazione della condizione clinica (Mastronardi et al., 2012):  

  1. Folie imposée (psicosi imposta): si verifica quando un soggetto psicotico (induttore)  trasmette le proprie idee deliranti a un individuo che, inizialmente, non presenta patologie  psichiatriche. In genere, una volta interrotto il legame con l’induttore, le convinzioni  deliranti del secondo soggetto tendono a svanire.  
  2. Folie simultanée (psicosi simultanea): entrambi gli individui sviluppano sintomi psicotici  contemporaneamente, spesso influenzati da condizioni ambientali o sociali condivise che  favoriscono l’insorgenza della patologia. 
  3. Folie communiquée (psicosi comunicata): simile alla psicosi imposta, ma con la differenza  che il soggetto secondario resiste inizialmente alle idee deliranti, per poi assimilarle  gradualmente. Tali convinzioni possono persistere anche dopo la separazione dall’induttore. 
  4. Folie induite (psicosi indotta): riguarda due soggetti già psicotici che si influenzano  reciprocamente, rinforzando e alimentando a vicenda i propri deliri. 
Profili diagnostici implicati nella folie à deux 

La letteratura scientifica suggerisce che il paziente primario non presenta solo una sintomatologia  psicotica, ma mostra anche tratti narcisistici marcati. Questo tipo di personalità è solitamente  centrato su un eccessivo investimento sul proprio Sé, con una visione strumentale dell’altro, ridotto  a mezzo per il soddisfacimento dei propri bisogni. Tali individui si distinguono per una scarsa  empatia, difficoltà nei processi di mentalizzazione e una limitata capacità riflessiva (Giubbolini,  2007). 

Al contrario, il soggetto indotto tende a manifestare un disturbo dipendente di personalità connotato  da forte insicurezza e da un costante bisogno di protezione e guida da parte di figure percepite come  autorevoli.  

Le configurazioni psicopatologiche dei due soggetti delineano un rapporto di complementarità: pur  non essendo paritario, il legame risponde a bisogni psicologici specifici di entrambi (Renzi et al.,  2016). 

Relazione patologica  

Per comprendere appieno l’origine della folie à deux è necessario analizzare il contesto specifico in  cui la condizione clinica prende forma. 

Quando all’interno della coppia prevalgono tratti narcisistici e dipendenti, la costruzione di un  legame autentico diventa impraticabile. Tali relazioni sono spesso caratterizzate da bassa qualità  dell’interazione, distacco affettivo, scarsa condivisione emotiva e dinamiche relazionali dominate  da controllo e comportamenti manipolatori (Minuchin, 1974). 

Frequentemente, il quadro si completa con condizioni di isolamento sociale, solitudine e difficoltà  di adattamento, elementi che facilitano lo sviluppo di un legame simbiotico tra i due.  

Nel dettaglio, i principali meccanismi che alimentano la dinamica relazionale sono la  manipolazione, la suggestionabilità e la patologia del legame (Renzi et al., 2016). La manipolazione viene esercitata dal soggetto dominante, il quale, attraverso modalità sottili e 

progressive, riesce a influenzare profondamente la condotta dell’altro. Questa strategia può arrivare  a svuotare l’indotto della propria volontà, spingendolo a compiere azioni che, in condizioni di  normalità, non avrebbe mai preso in considerazione. 

Chi subisce questo tipo di influenza è spesso una persona con forti tratti dipendenti, alla costante  ricerca di stabilità e rassicurazione emotiva. La vulnerabilità psicologica accresce notevolmente il  rischio di cadere in una forma di controllo mentale. 

Fondamentale, in questo contesto, è il grado di suggestionabilità dell’indotto: alcune personalità  fragili risultano particolarmente permeabili all’influenza dell’altro. Il bisogno di sentirsi protetti,  accettati e parte di una relazione esclusiva rende il terreno favorevole all’instaurarsi di dinamiche  manipolatorie (Renzi et al., 2016).  

Ogni relazione è l’incontro tra due universi personali. Ogni individuo è il risultato della propria  storia, delle relazioni significative avute, del contesto di provenienza e dei propri bisogni affettivi ed  emotivi. È proprio attraverso le differenze che si innescano dinamiche relazionali specifiche, dove  le mancanze di uno trovano corrispondenza nei bisogni dell’altro. Si crea così un incastro, una  complementarità psicologica che, pur nella sua disfunzionalità, mantiene saldo il legame  (Mastronardi et al., 2012). 

Nosologia psichiatrica moderna  

All’interno della nosologia psichiatrica moderna, il concetto clinico-descrittivo di folie à deux, di  origine storica, ha progressivamente subito un’evoluzione in termini diagnostici secondo le  successive edizioni del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM). Nel DSM-IV (1994) tale condizione è stata ridefinita con la denominazione di Disturbo Psicotico  Condiviso. Con la pubblicazione della quinta edizione del DSM (DSM-5, 2013), sono state  introdotte numerose modifiche nell’ambito dello spettro della schizofrenia e dei disturbi psicotici.  In questa versione, il Disturbo Psicotico Condiviso è stato eliminato come categoria diagnostica  autonoma, poiché le evidenze scientifiche non ne supportavano la validità come entità diagnostica  distinta. 

Il fenomeno della folie à deux viene oggi interpretato come una manifestazione secondaria di un  disturbo psicotico primario, rientrante nello spettro della schizofrenia, con un’attenzione maggiore  ai fattori relazionali e al continuum dimensionale dei disturbi psicotici. 

Ciò consente ai clinici di inquadrare casi di folie à deux all’interno di altre categorie diagnostiche,  quali il Disturbo Delirante conclamato o “sintomi deliranti nel partner di un individuo affetto da  disturbo delirante”, rientranti nella più ampia categoria di “Altro disturbo dello spettro della  schizofrenia e altri disturbi psicotici”.  

BIBLIOFRAGIA  

Arnone D, Patel A, Tan GM. Il significato nosologico di Folie à Deux: una rassegna della  letteratura. Ann Gen Psichiatria. 2006 Agosto 08; 5:11. 

Giubbolini F. (2007), Follia a due (folie à deux) di Lasegue e Falret, in https://www.studiopsicoterapia.si.it/follia-a-due.

Lasègue C., Falret J., « La folie à deux, ou folie communiquée », Annales Medico- Psychologiques,  XVIII, Novembre 1877 [trad. inglese di Richard Michaud, American Journal of Psychiatry, suppl. al  vol. 121, n. 4, 1964, pp. 2-18].  

Mastronardi V., Ricci S., Lucchini M., Pomilla A. Delirio omicidiario condiviso nelle coppie di  serial killer (2012). Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza – Vol. VI – N. 3 – Settembre Dicembre 2012.  

Minuchin S. (1974), Famiglie e terapia della famiglia, Astrolabio, Roma. 

Renzi A., Ferrara M. P., Gherardini A., De Risio A., La coppia criminale e la follia a due. The  criminal couple and the two-madness 2016.


Compito dello psicologo giuridico nel Tribunale Ecclesiastico è, principalmente, quello di individuare eventuali cause psichiche, presenti al momento della celebrazione del matrimonio, che possano determinarne la nullità. Lo psicologo, con la sua perizia, dovrà riconoscere i disturbi di natura psichica e/o psichiatrica e valutare se siano o meno antecedenti all’epoca delle nozze. 
Corso intensivo On Demand
Diritto Canonico e vizi del matrimonio: la valutazione della capacità matrimoniale
Durata del Corso: 8 ore

Dal nostro Blog

Lascia qui un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pronta a costruire la tua carriera da perito?


Questo si chiuderà in 10 secondi