Il Comitato Tecnico Scientifico di Psicologia in Tribunale ha inteso istituire un Codice Etico per gli Psicologi che sceglieranno di far parte della Rete.

Il Codice Etico, in linea con la mission del Portale, vuole marcare uno stile e fornire preziose indicazioni di metodologia della prassi, oltre che precise opzioni deontologiche e di etica professionale, allo scopo di aumentare la credibiità e la professionalità della categoria dei Consulenti Tecnici e dei Periti.

Lo Psicologo Giuridico Forense deve attenersi nell’esercizio della propria professione a norme di correttezza professionale tali da tutelare sia i diritti che i bisogni dei soggetti a cui presta la propria attività, che i rapporti con gli altri colleghi e professionisti dell’ambito giuridico.

Il Portale si ispira e segnala gli articoli e i passaggi più significativi di documenti nazionali e internazionali relativi alle norme etiche, deontologiche e alle “buone prassi”, riconosciute come prevalenti dalla letteratura  scientifica e professionale di riferimento e che dovrebbero guidare l’agire di ogni Psicologo Giuridico e Forense.

Si rinvia per i testi integrali di maggior rilievo sull’argomento alla pagina interna del Portale dedicata alle Norme e Procedure.

  • Articolo 3 del Codice Deontologico degli Psicologi:

“Lo psicologo considera suo dovere accrescere le conoscenze sul comportamento umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità.

In ogni ambito professionale opera per migliorare la capacità delle persone di comprendere se stessi e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed efficace.

Lo psicologo è consapevole della responsabilità sociale derivante dal fatto che, nell’esercizio professionale, può intervenire significativamente nella vita degli altri; pertanto deve prestare particolare attenzione ai fattori personali, sociali, organizzativi, finanziari e politici, al fine di evitare l’uso non appropriato della sua influenza, e non utilizza indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza dei committenti e degli utenti destinatari della sua prestazione professionale.

Lo psicologo è responsabile dei propri atti professionali e delle loro prevedibili dirette conseguenze.”

 

  • Articolo 5 del Codice Deontologico degli Psicologi:

“Lo psicologo è tenuto a mantenere un livello adeguato di preparazione e aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali opera. La violazione dell’obbligo di formazione continua, determina un illecito disciplinare che è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale. Riconosce i limiti della propria competenza e usa, pertanto solo strumenti teorico – pratici per i quali ha acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione. Lo psicologo impiega metodologie delle quali è in grado di indicare le fonti e riferimenti scientifici, e non suscita, nelle attese del cliente e/o utente, aspettative infondate.” 

 

  • Articolo 6 del Codice Deontologico degli Psicologi:

“Lo psicologo accetta unicamente condizioni di lavoro che non compromettano la sua autonomia professionale ed il rispetto delle norme del presente codice, e, in assenza di tali condizioni, informa il proprio Ordine. Lo psicologo salvaguarda la propria autonomia nella scelta dei metodi, delle tecniche e degli strumenti psicologici, nonché della loro utilizzazione; è perciò responsabile della loro applicazione ed uso, dei risultati, delle valutazioni ed interpretazioni che ne ricava. Nella collaborazione con professionisti di altre discipline esercita la piena autonomia professionale nel rispetto delle altrui competenze.”

 

  • Articolo 37 del Codice Deontologico degli Psicologi:

“Lo psicologo accetta il mandato professionale esclusivamente nei limiti delle proprie competenze. Qualora l’interesse del committente e/o del destinatario della prestazione richieda il ricorso ad altre specifiche competenze, lo psicologo propone la consulenza ovvero l’invio ad altro collega o ad altro professionista.”

 

  • Articolo 3 delle Linee Guida per lo psicologo Esperto in Psicologia Giuridica in ambito Civile e Penale dell’AIPG (Associazione Italiana di Psicologia Giuridica):

“Lo psicologo giuridico, vista la particolare autorità del giudicato cui contribuisce con la propria prestazione, mantiene un livello adeguato di preparazione professionale (art. 5 del Codice Deontologico degli Psicologi), di speciale competenza che non si esaurisce nel mero possesso del titolo abilitativo alla professione, ma si sostanzia nella concreta conoscenza teorica e pratica della disciplina (art. 3 del Protocollo d’Intesa tra il CNOP, Consiglio Nazionale degli Psicologi, il CSM, Consiglio Superiore della Magistratura, e il CNF, Consiglio Nazionale Forense); si aggiorna continuamente negli ambiti in cui opera, in particolare per quanto riguarda i contenuti della psicologia giuridica, della psicologia clinica e dell’età evolutiva (Cap. 6 L.G.A.M., Linee Guida per le perizie in caso di Abuso sui Minori  dell’Ordine degli Psicologi del Lazio). Non eroga prestazioni su argomenti in cui  non sia preparato e si adopera affinché i quesiti gli siano formulati in modo che egli possa correttamente rispondere  (Cap. 8 L.G.A.M., Linee Guida per le perizie in caso di Abuso sui Minori  dell’Ordine degli Psicologi del Lazio).”

 

  • La Guida sulle buone pratiche per la consulenza tecnica civile nell’Unione europea, della EGLE, European Guide for Legal Expertise, EEEI, ottobre 2015, Cap. VII, Sez. III, 7.18, in riferimento ai requisiti del consulente tecnico, recita:

1  Conoscenze e competenza nel settore di esercizio della consulenza

Il consulente deve avere le conoscenze necessarie e l’esperienza richieste nel settore di esercizio della sua consulenza. Deve mantenere le sue competenze attraverso la formazione continua.

2  Conoscenze e competenza pratica

Il consulente deve avere la capacità di comprendere l’incarico che gli affida il giudice o la parte che lo nomina, nonché di comunicare con il giudice e la parte riguardo l’incarico ed i relativi aspetti giuridici.
Il consulente deve anche avere la capacità di comunicare le sue conclusioni (oralmente e per iscritto) in una relazione ben argomentata e verificabile, comprensibile per il giudice e le parti. Competenze linguistiche e conoscenza del diritto e della procedura nei diversi sistemi giuridici costituiscono un valore aggiunto.

3 Etica e atteggiamento professionale

Il consulente deve agire in modo indipendente, imparziale e conforme alle norme stabilite nel codice di condotta etico e professionale.

4 Efficienza

Il consulente deve lavorare con efficienza e fornire la relazione richiesta rispettando i termini e il bilancio convenuti.

 

La sottoscrizione del presente Codice impegna lo Psicologo all’osservanza delle norme etiche e deontologiche succitate.

La delicatezza delle funzioni svolte dallo Psicologo Giuridico Forense impone di accertare con costanza che i requisiti di ingresso alla Rete valutati inizialmente permangano, ed anche di vigilare in ordine al rispetto delle norme di correttezza professionale, per tutto il periodo di adesione al Portale.

 

Approvato il 25 aprile 2020

Il Comitato Tecnico Scientifico