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Transgender Day of Remembrance: tra consapevolezza collettiva e tutela dei diritti
Transgender Day of Remembrance: tra consapevolezza collettiva e tutela dei diritti
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Grazia La Manna, psicologa giuridica e forense, CTU c/o il Tribunale Ordinario di Civitavecchia (RM), psicoterapeuta analitico transazionale e specializzata in EMDR e Compassion Focused Therapy. Professionista della Rete di Psicologia in Tribunale.
Il Transgender Day of Remembrance (TDOR), celebrato ogni anno il 20 novembre, rappresenta un momento cruciale di riflessione collettiva sulla violenza transfobica e sulla necessità di protezione giuridica per le persone transgender. Istituita nel 1999 da Gwendolyn Ann Smith per commemorare Rita Hester, donna transgender assassinata, questa giornata intreccia dimensioni psicologiche profonde con questioni legali ancora irrisolte in molti paesi.
La dimensione psicologica: trauma, resilienza e costruzione identitaria
Le persone transgender affrontano quotidianamente quello che gli psicologi definiscono “minority stress”: una forma cronica di stress derivante dall’appartenenza a un gruppo stigmatizzato. Questo si traduce in tassi significativamente più elevati di ansia, depressione e ideazione suicidaria rispetto alla popolazione generale.
Il TDOR non si limita a commemorare le vittime di violenza fisica: rappresenta un rituale collettivo di elaborazione del lutto che riconosce anche le “morti sociali” – quelle forme di esclusione, discriminazione e cancellazione dell’identità che precedono spesso la violenza fisica.
La funzione terapeutica della memoria collettiva
Dal punto di vista psicologico, questa giornata svolge diverse funzioni essenziali:
Validazione dell’esperienza: riconoscere pubblicamente la violenza subita legittima il dolore individuale e collettivo, contrastando il fenomeno della minimizzazione o della negazione sociale.
Creazione di senso comunitario: gli eventi del TDOR rafforzano i legami all’interno della comunità transgender, costruendo reti di supporto sociale che rappresentano un fattore protettivo fondamentale per la salute mentale.
Trasformazione del trauma in sostegno attivo alla causa: il ricordo pubblico può catalizzare la trasformazione del dolore in azione politica, un processo che gli psicologi considerano parte integrante della resilienza post-traumatica.
L’impatto intergenerazionale
Per le persone transgender più giovani, il TDOR rappresenta un momento di consapevolezza ambivalente: da un lato offre visibilità e senso di appartenenza, dall’altro può generare ansia anticipatoria sulla propria sicurezza. Gli psicologi sottolineano l’importanza di bilanciare la commemorazione con messaggi di speranza e cambiamento.
La dimensione giuridica: tra lacune normative e progressi legislativi
Diverse organizzazioni internazionali hanno riconosciuto che la violenza contro le persone transgender costituisce una violazione dei diritti umani fondamentali: le Nazioni Unite hanno adottato risoluzioni che condannano la violenza basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere; la CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) tutela l’identità di genere principalmente attraverso l’art.8 (diritto alla vita privata e familiare), che vieta interferenze indebite da parte delle autorità pubbliche. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha sancito che il non riconoscimento o il rifiuto della rettifica dei documenti anagrafici e le pratiche discriminatorie possono configurare una violazione di questo diritto.
Purtroppo, questi principi generali spesso non si traducono in protezioni concrete a livello nazionale.
Un aspetto cruciale riguarda il riconoscimento giuridico della transfobia come movente aggravante. L’Italia ha incluso l’identità di genere nella legge Mancino (d.lgs. 122/1993) solo parzialmente, e il dibattito sul DDL Zan ha evidenziato resistenze politiche significative.
Alcune nazioni come Regno Unito, Canada e alcuni stati USA hanno normative specifiche che considerano l’identità di genere come aggravante nei reati d’odio.
In molte nazioni l’assenza di statistiche ufficiali sui crimini transfobici rende invisibile il fenomeno.
Il tema del riconoscimento anagrafico è fondamentale per prevenire le discriminazioni che le persone transgender affrontano quotidianamente negli ambienti di lavoro, a scuola, nell’esercizio del diritto di voto, nel sistema sanitario e in quello carcerario.
Anche rispetto al riconoscimento anagrafico si registrano diverse modalità nelle diverse nazioni. Ci sono modelli depatologizzanti in alcuni paesi: ad esempio Argentina, Malta, Irlanda hanno adottato legislazioni basate sull’autodeterminazione, eliminando requisiti medici o chirurgici.
Esistono, tuttavia, modelli medicalizzanti: in Italia, dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 221/2015, non è più obbligatorio l’intervento chirurgico, ma resta necessario un percorso giudiziario che molti considerano invasivo e stigmatizzante.
I diritti delle persone minorenni
Un tema particolarmente controverso riguarda i diritti delle persone transgender minorenni. Il bilanciamento tra diritto all’autodeterminazione e alla salute psicofisica, la tutela da decisioni potenzialmente irreversibili e il ruolo dei genitori e delle istituzioni rappresenta uno dei nodi giuridici più complessi, con approcci legislativi molto diversi tra paesi.
L’interconnessione tra psicologia e diritto
Il Transgender Day of Remembrance (TDOR) mette in luce come le dimensioni psicologica e giuridica siano indissolubilmente connesse:
- Il riconoscimento legale come strumento terapeutico: numerosi studi dimostrano che il riconoscimento giuridico dell’identità di genere e le leggi antidiscriminazione hanno un impatto diretto positivo sulla salute mentale delle persone transgender.
- La violenza istituzionale: quando le leggi negano o ostacolano l’identità transgender, creano una forma di violenza strutturale che si somma a quella interpersonale, amplificando il trauma psicologico.
- La perizia come arma a doppio taglio: nei sistemi che richiedono valutazioni psicologiche per il riconoscimento legale, il rischio è che gli esperti diventino “guardiani” dell’identità altrui, perpetuando dinamiche di potere patologizzanti.
Sfide e prospettive future
Il Transgender Day of Remembrance ci ricorda che molto lavoro resta da fare. Innanzitutto, è necessario monitorare accuratamente la violenza transfobica per implementare politiche evidence-based. Le istituzioni, quali le forze dell’ordine, la magistratura, gli avvocati, gli operatori sanitari e gli operatori scolastici necessitano di competenze specifiche.
Bisogna considerare, peraltro, che le persone transgender che appartengono anche ad altre minoranze (razziali, economiche, migranti) affrontano rischi moltiplicati.
Va evidenziato, infine, che le leggi da sole non bastano senza un’evoluzione delle mentalità sociali.
Il Transgender Day of Remembrance non è solo una commemorazione delle vite perdute, ma un appello all’azione collettiva. Le dimensioni psicologiche del trauma e della resilienza si intrecciano con l’urgenza di riforme giuridiche concrete. Riconoscere la dignità e i diritti delle persone transgender non è solo una questione di giustizia astratta, ma una necessità per costruire società più inclusive, dove l’identità di ciascuno possa essere vissuta in sicurezza e pienezza.
La lettura dei nomi delle vittime, tradizione centrale del TDOR, rappresenta un atto tanto simbolico quanto politico: trasformare statistiche anonime in storie individuali, il silenzio in memoria, e la memoria in cambiamento.
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