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25 settembre: sogna con noi la fine dei conflitti
25 settembre: sogna con noi la fine dei conflitti
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“Noi siamo per natura costruttori di sogni” scriveva Rosalind Cartwright, pioniera nella ricerca sul sonno. Eppure, spesso dimentichiamo questa nostra capacità: presi dalla quotidianità, riduciamo i sogni a illusioni, a “cose da bambini” o a fantasie destinate a rimanere nel cassetto.
Il 25 settembre, con la Giornata Mondiale dei Sogni, ci viene ricordato che sognare non è un lusso ma un atto creativo e trasformativo. Non si tratta solo di immaginare ciò che ancora non esiste, ma di tracciare direzioni, di aprire possibilità.
Questa giornata, nata nel 2012 da un’intuizione di Ozioma Egwuonwu, invita ogni anno persone di tutto il mondo a riflettere, condividere e soprattutto agire per avvicinarsi a ciò che desiderano realizzare. Nel 2025 il filo conduttore sarà la bellezza dello stare insieme: perché i sogni, quando trovano spazio nel dialogo e nella comunità, acquistano forza e concretezza.
Non è un invito alla retorica del “tutto è possibile”: è piuttosto la possibilità di dare voce anche ai desideri più fragili, a quelli che faticano a uscire dal silenzio. Sognare collettivamente significa riconoscere che la realtà può essere riscritta, e che lo sguardo dell’altro arricchisce il nostro immaginario.
Tra i tanti sogni possibili, ce n’è uno che ritorna con forza in questi tempi difficili: il sogno che finiscano tutte le guerre. Un sogno che sembra irraggiungibile, eppure indispensabile. Perché la pace non è solo assenza di conflitti, ma condizione perché gli altri sogni – di studio, di amore, di giustizia, di futuro – possano trovare spazio. Ogni conflitto che si spegne restituisce la possibilità di immaginare, di progettare, di vivere.
Forse, allora, la vera domanda non è “Qual è il tuo sogno?” ma “Con chi vuoi condividerlo?”. Perché i sogni, quando diventano linguaggio comune, non appartengono più solo a chi li ha pensati: diventano orizzonte, progetto, possibilità di cambiamento.
Il 25 settembre, che sia in un evento pubblico, in una conversazione privata o in un gesto silenzioso, proviamo a riscoprire la nostra natura di costruttori di sogni. Non come evasione dalla realtà, ma come esercizio di immaginazione concreta: il primo passo per costruire insieme un futuro più luminoso.
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