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Folie à deux e delitti di coppia
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Angela Dinardo, psicologa clinica e giuridica in ambito civile e penale, adulti e minorile. CTP e CT della Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Velletri e della Procura della Repubblica c/o il Tribunale Ordinario di Roma, sotto incarico fiduciario del Pubblico Ministero. Collabora con la redazione di Psicologia in Tribunale.
Coppie criminali
Nel campo della criminologia, il disturbo psicotico condiviso assume particolare rilevanza nell’analisi di alcune dinamiche relazionali che caratterizzano le coppie di serial killer. In questi casi, si osserva come uno dei due partner eserciti una tale influenza sull’altro da causarne una frattura nei precedenti riferimenti morali, affettivi e valoriali (Mastronardi et al., 2012).
Nei cosiddetti crimini commessi in coppia, emergono due profili psicologici distinti: l’“incube”, ossia colui che domina e guida l’altro nella pianificazione e nell’attuazione del reato, e il “succube”, che si lascia trascinare da questa forza dominante, cedendo progressivamente la propria autonomia decisionale.
Secondo la classificazione proposta da Sighele (1909), è possibile distinguere quattro principali tipologie di coppie delinquenziali:
- Gli amanti assassini: il movente alla base dell’azione criminosa è l’influenza dell’amore, vissuto in modo distorto e patologico. Spesso uno dei due partner presenta una personalità dominante, perversa e manipolatrice, che guida l’altro, più debole e suggestionabile, verso il coinvolgimento attivo nel crimine. In queste situazioni, la passione amorosa assume un valore deviato e disfunzionale, costituendo il nucleo motivazionale dell’atto violento.
- La coppia infanticida: in questa configurazione, l’omicidio del figlio rappresenta il tentativo di eliminare le conseguenze visibili di una relazione proibita. Il fenomeno è più frequentemente riscontrato nei contesti sociali svantaggiati, mentre nei ceti più abbienti si ricorre all’aborto, visto come una forma anticipata, e socialmente più accettata, di infanticidio.
- La coppia familiare: si forma all’interno di un ambiente domestico dove almeno uno dei componenti è privo di principi morali consolidati. La vicinanza e l’intimità propria dei legami familiari facilitano processi di suggestione che possono evolvere in comportamenti criminali, spesso motivati da ragioni economiche o ereditarie.
- La coppia di amici: si tratta di legami che si sviluppano in contesti marginali, come il carcere o ambienti frequentati da soggetti devianti (vagabondi, individui instabili o privi di obiettivi). In queste relazioni, si instaura un rapporto di potere squilibrato, dove un individuo più forte e perverso coinvolge l’amico, remissivo e facilmente influenzabile, in attività criminali.
Configurazioni delle coppie assassine
Le coppie omicide possono essere formate da partner dello stesso sesso (maschili o femminili) oppure da individui di genere diverso. Le coppie eterosessuali, composte da un uomo e una donna, rappresentano circa il 35% dei casi. All’interno di quest’ultima categoria, si distinguono ulteriori sottotipi: coppie legate da vincoli familiari, coppie sposate e coppie di amanti.
Proprio in quest’ultima tipologia, gli amanti eterosessuali, si evidenziano elementi cruciali per comprendere la genesi della violenza relazionale. Tali coppie sono spesso caratterizzate da un forte squilibrio di potere: un partner esercita un controllo profondo sull’altro, utilizzando meccanismi manipolatori di tipo psicologico, sessuale e, in alcuni casi, anche fisico. L’indotto, per mantenere l’affetto e la vicinanza del partner dominante, può arrivare a considerare necessario un sacrificio: partecipare ad azioni violente, persino contro persone care (Mastronardi et al., 2012).
La condizione di folie à deux può durare a lungo, consolidandosi nel tempo, finché un evento esterno, come un arresto, un ricovero o l’intervento di familiari, non rompe l’equilibrio patologico. In quei momenti, il soggetto indotto può iniziare a prendere distanza e, talvolta, denunciare l’induttore.
L’esistenza di un partner capace di trascinare l’altro verso atti violenti, pur in assenza di una predisposizione criminale, dimostra quanto un legame sentimentale tossico possa diventare un fattore determinante nello sviluppo di comportamenti devianti (Mastronardi et al., 2012).
Dinamiche interne alla coppia criminale
In ogni relazione di coppia si possono individuare due principali tipologie di dinamica: simmetrica e complementare. Una relazione simmetrica funzionale si basa sull’accettazione reciproca e paritaria; in quella complementare sana, invece, ciascun partner assume ruoli distinti ma armonici, che contribuiscono all’equilibrio del legame e alla stabilità dell’identità individuale.
Quando queste configurazioni diventano patologiche, la relazione simmetrica disfunzionale si caratterizza per una continua opposizione e rifiuto dell’altro, mentre quella complementare disfunzionale si fonda su una disconferma dell’identità dell’altro, che viene costantemente svalutato (Watzlawick, 1997).
Le coppie criminali rappresentano un esempio emblematico di complementarità patologica: entrambi i partner ricoprono un ruolo funzionale alla sopravvivenza del legame e alla perpetrazione dell’attività criminale.
Già Lasègue e Falret (1964) avevano sottolineato l’importanza di osservare la diade nella sua totalità, poiché spesso è proprio il partner più fragile a risultare più complesso da comprendere.
I cosiddetti soggetti deboli, spesso descritti come riservati, timidi o introversi, tendono a essere interpretati come passivi. Tuttavia, queste caratteristiche possono fungere da elementi stabilizzanti, impedendo la rottura del legame patologico.
La relazione risulta quindi asimmetrica solo in apparenza: il potere del partner dominante si nutre anche del riconoscimento che riceve dall’altro. Pur mantenendo un ruolo subordinato, l’indotto esercita un’influenza attiva sul mantenimento del delirio criminale condiviso, contribuendo, anche in modo inconsapevole, a rafforzare la struttura del legame patologico (Mastronardi et al., 2012).
Secondo la letteratura psicopatologica, nei casi di disturbo psicotico condiviso è in genere il partner dominante a manifestare per primo una necessità patologica, che si traduce nella costruzione di un delirio. L’altro partner viene attratto proprio da quel tipo di personalità che appare in grado di colmare le sue mancanze più profonde.
In questa interazione, il soggetto forte offre una risposta, spesso solo temporanea, al vuoto esistenziale del partner debole, generando un costo psicologico elevato ma creando al contempo un legame di interdipendenza.
È da questa connessione profonda tra i due mondi psichici che prende forma un’alleanza patologica, fondata sulla reciproca compensazione e sull’impossibilità di esistere separatamente (Mastronardi et al., 2012).
Bibliografia
Lasègue C., Falret J. (1877) « La folie à deux, ou folie communiquée », Annales Medico- Psychologiques, XVIII, Novembre [trad. inglese di Richard Michaud, American Journal of Psychiatry, suppl. al vol. 121, n. 4, 1964, pp. 2-18].
Mastronardi V., Ricci S., Lucchini M., Pomilla A. (2012), Delirio omicidiario condiviso nelle coppie di serial killer, in Rivista di Criminologia, Vittimologia e Sicurezza, vol. VI, n. 3, settembre-dicembre.
Sighele S. (1909), La coppia criminale, Torino, Fratelli Bocca, III ed.
Watzlawick P., Helmick B. J., Jackson D.D. (1967), Pragmatica della comunicazione umana. Studio dei modelli interattivi delle patologie e dei paradossi, Roma, Astrolabio, 1997.



