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Salute mentale, una responsabilità collettiva: dalla Dichiarazione di Parigi alla necessità dello psicologo di cure primarie in Italia
Salute mentale, una responsabilità collettiva: dalla Dichiarazione di Parigi alla necessità dello psicologo di cure primarie in Italia
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La recente Dichiarazione di Parigi, sottoscritta il 16 e 17 giugno 2025 da 31 Paesi europei durante una Conferenza Internazionale promossa dall’OMS e dal Ministero della Salute francese, segna un punto di svolta: affrontare la crisi della salute mentale richiede un approccio integrato, trasversale e condiviso, in cui il benessere psicologico diventa obiettivo di ogni politica pubblica, in ogni ambito della vita civile.
In un’Europa che riconosce finalmente il valore strategico della salute mentale, anche l’Italia è chiamata a trasformare gli impegni in azioni concrete, riprendendo, con urgenza, l’iter per l’approvazione del Servizio di psicologia delle cure primarie, già avviato in diverse Regioni.
Una crisi senza precedenti: numeri e sfide
Secondo i dati dell’OMS:
1 persona su 6 soffre di un disturbo mentale;
1 su 3 non riceve cure adeguate;
1 su 4 tra le persone con psicosi non accede a trattamenti formali;
ogni anno oltre 150.000 persone si tolgono la vita in Europa (circa 400 al giorno);
il suicidio è oggi la prima causa di morte tra i giovani dai 15 ai 29 anni;
la pandemia ha aggravato il quadro, con un incremento del 25% di ansia e depressione a livello globale.
Parallelamente, assistiamo a un drammatico aumento del disagio tra giovani e anziani: l’11% degli adolescenti mostra comportamenti problematici legati ai social media, mentre una ragazza su quattro di 15 anni dichiara di sentirsi sola “la maggior parte del tempo” o “sempre”; anche tra gli over 60, uno su quattro vive nella solitudine.
E tutto questo, a fronte di una carenza strutturale di operatori della salute mentale.
Una risposta in costruzione: l’Europa cambia approccio
Il segnale è chiaro: il benessere psicologico è diventato una priorità politica e strategica. Il 90% dei Paesi coinvolti in una recente indagine dell’OMS ha dichiarato di essere al lavoro su nuove politiche di salute mentale o sulla revisione di quelle esistenti.
La Dichiarazione di Parigi non è solo un documento programmatico, ma un vero invito all’azione, con obiettivi concreti:
promuovere l’integrazione della salute mentale in tutte le politiche pubbliche;
superare l’approccio settoriale, coinvolgendo istruzione, giustizia, cultura, urbanistica, ambiente, digitale;
garantire inclusione sociale, spazi pubblici accessibili, prevenzione, educazione psicosociale;
valorizzare il ruolo di persone con esperienza vissuta, famiglie e caregiver;
regolare l’ambiente digitale, tutelando in particolare i più giovani;
riconoscere la salute mentale come diritto, sostenuto da meccanismi di coordinamento interministeriale e intergovernativo.
Il ruolo strategico della psicologia e degli psicologi
In questo scenario, la psicologia non è solo uno dei tanti attori, ma un perno fondamentale per progettare e implementare politiche efficaci. Psicologi e psicologhe possono contribuire in modo determinante:
alla progettazione di interventi evidence-based;
alla valutazione dell’impatto delle politiche pubbliche sul benessere mentale;
alla promozione di competenze psicosociali nei contesti educativi, sanitari, lavorativi e digitali;
all’integrazione tra servizi sanitari e sociali, in chiave preventiva e riabilitativa.
Riteniamo che una nuova cultura della salute mentale debba fondarsi sulla presenza strutturata, stabile e accessibile dello psicologo nel sistema pubblico.
Lo psicologo di cure primarie: una risposta già possibile
L’Italia ha già tracciato una via concreta, condivisa da undici Regioni che hanno istituito con fondi propri i primi servizi di psicologia nelle cure primarie, integrando la figura dello psicologo nei presidi territoriali accanto ai medici di base.
Il Servizio di psicologia delle cure primarie, ancora in attesa di approvazione a livello nazionale dopo l’interruzione dell’iter parlamentare nel novembre 2023, rappresenta una risposta necessaria e urgente:
per garantire accesso precoce, diffuso e non stigmatizzante al supporto psicologico;
per alleggerire i servizi specialistici e ridurre i costi indiretti di mancata cura;
per intervenire su ansia, depressione, stress, disagi relazionali e psicosomatici;
per educare alla gestione delle emozioni, prevenendo cronicizzazioni e ricadute.
L’integrazione dello psicologo nei servizi territoriali è già una realtà virtuosa in molte Regioni, con riconoscimento trasversale da parte di utenti e professionisti sanitari.
Una legge giusta, un investimento per il futuro
Oggi abbiamo:
una proposta di legge condivisa;
l’esperienza delle Regioni;
l’adesione dell’Italia alla Dichiarazione di Parigi;
una domanda sociale crescente e non più ignorabile.
Serve ora il coraggio politico di concretizzare questa svolta: approvare la legge sullo psicologo di cure primarie, con copertura statale, significherebbe tradurre gli impegni europei in azioni, dare valore al lavoro degli psicologi e rispondere ai bisogni reali delle persone.
Conclusione: se non ora, quando?
L’Europa ha lanciato un segnale forte e chiaro. Ora spetta ai singoli Stati dare attuazione agli impegni sottoscritti. In Italia, la realizzazione strutturale e normativa della figura dello psicologo di cure primarie è la condizione minimaper essere coerenti con le scelte europee.
Se davvero vogliamo una sanità più giusta, accessibile e centrata sulla persona, dobbiamo partire da qui: riconoscere il valore della psicologia pubblica come leva per la salute individuale, collettiva e democratica.
Riferimenti:
Dichiarazione Congiunta Salute Mentale
L’indagine tecnica sulle relazioni familiari. Strumenti e metodologie
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Durata del corso: 10 ore
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