Consulenza Tecnica in Ambito Penale – Perizie Adulti
09/05/2022 2025-10-01 13:25Consulenza Tecnica in Ambito Penale – Perizie Adulti
Valutazione dell’imputabilità e della pericolosità sociale
Un soggetto può essere per legge ritenuto imputabile, e quindi punito per un reato se, al momento in cui lo ha commesso, era capace di intendere e di volere.
Ovvero, se, nel momento in cui ha commesso il fatto, era in grado di autodeterminarsi liberamente e autonomamente, e se era capace di comprendere il significato del proprio comportamento e delle conseguenze che quest’ultimo poteva avere sulla realtà esterna.
La pericolosità sociale viene invece valutata in base alla probabilità che una persona che abbia commesso un reato, anche se non imputabile e non punibile, possa, in futuro, rendersi responsabile di nuovi reati e recidive.
Il nostro ordinamento prevede quindi misure di sicurezza per la collettività, anche nelle circostanze in cui una persona sia considerata non imputabile.
L’art. 85 c.p (Capacità d’intendere e di volere) stabilisce che “nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se, al momento in cui lo ha commesso, non era imputabile”. L’articolo in questione definisce, inoltre, che imputabile è colui o colei che ha la capacità di intendere e di volere. La capacità di intendere è l’abilità, posseduta dal soggetto al momento del fatto, di riconoscere e comprendere il valore sociale delle proprie azioni. La capacità di volere, invece, si riferisce all’idoneità del soggetto, al momento del fatto, di autodeterminarsi, ossia di controllare i propri impulsi e stimoli ad agire.
La pericolosità sociale è definita dall’art. 203 c.p. In base a ciò, è socialmente pericolosa la persona che, pur essendo non imputabile o non punibile, “è probabile che commetta nuovi fatti preveduti dalla legge come reati”. La sussistenza della pericolosità sociale del reo occorre per l’applicazione delle misure di sicurezza previste dalla legge.
Sia l’imputabilità sia la pericolosità sociale del reo devo essere valutate attraverso la consulenza tecnica psico-forense.
Valutazione della competenza di stare in giudizio
La capacità a stare in giudizio è diversa dal concetto di imputabilità e pericolosità sociale poiché prevede la valutazione della presenza della capacità di partecipazione cosciente al processo così come prevista dall’art. 70 ss c.p.p. e 72 bis c.p.p.
L’accertamento della capacità di intendere e volere al momento del fatto e la capacità di partecipare coscientemente al processo, pur essendo categorie giuridiche distinte, rispondono, entrambi, al quesito sulla processabilità e condannabilità di un imputato e descrivono la sua capacità di essere parte attiva nella vicenda processuale e la sua possibilità di esprimersi esercitando il suo diritto di autodifesa.
I Consulenti Tecnici che sono chiamati a valutare la capacità a stare in giudizio devono chiarire se il soggetto comprende le possibili conseguenze dell’atto criminale commesso, la natura del processo e il ruolo delle persone coinvolte.
Circonvenzione di incapace
L’art. 643 c.p. disciplina il reato di circonvenzione di persone incapaci, definendo che “chiunque, per procurare a sé o ad altri un profitto, abusando dei bisogni, delle passioni o della inesperienza di una persona minore, ovvero abusando dello stato di infermità o deficienza psichica di una persona, anche se non interdetta o inabilitata, la induce a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico per lei o per altri dannoso, è punito”.
Attraverso questo delitto, punito con la pena della reclusione, vengono tutelate principalmente tre categorie di persone: i soggetti di minori di età, coloro che si trovano in uno stato di deficienza psichica e gli infermi di mente.
Uno degli elementi necessari affinché il danneggiato possa provare la circonvenzione di incapace è la consulenza tecnica psico-forense.
Incompatibilità carceraria
In alcune circostanze, il detenuto può avere accesso a misure alternative al carcere, qualora le sue condizioni di salute psico-fisica non siano compatibili con il regime carcerario.
Il magistrato del Tribunale di Sorveglianza potrà disporre d'ufficio accertamenti sulle patologie dell’imputato o del detenuto, quando non sia in grado di decidere nel merito.
Nel caso in cui le precarie condizioni di salute vengano segnalate dal servizio sanitario interno al penitenziario, il Giudice può disporre la nomina di un Consulente Tecnico d’Ufficio (CTU), il quale dovrà tenere in considerazione nella perizia il parere del medico e riferire al magistrato, in tempi ben definiti.
Inferiorità psichica della vittima
Con inferiorità psichica si intende una tipologia di accertamento peritale eseguito sulla vittima di violenza sessuale.
In caso di adulto, di un soggetto in stato di infermità o di un minore tra i 14 e i 18 anni di età, la consulenza tecnica psico-forense potrà valutare se, al momento in cui il fatto contestato è stato commesso, la vittima si trovasse in una condizione di inferiorità psichica. In altre parole, valuta se, al momento della violenza, la vittima versasse in una condizione psichica non necessariamente patologica, ma in grado di viziare il suo consenso all’atto sessuale.