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L’educazione emotiva in arrivo nelle scuole italiane. Finalmente!

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Psicologia

L’educazione emotiva in arrivo nelle scuole italiane. Finalmente!

Paola Maria Oliviero
Psicologa clinica e dell’età evolutiva, specialista in Psicologia
giuridica e forense, collaboratrice di Psicologia in Tribunale

Un primo significativo passo realizzato nell’ottica della prevenzione del disagio sociale nel nostro paese è stato di recente fatto con l’approvazione Camerale unanime (al vaglio del Senato) della Proposta di Legge di iniziativa Parlamentare n. 2782 dal titolo Disposizioni in materia di insegnamento sperimentale dell’educazione all’intelligenza emotiva nelle scuole di ogni ordine e grado”, volta a introdurre le competenze non cognitive a scuola e a valorizzare le competenze emotive nei programmi didattici.
Questa piccola ma incisiva rivoluzione nel settore educativo prevede l’avvio di una sperimentazione volontaria nazionale per l’inserimento di attività finalizzate allo sviluppo delle competenze non cognitive e delle relative attività formative rivolte ai docenti che le andranno a proporre. Empatia ed intelligenza emotiva si apprestano dunque finalmente a diventare didattica a tutti gli effetti!
Secondo questa proposta, tutte le scuole di ogni ordine e grado potranno candidarsi per partecipare a questa sperimentazione senza la necessità di incrementare le ore di insegnamento, ma semplicemente rimodulando il metodo d’insegnamento con l’introduzione delle competenze emotive nei programmi già esistenti.
Già nel 1993 l’Organizzazione Mondiale della Sanità individuò per la prima volta l’elenco delle competenze non cognitive (Life Skills) fondamentali per far fronte efficacemente alle esigenze e alle sfide della vita di tutti i giorni e che tutti dovrebbero implementare, insieme alle competenze cognitive, raggruppandole in tre macroaree:

  • Competenze emotive
    ○ Consapevolezza di sé
    ○ Gestione delle emozioni
    ○ Gestione dello stress
  • Competenze relazionali
    ○ Empatia
    ○ Comunicazione efficace
    ○ Relazioni efficaci
  • Competenze cognitive
    ○ Risolvere i problemi
    ○ Prendere decisioni
    ○ Pensiero critico
    ○ Pensiero creativo


Di queste competenze fa naturalmente parte anche l’intelligenza emotiva, ovvero la capacità di leggere, interpretare e gestire le proprie ed altrui emozioni. Imparare a conoscersi e ad instaurare relazioni sane, profonde e arricchenti è cruciale per la crescita, lo sviluppo e il miglioramento individuale e sociale, con ricadute benefiche su ogni aspetto della vita.
Il lavoro sull’educazione emotiva è fondamentale dato che in tutti gli ambiti della vita è la componente emotiva a fare la differenza. Ma in particolare è importante lavorare con bambini e adolescenti fornendo loro sin dall’infanzia tutti gli strumenti per superare le criticità e gli ostacoli di fronte ai quali la vita ci pone incessantemente, e per permettergli a loro volta di sviluppare tutte quelle componenti necessarie a diventare in futuro loro stessi dei genitori “sufficientemente competenti”.
A partire dall’Intelligenza Emotiva di Daniel Goleman e dalle considerazioni del premio Nobel per l’economia James Heckman, si sono susseguiti innumerevoli studi che sottolineano l’enorme influenza delle competenze non cognitive (come la motivazione, l’affidabilità, la perseveranza, la capacità di lavorare in gruppo, l’impegno, lo spirito d’iniziativa, la disponibilità ad imparare) in ogni settore della vita di una persona, sia nel processo di apprendimento che nel mondo del lavoro e nella vita privata.
Come sottolinea Vittoria Casa, presidente della commissione Cultura Scienza e Istruzione alla Camera:
“Oggi integrare nella didattica le competenze relative alla flessibilità, alla creatività, all’apertura mentale, alla stabilità emotiva, alla capacità di argomentare, interagire, discernere, è altrettanto fondamentale che apprendere i diversi saperi disciplinari”.
Inoltre, secondo la proposta di legge, empatia ed intelligenza emotiva servono anche per “migliorare il successo formativo prevenendo analfabetismi funzionali, povertà educativa e dispersione scolastica”, fenomeno che in Italia risulta tristemente riguardare ben il circa 13% della popolazione.

A tal proposito il professor Giorgio Chiosso (insigne Pedagogista dell’Università di Torino) in un’intervista pubblicata sull’Avvenire.it il 25 Febbraio 2022 evidenzia quanto lo sviluppo delle competenze emotive sia essenziale nel contribuire alla riduzione dell’abbandono scolastico in quanto rappresentano proprio l’input motivazionale alla crescita personale e all’incremento del senso di autoefficacia e di autodeterminazione alla base del coinvolgimento nei processi di apprendimento. A sostegno di tale proposta di legge, Chiosso sostiene inoltre che:

“Le non cognitive skills non sono predeterminate, ma sono largamente flessibili e influenzabili dai comportamenti educativi degli adulti, dai genitori, dalla vita scolastica e anche dalle relazioni informali “alla pari”. Se lasciate a se stesse e non adeguatamente coltivate queste disposizioni o non si sviluppano – con la conseguenza di creare persone infelici e insoddisfatte per la loro, ad esempio, timidezza, incapacità di relazionarsi con gli altri, ecc. – oppure si sviluppano in forme distorte come accade nei casi di persone aggressive, intolleranti, asociali.
Molti casi di bullismo giovanile, per citare un solo esempio purtroppo sempre più frequente, dipendono proprio dalla inadeguata cura educativa di alcuni aspetti del carattere. Le potenziali buone risorse emotive che ciascuno di noi dispone in mancanza di qualcuno che le segua e le corregga si disperdono e purtroppo degenerano. È perciò molto importante l’azione congiunta tra genitori e insegnanti”
.

In Europa esistono già diversi metodi di insegnamento che integrano competenze cognitive e competenze emotive, come quello proposto già dal 1970 nelle scuole svedesi dove è in programma “l’ora di empatia” (Klassens tid): uno spazio dove i ragazzi e le ragazze possono apprendere, sviluppare ed esercitare il pensiero critico e la cooperazione, nonché il riconoscimento e la gestione delle emozioni e dei conflitti. Ci auguriamo di prenderne esempio al più presto anche in Italia!

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