Domande Frequenti dei Psicologi

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Cos'è Psicologia in Tribunale?

Il Portale di Psicologia in Tribunale nasce con l’idea di salvaguardare l’utenza attraverso una Rete di selezionati consulenti tecnici, che oltre ad operare come CTU/Periti,  rivestono anche il ruolo di CTP, e, al contempo, di contribuire ad innalzare gli standard etici, e professionali della psicologia giuridica, condividendo “buone prassi”

Come entrare a far parte della Rete di Psicologia in Tribunale?

Per entrare a far parte della Rete dei Professionisti di Psicologia in Tribunale è fondamentale possedere i seguenti requisiti: 

  • Iscrizione
      • all’Albo degli Psicologi Italiani
      • all’Albo dei Consulente Tecnici d’Ufficio e/o dei Periti (o di esserlo stato)
  • Esperienza professionale maturata, come può emergere dal curriculum formativo e/o scientifico, nell’ambito della Psicologia Giuridico Forense presso enti pubblici e privati
      • come CTU da almeno 5 anni
      • come CTP da almeno 5 anni
  • Non avere in corso provvedimenti ostativi o limitativi, di natura giudiziaria o ordinistica.
  • Condividere il Codice Etico ed aderirvi cliccando sul pulsante al fondo del modulo.
  • Inviare il proprio curriculum.

Nella sezione Rete del Portale è presente la procedura da seguire e il modulo da compilare.

Il Comitato Tecnico Scientifico valuterà la tua candidatura, e laddove risultasse in linea con i criteri di ammissione verrà accolta e, in tal caso, provvederemo a dartene comunicazione.

L’inserimento nella Rete dei Professionisti del Portale di Psicologia in Tribunale è subordinato al versamento di un contributo spese specifico annuale.

Che cos’è la Psicologia Giuridica?

La psicologia giuridica è una branca della psicologia che nei suoi ambiti applicativi si occupa, tra l’altro, di indagare fattori psicologici (vissuti emotivi, caratteristiche cognitive e di personalità) rilevanti ai fini giudiziari nelle persone coinvolte in procedimenti giuridici, sia nel caso in cui risultino coinvolti come autori che come vittime di reato. Questo lavoro, a cavallo tra le scienze psicologiche, quelle umane e del diritto, è determinante per chiarire situazioni complesse e nell’individuazione di possibili soluzioni.

Chi è lo Psicologo Giuridico?

Lo Psicologo Giuridico è uno Psicologo formato in Psicologia Giuridica e Psicodiagnostica Forense che può operare in ambito civile, penale e minorile. Svolge prevalentemente funzioni di consulente, per rispondere a quesiti legali di natura e finalità diverse, per il Tribunale civile, penale o minorile. Il suo lavoro, rivolto a singoli, famiglie, gruppi, organizzazioni, è finalizzato a garantire il benessere fisico e psicologico delle persone per le quali è richiesta la sua consulenza.

Sbocchi professionali dopo la formazione in Psicologia Giuridica

Lo specialista in Psicologia Giuridica può trovare impiego nei seguenti ambiti:

  • nell’attività libero professionale in ambito clinico-peritale come Consulente tecnico di ufficio (CTU) del Pubblico Ministero o Perito del Giudice, e come Consulente tecnico di parte (CTP) degli Avvocati. (art. 327 bis c.p.p.).
  • come Giudice Onorario presso il Tribunale dei Minorenni (art. 4 legge n° 1441 del 27.12.1956 e successive modifiche)
  • come Giudice Onorario presso la Corte di Appello del Tribunale dei Minorenni (art. 4 legge n°1441 del 27.12.1956 e successive modifiche).
  • come Perito presso il Tribunale dei Minorenni (art. 221, art. 225 e 232 c.p.p.)
  • come Esperto presso il Tribunale di Sorveglianza
  • come Collaboratore nei Centri per la Giustizia Minorile (art. 6 D.P.R. n° 448 per concorso pubblico)
  • come Collaboratore Ausiliario della Polizia Giudiziaria (se il Consulente è anche un Funzionario di Polizia Giudiziaria art. 225 e 232 c.p.p.)
  • come CTU o CTP in materia di separazione, divorzio e affidamento di minori, nella mediazione familiare, come Consulente tecnico in materia di adozione nazionale e internazionale
  • come Perito nelle cause di nullità matrimoniale presso il Tribunale Ecclesiastico
  • come Consulente nella valutazione dei danni di natura psichica ed esistenziale, nella valutazione dell’invalidità civile, per la concessione della patente e del porto d’armi

Chi è il Consulente Tecnico D'Ufficio (C.T.U.)?

Il Consulente Tecnico d’Ufficio (C.T.U. in ambito civile) e Perito (in ambito penale) è uno Psicologo Giuridico dotato di “speciale competenza” e “specchiata moralità“, iscritto ad un Albo, dei Consulenti o dei Periti, tenuto presso ogni Tribunale, che svolge attività peritali su nomina del giudice, allorquando questi ritenga necessario farsi assistere da un esperto – cosiddetto ausiliario – di sua fiducia per il compimento di singoli atti o per l’intero procedimento civile (Art. 61 c.p.c.: “Quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da uno o più consulenti di particolare competenza tecnica”).

Cos’è l’Albo dei C.T.U. e dei Periti?

Presso ogni Tribunale sono istituiti due Albi, uno dei Consulenti Tecnici per l’area civile, ed uno per i Periti per l’area penale, entrambi tenuti dal Presidente del Tribunale. Si tratta di un registro nel quale sono iscritti i nomi dei professionisti forniti di particolari competenze professionali e tecniche, alle quali il Giudice può affidare l’incarico di effettuare valutazioni tecniche utili ai fini del giudizio.

Tutte le decisioni relative all’ammissione all’Albo sono prese da un commissione presieduta da Presidente del Tribunale (a norma degli Artt. 13 e ss. disp. att. c.p.c.; artt. 66 e ss. disp. att. c.p.p. ndr), composta dal Procuratore della Repubblica, da un rappresentate dell’Ordine degli Avvocati e da un Professionista iscritto nell’Albo Professionale, designato dal Consiglio dell’Ordine o dal Collegio della categoria a cui appartiene chi richiede l’iscrizione.

Il Presidente del Tribunale esercita anche l’attività di vigilanza e può promuovere procedimenti disciplinari (avvertimento, sospensione dall’Albo per un tempo non superiore ad un anno, cancellazione dall’Albo ndr) nei casi in cui il Consulente non abbia compiutamente adempiuto agli obblighi derivanti dall’incarico assunto, o sia venuto meno ad una determinata condotta morale e professionale.

Può essere richiesta iscrizione all’Albo dei CTU o dei Periti solo in un Tribunale e specificatamente quello competente nel comune di residenza o del domicilio professionale.

Chi può richiedere l’iscrizione all'Albo dei Consulenti Tecnici d’Ufficio e/o dei Periti del Tribunale?

Possono essere iscritti agli Albi (civili e penali) del Tribunali tutti coloro che dimostrino di essere in possesso di “speciali competenze” tecniche e professionali in una determinata materia e di “specchiata moralità”. 

L’iscrizione negli Albi dei Consulenti Tecnici e dei Periti del Giudice può essere richiesta tramite domanda – una per ogni Albo – da presentarsi al Presidente del Tribunale nel quale si risiede o si ha il domicilio professionale.

Per i documenti da allegare e per il deposito della domanda di iscrizione si rimanda al sito del Tribunale competente per territorio in relazione al proprio luogo di residenza o di domicilio professionale.

In via generale, la domanda va presentata unitamente alla fotocopia del documento di identità e del codice fiscale; al curriculum vitae firmato con l’indicazione della propria mail/posta elettronica certificata; titoli e documenti vari per dimostrare la speciale competenza tecnica e l’esperienza professionale acquisita, casellario giudiziario per dimostrare una condotta morale specchiata. La domanda compilata si intenderà regolarizzata con l’apposizione di una marca da bollo da 16,00 euro.

In caso di accoglimento della domanda da parte della Commissione, la procedura di iscrizione andrà formalizzata con il pagamento dell’importo di 168,00 euro da effettuare mediante bollettino postale. Il mancato pagamento della tassa preclude l’effettiva iscrizione all’Albo dei consulenti.

Chi è il Consulente Tecnico di Parte (C.T.P.)?

Il Consulente Tecnico di Parte (C.T.P.) è uno Psicologo specificatamente formato in Psicologia  Giuridica che affianca e presta assistenza tecnica alla parte durante lo svolgimento di una consulenza o perizia.

Sia in ambito civile, nominato dal procuratore delle parti, attore o convenuto, sia in ambito penale, nominato dal pubblico ministero, dal difensore dell’imputato o dal rappresentante della persona offesa, l’esperto che assume il ruolo di consulente tecnico sarà sempre indicato come C.T.P..

La nomina di un C.T.P., in un procedimento civile o penale, non è obbligatoria, potendo lo stesso difensore partecipare alle operazioni peritali, ma costituisce una facoltà che viene conferita alla Parte che può rivestire un’importanza fondamentale grazie alla funzione di controllo tecnico che può esercitare sulle operazioni peritali, nonché di supporto psicologico durante le delicate indagini cliniche alle quali deve sottoporsi.

Cosa fa lo psicologo giuridico, in ambito minorile?

In qualità di Consulente Tecnico d’Ufficio (C.T.U.) o di Parte (C.T.P.), lo Psicologo Giuridico valuta l’esistenza di situazioni potenzialmente a rischio per il minore in casi di separazione, abbandono, affido e adozione, per quanto attiene all’Ambito Civile.

Nella sfera di pertinenza del Tribunale Penale, interviene nelle situazioni di maltrattamento, abuso o in merito alla capacità e attendibilità testimoniale del minore.

È possibile conferire il mandato di C.T.P. a chi segue il minore come terapeuta?

No. Lo Psicologo Giuridico e lo Psicoterapeuta sono due figure professionali distinte e con ruoli specifici. Lo Psicoterapeuta che segue un minore non può accettare l’incarico di CTP, violerebbe i dettati dell’art. 26 del Codice Deontologico.

Cosa s’intende per valutazione (ex)stragiudiziale?

La valutazione stragiudiziale viene richiesta allo Psicologo Giuridico dal cliente o dal suo avvocato per avvalorare la tesi difensiva, e viene svolta prima della causa vera e propria. Attraverso l’utilizzo di una metodologia scientificamente validata, lo Psicologo raccoglie dati e valuta, ad esempio, l’esistenza e l’entità del danno lamentato dal cliente, e se questo risponda ai requisiti giuridici e medico-legali

Posso accettare un incarico di CTP da un soggetto che è stato in trattamento psicologico/psicoterapico da me?

Buona prassi vorrebbe che il professionista che ha già all’attivo un pregresso rapporto professionale con la parte richiedente, si astenga dall’assumere incarico di consulenza tecnico di parte.

Posso prendere in psicoterapia un paziente per il quale precedentemente ho svolto una consulenza tecnica di parte?

No. A tutela della persona che chiede il nostro aiuto, è fondamentale garantire la terzietà del professionista, e quindi va declinato l’incarico, indirizzandolo a un altro collega.

In sede penale, può il difensore partecipare alle operazioni peritali quando l'indagine si svolge fuori udienza e in assenza del giudice, ad esempio nello studio privato del perito?

MASSIMA PENALE – LIMITI AL DIRITTO DEL DIFENSORE DI PARTECIPAZIONE FISICA ALLE OPERAZIONI PERITALI – NECESSITA’ DI PREVENTIVA RICHIESTA AL GIUDICE
Corte Cassazione penale n. 52604 del 4.10.2017
L’art. 230 c.p.p. autorizza espressamente la possibilità di partecipazione alle operazioni peritali che si svolgono fuori udienza per i consulenti tecnici nominati dalle parti ma non cita i difensori, cui invece veniva riconosciuto questo diritto dal testo dell’art. 304 bis del codice di procedura del 1930, che includeva la indubbia facoltà del difensore di presenziare “fisicamente” a tutte le operazione del perito nel corso delle quali poteva formulare a verbale istanze, osservazione e riserve.
L’attuale norma di cui all’ art. 230 c.p.p., se da un lato ha una sua ragionevolezza, perché complessi ed invasivi accertamenti medici possono ledere la dignità del periziando e la genuinità dell’acquisizione se compiuti magari davanti ad una numerosa platea di difensori estranei all’arte medica, oppure ingenerare problemi in caso di perizie che necessitano di interlocutori muniti di particolari abilitazioni amministrative (si pensi ad una particolare perizia in materia di esplosivi, o che debba svolgersi in quota, o in un fondale marino), dall’altro appare comprimere ingiustificatamente il diritto di difesa esercitato dall’avvocato che non può essere sostituito dalla mera presenza del consulente tecnico.
La Cassazione Penale per contemperare questi interessi, nella massima commentata ha stabilito il principio di diritto che per presenziare “fisicamente” alle operazioni peritali che si svolgano fuori udienza senza la presenza del giudice, il difensore lo potrà fare solamente se avrà preventivamente formulato una “precisa espressa richiesta al giudice” come già sancito dalla sentenza della Cass. Pen. Sez. VI n. 3523/09.
Sarà quindi compito del perito, in caso di autorizzazione rilasciata a verbale dal giudice al difensore in sede di conferimento dell’incarico o con apposito atto, stabilire come garantire la presenza dei difensori o quali autorizzazioni o modalità esecutive sarà necessario  adottare, anche richiedendo al giudice idonee istruzioni ex art. 228 co. 4 c.p.p..
Nel caso in cui l’avvocato difensore non si sia munito di alcuna autorizzazione, appare però legittimo il diniego del perito a consentire la sua presenza fisica nelle operazioni peritali che si svolgono nello studio medico, in sala operatoria o in altro luogo, se le condizioni del periziando o dell’ambiente di lavoro non lo consentano e se motivate da obiettive e legittime esigenze inerenti il corretto espletamento dell’incarico.

Sono alla mia prima CTU e/o Perizia devo presentare istanza di liquidazione, come posso fare il calcolo del mio onorario?

Ti invitiamo a visitare la pagina Tariffario e a prendere visione dell’articolo redatto dall’Avv. Roberto D’Amico per meglio comprendere le criticità ad oggi legate alla presentazione dell’istanza di liquidazione La liquidazione giudiziale del compenso al Consulente / Perito psicologo. Una questione irrisolta