Dopo il Covid, arriva la guerra: quali effetti sulla nostra salute mentale?
Dopo il Covid, arriva la guerra: quali effetti sulla nostra salute mentale?
Prima il Covid, con un’emergenza pandemica durata due anni e ancora non del tutto finita, poi lo scoppio della guerra in Ucraina a “pochi” passi da noi, così la nostra salute mentale è messa realmente a dura prova da sollecitazioni che ci costringono a fare i conti con nuove paure.
Di questo la dott.ssa Laura Monteleone, psicologa e psicoterapeuta, membro della Rete di PsicologiainTribunale, ha parlato in un’intervista rilasciata a Federico Censi per Il Quotidiano del Sud.
«Ieri abbiamo “festeggiato” la fine dello stato d’emergenza, di una fase storica piombata all’improvviso, così come all’improvviso la nostra psiche è stata sottoposta a nuove sollecitazioni a causa dello scoppio della guerra in Ucraina». L’esperta sottolinea che «veniamo colti impreparati dall’affrontare e sostenere paure nuove e dalla dimensione collettiva» e «un’aggravante è la continuità tra un evento e l’altro che non permette ancora di arginare il trauma precedente, in quanto un altro se ne sovrappone, forse anche di maggiore intensità». Certo i due avvenimenti assumono caratteristiche diverse. Durante la pandemia, prosegue, «le implicazioni psicologiche sono state più sollecitate dalle restrizioni, dalla paura del contagio e quindi della morte, dal bisogno e dovere di riadattarsi a nuovi spazi». Tutto ciò, secondo la Monteleone, «ha modificato le relazioni, i rapporti interpersonali sia della sfera personale e intima, sia in quella in ambito lavorativo e sociale». È così che si è costituito quasi un “clone” del virus Covid-19, che non provoca un contagio endemico ma che «ha accelerato paure latenti, dell’altro, della malattia e della morte». Per molti tutto questo, aggiunge, «ha assunto anche la “forma” del trauma, per la repentina perdita dei cari e per l’impossibilità di elaborare il lutto e la sofferenza, priva di una dimensione temporale, e priva di riferimenti e rituali».
Sin dai primi mesi della pandemia la Monteleone ha lavorato in emergenza presso servizi pubblici e per enti di volontariato al supporto psicologico telefonico sia per i pazienti in quarantena che per la popolazione in generale. Racconta che «il dato costante era la paura che qualcosa di ingestibile e incontrollabile potesse accadere loro», erano diffusi «attacchi di panico, spesso anche importanti».



