Figli su contratto, quando l’App si sostituisce all’amore

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Psicologia

Figli su contratto, quando l’App si sostituisce all’amore

Simona Pirotti
psicologa clinica e giuridico-forense

A.A.A. Cercasi “soggetto” per diventare genitore
Oggi, si può fare anche questo attraverso l’utilizzo di App dedicate disponibili anche in Italia.
Orbene, adesso si potranno costruire figli su contratto, senza coppia, senza amore!
Così si legge, quasi come fosse una importante conquista:

“…apripista del settore è stato Modamily, un vero e proprio successo e nel giro di pochi anni sono nati servizi simili The Stork, Family by Design e CoParents, con oltre 100mila utenti, di cui esiste la costola italiana Co-genitori.it”.

Se parliamo di imbarazzante successo, ci sto! Due persone s’incontrano e decidono di mettere al mondo un figlio senza garantire tutto quello che al minore dovrebbe essere garantito, se non una specie di contratto sul quale si decide – attraverso un documento compilato presso un ipotetico notaio – “anche” come educare il bambino!
E sarebbe questo il tutto corrispondente ai “migliori interessi del minore”?
E sarebbe questa la “morale di domani”?
Quale sarà la tutela giuridica dei bambini in queste precise situazioni?
Quella da lasciare in eredità ai nostri bambini?
Dove sarebbero nascoste in questo caso le solide figure di riferimento tanto argomentate dalla nostra comunità scientifica?


Qui non si tratta più di parlare dì bigenitorialità: ci si sta muovendo velocemente verso la distruzione dei concetti stessi di “genitore e di figlio”, annullati dal potere “supremo” di diventare genitore sulla carta.
Come dire che quel figlio potrebbe essere figlio di tutti, il figlio di chiunque!
Genitori indiretti e assenti perché uno dei due sarà una sorta di fantasma da subito e i bambini guarderanno tutto la rovina di una scelta basata e incarnata all’interno di un distacco emotivo ancor prima del prima.
Alberto Pellai parla di un adulto – in questo caso genitore – quale “allenatore emotivo”. E, in questo caso, cosa andremo ad allenare? Cosa si andrà a costruire?
La separazione emotiva decisa a tavolino molto prima della nascita del bambino? Si andrà a decidere dal legale di fiducia come dovranno essere la funzione protettiva, la funzione riflessiva, quella normativa e quelle a seguire?
Come verranno valutate le competenze genitoriali a priori inesistenti? Ci si inventerà un “piano genitoriale” numero due?


Annullare il concetto di storia personale, e costringere il minore – già da lattante – ad essere un contratto d’affitto tra due adulti, può solo rappresentare una forma scandalosa di abuso dell’uomo che priva la persona del diritto alle sue radici, e non si confonda tutto questo con l’adozione che rappresenta ed è ben altro!
Stiamo uscendo dalla traiettoria di una chiara e garantista configurazione familiare da offrire di diritto al minore, andando sempre più verso una sorta di autodistruzione della morale ormai stravolta da un oceano di eccezioni che al minore non garantiscono nulla se non la piena contraddizione, rispetto a tutto ciò che sino ad oggi è stato ed è
sostenuto dalla comunità scientifica.
Possiamo forse qualificare come educativo un figlio costruito al telefono e denutrito ancora embrione tra le righe di un contratto? Bowlby scriveva:

“… a un certo punto della loro vita, io credo, la maggior parte degli esseri umani desidera avere dei bambini e desidera anche che i propri figli crescano sani, felici e fiduciosi di sé…”

(Bowlby, 1989)

Sono certa che non apprezzerebbe quanto in corso!
Assistiamo giorno dopo giorno al perpetuo dissolvimento dei principi che governano una sana genitorialità, marciando, passo dopo passo, sulla indifferenza e sulla freddezza di scelte che esacerbano e testimoniano uno
squilibrio interiore, che non parte dalla presa di coscienza dei diritti del minore, ma dal bisogno di chi ha deciso che per onorare “i migliori interessi del minore” diventi necessaria la rivolta del sistema valoriale.
Il risultato sarà assistere alla nascita di bambini “precari” perché in balia delle incertezze di due adulti che decidono di procrearlo senza amore, senza un gesto d’amore, adulti che decidono consapevolmente che i suoi diritti possano essere sostanzialmente configurati da una protezione fantasma, spinti a “fare ombra su se stessi per leccarsi bisogni e ferite”, dimenticando che la capacità genitoriale non dovrebbe perdere la capacità di “donare e garantire ombra protettiva”.
A scopo di chiarezza, riporto – tratte dal web – le motivazioni di una donna che ha scelto di diventare “genitore” con l’App Copaping:

“…volevo incontrare una persona per creare una famiglia, ma ero avanti con gli anni e l’orologio biologico non mi stava aiutando… sono stata ben accolta perché alcuni uomini mi hanno scritto, la maggior parte dei quali eterosessuali, ma ho optato per un omosessuale perché pensavo che se mi fossi innamorata tutto sarebbe stato più complicato…”


I bambini non si usano per compensare le proprie fragilità e i propri “bisogni”, il risultato è di regalare loro una “caricatura” della famiglia unita da una pseudo-genitorialità (per essere generosa!) che farà crescere figli smarriti, confusi e disorientati.
Un bambino che nasce e cresce dalla carta e sulla carta potrà essere solo il frutto di una scelta dettata da un “progetto genitoriale vuoto” privo di principi, di significati e di significanti, e qui si potrebbe iniziare ad argomentare altro, e qui casca quello che a voce alta io chiamo l’asino!

Comments (3)

  1. Deanna D’Agostino

    La scelta a tavolino mi spaventa…è così lontano dall’amore puro, vero, incondizionato.
    Grazie per questo bell’articolo, che aiuta a pensare e comprendere il vero valore dell’amore, anche per un figlio.

  2. Giusy

    Complimenti per questo articolo! Davvero molto intressante.

  3. Manuela Miceli

    Ormai abbiamo affidato emozioni, sentimenti, affetto e ciò che ci sembra amore a uno schermo e una tastiera: ci sentiamo liberi di scrivere tutto, di lasciarci andare a confidenze sostituendo la ” vita” con una chat o peggio ancora con app che ci coccolano, ci consigliano e perché no dunque pianificarci la vita anche quando si tratta di metterne al mondo un’ altra.E’ così comodo” non dover vivere ” e affrontare le difficoltà affidandosi a soluzioni fuori dall’ ordinario( per usare un eufemismo) che non ci scomodano e non ci impegnano …tanto l’obiettivo è raggiungibile lo stesso e il nostro egoismo soddisfatto!

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