Per la festa della donna “Make Love, not War”!

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Per la festa della donna “Make Love, not War”!

La festa della donna ci ricorda, ogni anno, che non abbiamo molto da festeggiare, in quanto donne e, probabilmente, in quanto umanità. La parola “festa” ha origine dall’aggettivo latino “festus”, che significa “gioioso, felice”. I “festa dies” dovrebbero essere, quindi, giorni felici e gioiosi. Ma può essere così, quest’anno, con la guerra alle porte? Può essere così per le donne di tutto il pianeta? Può essere così per le donne di Kabul o di Kiev? La risposta non può che essere retorica: no!

Quest’anno vogliamo raccontarvi la storia di questa ricorrenza internazionale, voluta da tante donne tenaci che hanno sperato di potersi affrancare, con la presa di consapevolezza e con l’unione tra donne, dall’emarginazione e dalla violenza subite. Ma anche quest’anno stiamo a testimoniare che la strada da percorrere per raggiungere la parità di genere è lunga e tortuosa.

Iniziamo dalle parole: “donna”. La sua etimologia latina rimanda al significato di “domina” ovvero padrona della casa o, come si dirà più aulicamente, angelo del focolare.

E dal suo fiore: la “mimosa”, pianta bella e generosa che fiorisce a fine inverno, quando il sole primaverile non è ancora sorto per scaldare la terra dai rigori invernali. Forte e generosa come le donne, appunto!

Le origini di questa festa vengono storicamente fatte risalire al 1908 quando, secondo quello che ormai è considerato un falso storico, delle operaie trovarono la morte nel rogo di una fabbrica di New York, la Cotton. Fonti più attendibili la associano invece all’incendio divampato, sempre nel 1908, in una fabbrica tessile occupata per protesta, a Chicago, dove 129 operaie morirono bruciate vive perché il “padrone” – l’etimologia è la stessa di “domina”: “domino”, appunto, ma il significato per le donne di tutto il mondo, dai tempi dei tempi, ahimè no! – le aveva chiuse all’interno dell’edificio.

In quegli anni, soprattutto negli Stati Uniti, grazie al Partito Socialista Americano e a donne come Clara Zetkin, Rosa Luxemburg e Corrine Brown avevano visto la luce iniziative in favore del diritto delle donne al voto e la prima conferenza internazionale della donna, presieduta, per la prima volta nella storia, da una donna, appunto. Fu così che, nel 1910, a Copenaghen, su proposta delle donne socialiste americane, si pensò di istituire una Giornata Internazionale della Donna, ricorrenza che la Prima Guerra Mondiale mandò presto in frantumi.

Ma, sempre durante il periodo bellico, l’8 marzo del 1917, a San Pietroburgo, in Russia, le donne organizzarono una grande manifestazione per la pace, chiedendo la fine della guerra, pane per i propri figli e ritorno dal fronte dei propri mariti. In quell’occasione, insolitamente i cosacchi, schierati per reprimere la protesta, non eseguirono l’ordine governativo ed il regime zarista, di lì a poco, crollò sotto il peso della Rivoluzione.

Qualche anno dopo la fine della guerra, nel 1921 e nel 1922, fu stabilito di celebrare l’8 marzo, in ricordo di quella manifestazione, dapprima, la Giornata Internazionale dell’Operaia, quindi, la Giornata Internazionale delle Donne. In Italia, è soltanto dal 1946 che la Festa della Donna è una ricorrenza di valore nazionale, ricordata anche a livello istituzionale, ogni anno.

Una giornata, quella della “donna”, in favore della pace, in favore dei diritti, in favore dell’uguaglianza tra i sessi, in favore dell’amore!

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