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Rossella ApuzzoOffline

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      Rossella Apuzzo pubblicato

      3 anni fa

      Salve a tutti. Mi è stata affidata una CTP di un caso particolare. Parliamo di un “presunto abuso” ma la cliente quando viene da me per il colloquio iniziale mi dice di “non riferire le cose che mi sono state dette” nella relazione finale per paura di essere querelata da parte dell’ ex marito. Siamo in un processo civile di separazione familiare, richiesta dall’ex marito. Il fatto oggettivo è che la minore non vuole passare del tempo con il papà o stare da sola con lui. La madre al riguardo, mi ha raccontato tutta una serie di eventi che fanno presupporre tutte situazioni negative legate al padre della minore ….. ma non sappiamo se sono veri o falsi, se è un modo di interpretare della mia cliente o se davvero succede tutto questo. Anche se noi non siamo tenuti a stabilire la verità o meno. Inoltre lei per paura, non hai mai denunciato il marito (così mi ha riferito). Negli atti di causa, non vi sono prove e/o denunce. Sentendo l’avvocato della mia cliente, ipotizza che la cliente sia molto legata alla figlia dopo una serie di brutti episodi verificatosi prima della nascita della minore. La CTU partirà a breve. Io intanto volevo fare dei colloqui per la raccolta anamnestica della cliente. Mi chiedo come posso muovermi? In questi casi come vado a stilare un anamnesi se le cose che mi ha riferito non vuole che le metto su per iscritto? Come posso procedere? Ho sentito anche il suo avvocato ma non è stato chiarissimo su questo punto dicendomi di confrontarmi con i miei colleghi e di aspettare l’accesso peritale. Ma io ci tengo ad avere chiaro in mente su come devo muovermi. Grazie mille a TUTTI. Immagino sia un caso molto delicato e complesso. Vorrei capire come procedere in termini pratici a lavorare su questo caso. La cliente è sicuramente molto confusa (sia per la situazione che sta vivendo che per il resto) nonostante le abbia detto molto bene il mio ruolo e quello della CTU e cosa significativamente possiamo fare per lei.
      Se potete darmi una mano a fare chiarezza su il mio ruolo come CTP ve ne sarei grata (in termini ovviamente pratici) faccio un esempio: faccio dei colloqui e scrivo l’anamnesi con tutto quello che mi riferisce? O ometto perchè lei ha riferito cosi? Grazie mille.

      3 Commenti
      • da @adriana mazzucchelli “Buongiorno Rosella. Come ctp non sei tenuta a riportare nulla per iscritto. Considera però che la tua posizione professionale con la cliente deve essere chiara e lineare. La cliente ha chiaramente un atteggiamento manipolativo con te e con il proprio avvocato e, presumibilmente, anche nelle sue relazioni familiari. Sarà utile chiarire con la cliente che il ctu psicologo non ricerca, la verità dei fatti, bensì valuta, fra le altre cose, ciò che i genitori fanno per tutelare i propri figli da eventuali abusi o traumi e che una sua eventuale richiesta di non assumersi la responsabilità della rivelazione di dichiarazioni così gravi, sarà facilmente valutata in maniera negativa in termini di capacità genitoriali. Ti consiglierei inoltre di chiarire meglio il tuo ruolo, e le tue scelte professionali, anche con l’avvocato”
          • Condivido pienamente le osservazioni sulle quali riflettere della collega @adriana mazzucchelli
            • Dott.ssa Mazzucchelli grazie di avermi risposto. Accolgo a pieno la sua osservazione e riflessione, così come sostenuta dalla Dott.ssa Passanante. Io ho cercato di spiegarle che noi in anche in qualità di consulenti di parte, non raccogliamo prove, non siamo giudici, non siamo avvocati ma valutiamo, osserviamo le dinamiche familiari e tuteliamo la minore per come i genitori possano essere in grado di prendersene cura. Quindi la signora potrebbe non ottenere quello che invece lei mi sta chiedendo ovvero, non vuole che la figlia stia con il papà quindi lei non accetta un affido condiviso (per paura che alla minore a detta sua possa accadere qualcosa ma anche perchè la figlia non vuole — rifiuta il papà) anche gravato dal fatto che appunto se una persona è sicura di quello che dice per tutelare la minore va oltre le proprie paure e ansie assumendosene tutte le responsabilità. Ma quante donne non denunciano per paura, una paura che trafusa in realtà andrebbe a frammentare quell’equilibrio familiare — ??? Cerco di guardare la situazione in maniera obiettiva ma sono d’accordo con quello che mi ha scritto e di fronte sicuramente avrò 2 soggetti con 2 versioni opposte.
              E io mi sento in una posizione controversa (nei confronti della cliente).
              Ricapitolando 1) Personalmente ho suggerito alla cliente di essere sè stessa con la CTU a cui lei vorrà riferire i fatti che ipotizza, in cui crede, ma non vi sono denunce, querele di nessun tipo. Ho sbagliato a darle questo consiglio?
              Alla fine questa consulenza preventiva di CTU ha lo scopo di tutelare la minore in una situazione delicata di separazione familiare.
              2) E quindi se ho capito bene nel momento in cui mi trovo a elaborare la relazione finale, posso anche omettere i dettagli che sono il suo modo di vedere la realtà ma mantenere un focus obiettivo sulle dinamiche familiari e se sono d’accordo o meno con la CTU?

              Grazie mille a entrambe, davvero.

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