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Transgender: carriera alias e diritto all’oblio dell’identità di nascita
Transgender: carriera alias e diritto all’oblio dell’identità di nascita
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Negli ultimi anni, la maggiore attenzione ai diritti delle persone transgender ha portato all’introduzione di strumenti giuridico-amministrativi pensati per garantire dignità, sicurezza e inclusione nei contesti scolastici, lavorativi e sanitari. Tra questi, uno dei più rilevanti è la cosiddetta carriera alias.
La carriera alias è un accordo formale che permette a una persona transgender di utilizzare il nome d’elezione – cioè quello coerente con la propria identità di genere – in ambiti istituzionali (scuola, università, lavoro) prima della rettifica anagrafica ufficiale. Si tratta di una misura di tutela della privacy e del benessere psicologico, pensata per prevenire forme di discriminazione, outing forzato e disagio sociale.
Un altro tema centrale è quello del diritto all’oblio dell’identità di nascita, particolarmente delicato nei percorsi di affermazione di genere. Con questo termine si intende il diritto della persona transgender a non essere continuamente ricondotta al genere o al nome assegnato alla nascita, specialmente nei contesti in cui ciò non ha alcuna rilevanza giuridica o clinica. La reiterata esposizione a documenti o informazioni che richiamano l’identità pre-transizione può costituire una forma di microviolenza, interferendo con il diritto alla riservatezza e con il processo di autodeterminazione.
Dal punto di vista psicologico, l’utilizzo del nome d’elezione e il riconoscimento dell’identità vissuta rappresentano elementi cruciali per il benessere mentale e per la costruzione di una narrazione coerente del sé. Il mancato rispetto di questi aspetti può avere effetti significativi sulla salute mentale, aumentando il rischio di ansia, depressione e ritiro sociale.
Per questo, chi opera in ambito giuridico-forense e psicologico è chiamato a una maggiore sensibilità e aggiornamento: la gestione di documentazione, colloqui, perizie o CTU deve tener conto del principio di autodeterminazione dell’identità di genere, adottando un linguaggio rispettoso e procedure che tutelino la dignità della persona.
Le persone che desiderano cambiare genere anagrafico devono intraprendere un percorso di affermazione di genere presso strutture, associazioni e presìdi che offrono tali servizi al termine del quale potranno avanzare domanda al Tribunale per ottenere l’autorizzazione al cambiamento del nome e del genere anagrafico ed eventualmente l’autorizzazione a trattamenti ormonali e/o chirurgici.
Oggi, in Italia è però possibile ottenere il cambiamento dei dati anagrafici senza sottoporsi a specifici interventi farmacologici o chirurgici per modificare i caratteri sessuali secondari, opzione divenuta possibile grazie alla sentenza n. 221/2015 della Corte Costituzionale.
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